Letto per voi… “Nel nome del padre” di Nunzio Di Sarno

La Rubrica online “Piazza Navona” ha letto per voi Nel nome del padre, la nuova raccolta poetica di Nunzio Di Sarno (Eretica Edizioni). Un viaggio in versi alla (ri)scoperta di sé. Non perdete questo nuovo Incontro con l’Autore!

La trama

Nunzio Di Sarno, “Nel nome del padre” (Eretica Edizioni, 2026)

La raccolta poetica Nel nome del padre di Nunzio Di Sarno è un viaggio a ritroso che, però, è proiettato al futuro. Un ritorno alle proprie origini, al proprio passato con le gioie, i traumi e le ferite che gli appartengono, utile a comprendere meglio il proprio “io” attuale.  Un cammino di (auto)consapevolezza e (auto)determinazione che permette al poeta di scoprirsi e di scoprire la vita fuori e dentro di sé, nonché  l’essenza e l’importanza degli affetti a lui più cari e fondamentali.
Conoscere se stessi significa conoscere ciò che degli altri portiamo in noi, realizzando come e perché certe trasmissioni — e non altre — si siano fissate nella nostra coscienza.

Sul libro

La Rubrica online “Piazza Navona” è sempre lieta di ritrovare e di tornare a ospitare gli Autori che, nel tempo, si sono affezionati a questo spazio virtuale sentendosi come “a casa”. Per questo oggi siamo particolarmente felici di presentarvi e di raccontarvi di Nel nome del padre, l’ultima raccolta poetica di Nunzio Di Sarno pubblicata da Eretica Edizioni e inserita nella Collana “Quaderni di Poesia”.

Eretica Edizioni

Abbiamo incontrato lo stile poetico di Di Sarno presentando le sue opere Mu (Edizioni Oèdipus, 2020), Wu (Bertoni Editore, 2021) ed Ellenika (Eretica Edizioni, 2023)  in cui la sua costante è stata sempre quella di riportare nelle sue pagine non solo stati d’animo ma anche un misto di appunti, riflessioni e sguardi rivolti al mondo. In tal modo il Lettore compie il suo personale e intimo viaggio – andata e ritorno – attraverso le parole e gli occhi dell’Autore.

Con Nel nome del padre tali aspettative non sono affatto deluse. Anzi, Di Sarno – forse, per la prima volta – si spinge ben oltre e per i suoi versi inizia ad attingere da se stesso, dal suo intimo più profondo, dalla sua infanzia, dai suoi anni passati, dalla sua famiglia e dai suoi affetti più cari. Le foto in bianco e nero sbiadite dal tempo ma che profumano di storia e di famiglia raccolte nell’Appendice ne sono la bellissima dimostrazione.

Nunzio Di Sarno, “Nel nome del padre” (Eretica Edizioni, 2026)

Nelle oltre ottanta poesie che animano Nel nome del padre Di Sarno compie il suo viaggio a ritroso nel tempo ricordando e rivivendo, come anticipato dal titolo, il rapporto e il legame con il genitore. Così, come fosse una fionda, i suoi versi e il suo scavare nel passato prendono la rincorsa e la forza per proiettarlo come un proiettile nel futuro attraverso una solida presa di coscienza e a un forte processo di autodeterminazione.

Prendo atto che per prendere atto
Bisogna sanguinare per districare
E schiudere la cripta del non detto

Cesare Pavese ha scritto: Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola. Questo è proprio ciò fa Di Sarno attraverso i suoi versi. Il poeta, infatti, prende letteralmente in mano e per mano se stesso e tutto ciò che di più privato gli appartiene e lo vive, lo rivive guardando tutto ciò lo riguarda dritto negli occhi. È un percorso di autoconsapevolezza quello che Di Sarno compie con Nel nome del padre. Per questo non possono mancare i suoi riferimenti alla filosofia orientale, alla psicologia occidentale, alla meditazione e alle pratiche zen. In tal modo, Di Sarno – tra rigore e disciplina e tra parola ed emozione – trova il giusto “compromesso”, la giusta via per raccontare se stesso in italiano, dialetto napoletano e inglese (questa volta con le relative traduzioni nell’omonima sezione a termine della raccolta).

Nunzio Di Sarno, “Nel nome del padre” (Eretica Edizioni, 2026)

Ancora una volta ci troviamo a complimentarci con Di Sarno perché la sua poetica, come già accennato, non tradisce e non si tradisce. Infatti, pur rimanendo (giustamente!) ben saldamente ancorato al suo stile e alla sua scrittura armonica non si altera né si snatura quando va a toccare e a scavare in quel profondo che potrebbe rivelarsi una trappola. Non cerca né desidera strade facili Di Sarno. Guarda se stesso con partecipazione ma anche con obiettivo distacco per non lasciarsi, forse, travolgere dalle sue stesse emozioni che, però, riescono comunque ad andare oltre al foglio e fino al lettore. Grato, profondamente grato a chi e a ciò che è stato prima di lui. E che, comunque, attraverso di lui, continuerà ad essere.

Voi che avete dato il pane
A noi che siamo venuti
Un tetto e tempo necessari
Per maturare conoscenza

A voi mi prostro perché
Senza di voi io non sarei

Ed è con voi riscattati
Dai nostri stessi mali
Che solo potrò essere

Incontro con l’Autore

Il poeta Nunzio Di Sarno (Per gentile concessione di Nunzio Di Sarno)

Come nasce la raccolta poetica Nel nome del padre?

A marzo del 2021 è venuto a mancare mio padre, dopo una lunga malattia, traumatica per lui e per tutto il nucleo familiare, dall’inizio alla fine. Noi figli già lontani, per via del Covid lo abbiamo visto per l’ultima volta dalla finestra della casa di famiglia, mentre i becchini lo mettevano nella bara; mia madre e il badante Sebastiano, infetti pure loro, isolati e sofferenti, hanno vissuto giorni duri d’angoscia, senza sapere quale fosse la cosa migliore da fare, né cosa sperare, in quell’annus horribilis, che sembra ormai lontano secoli. Non ricordo esattamente se nelle settimane o nei mesi precedenti avessi messo giù degli appunti, ma di sicuro, dopo i pianti poco prima, durante e dopo la morte, cominciai a scrivere molto naturalmente, dando una forma a ciò che mi si muoveva dentro. Scrissi “Eterna benedizione” in mezz’ora, in modo automatico e fu pubblicata nel giorno di Pasqua dello stesso anno su varie riviste. In seguito però decisi di fermarmi, perché sommerso da tutti gli stati emotivi, che caratterizzano un lutto primario. Se da un lato mi si affastellavano immagini di continuo, che mi costringevo quasi a fissare per paura di perdere, dall’altro decisi che sarebbe stato saggio sospendere la scrittura, per far decantare il tutto e dare spazio alle già complesse e ambivalenti altalene emotive della perdita.

Nunzio Di Sarno, “Nel nome del padre” (Eretica Edizioni, 2026)

A cosa è dovuta la scelta del titolo della sua opera?

1 – Intorno ai trent’anni ho sentito un moto interiore connesso ad una rabbia, tenuta repressa nei primissimi anni, che mi spingeva a fare giustizia di quanto subìto più o meno direttamente, andando pure molto in là nel passato, a quello che non ho visto né toccato, ma in altro modo mi è arrivato. Fare giustizia in nome del padre e dei padri. Contattata, quella spinta si è poi pian piano trasformata in altro.

2 – Nel cristianesimo, “Nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo” sancisce l’identità tra padre e figlio, che dà potere e fede nell’azione di quest’ultimo. La trinità conserva aspetti di identificazione (trovare l’altro in noi) e di relazione, se si pensa allo Spirito santo e alla divinità una e trina, che in altra forma sono presenti anche nella fase evolutiva degli esseri umani, in cui l’identificazione proiettiva, insieme ad altre difese primarie, caratterizzano il passaggio da relazioni simbiotiche verso relazioni sempre più differenziate. Nel caso del padre, l’identificazione apre anche alla sostituzione da parte del figlio, secondo il complesso edipico di freudiana memoria.

Nunzio Di Sarno, “Nel nome del padre” (Eretica Edizioni, 2026)

3 – Secondo Lacan, il nome del padre non corrisponde al padre reale, ma piuttosto ad una funzione paterna trascendentale (l’Altro dell’Altro), attraverso la quale il soggetto può accedere alla funzione simbolica, che gli permette di dare un senso alla realtà. Nel nome del padre, il figlio può diventare soggetto d’esperienza, costruendo una trama significante.

Opera dopo opera, la sua poesia diventa sempre più intima e personale. In che modo si è misurato con i versi dedicati ai suoi affetti e al suo ambito familiare?

I versi sono la naturale conseguenza di una ricerca interiore, che si è avvalsa e si avvale degli strumenti che ho citato spesso, anche prima di quest’ultima raccolta: pratiche psicologiche, psicofisiche, meditative e artistiche.

Nunzio Di Sarno, “Nel nome del padre” (Eretica Edizioni, 2026)

Quale tipo di “viaggio” ha compiuto per la scrittura dei suoi versi?

Il lutto del padre, a cui si affiancano altri lutti, visti come mancanze da integrare. Il viaggio si fonda sulla sperimentazione di tutto ciò che emerge, attraverso la relazione, avvalendosi degli strumenti citati sopra.  

Nella sua prefazione Ciamcitse Ramshin ha scritto che Nel nome del padre è il resoconto di un viaggio di individuazione. Può spiegarci il significato di questa affermazione?

Partendo da Jung, l’individuazione può essere vista come un equilibrio sempre maggiore tra conscio e inconscio, così che l’Ombra (tutto ciò che di negativo reprimiamo o proiettiamo sull’altro) sia sempre più integrata e ci sia un avvicinamento tra io e Sé. Questo movimento è parimenti influenzato dal graduale bilanciamento tra maschile e femminile (Jung parlava di animus e anima a seconda dei sessi), che apre a realizzazioni, che hanno non pochi punti in comune con quelle di certe pratiche spirituali, nonostante i diversi impianti filosofici di riferimento. In altre parole, l’individuazione corrisponderebbe ad una rinascita in vita, trovando il proprio posto nel mondo, come unicum integrato, per niente isolato.

Nunzio Di Sarno, “Nel nome del padre” (Eretica Edizioni, 2026)

Qual è stato il verso o il componimento più difficile da riportare su carta? E perché?

Non c’è un componimento in particolare. Potrei dire che ci sono stati momenti in cui scrivere è stato molto doloroso. Credo di aver attraversato tutta la gamma emotiva, con una forte intensità. La prima poesia della raccolta (riportata in copertina) è stata l’ultima ad essere scritta, circondato dalle foto in bianco e nero di nonni e vecchi parenti. Appena mi resi conto che era finita, piansi.

Italiano, inglese e dialetto napoletano: in quale lingua sente di esprimere al meglio il suo sentire e la sua poetica?

Uso spesso queste tre lingue in modo alternato, a volte anche all’interno della stessa poesia. Ognuna mi dà diverse possibilità espressive e connota in modo differente i versi, con metrica, suoni e sensi specifici. Per cui non ce n’è una migliore di un’altra, piuttosto un’immagine riesce a prendere forma in una specifica lingua in modo intuitivo e senza nessuna premeditazione, perché è quella che naturalmente le si adatta.

Nunzio Di Sarno, “Nel nome del padre” (Eretica Edizioni, 2026)

La psicologia, le pratiche psicofisiche orientali, la meditazione, la filosofia come e quanto le sono state di aiuto nella realizzazione della sua raccolta poetica?

Lo sono state come nelle altre raccolte, semplicemente perché mi sono mosso alla ricerca e alla sperimentazione e allo studio di tali discipline da giovane, soprattutto poi dopo i 30, con uno lavoro più sistematico sia in ambito psicologico, con formazione e training, sia in quello del Vajrayana. Mi hanno dato e mi danno la possibilità di lavorare su aspetti cognitivi, emotivi, psicologici e corporei profondi a più livelli e in modo diverso e complementare.

Come è accaduto nelle sue precedenti opere, numerosi sono i riferimenti musicali e letterari inseriti nei suoi versi. Da Cobain a Kerouac passando per Baudelaire. Questa volta cosa ha suggerito tali scelte?

Nunzio Di Sarno, “Nel nome del padre” (Eretica Edizioni, 2026)

I nomi che lei cita si ritrovano tra gli altri in una poesia dal titolo Misfits (disadattati). Se quasi tutti, da adolescenti, possono sentirsi fuori posto per via della fase evolutiva, questo sentimento persiste in chi non si adatta neanche dopo, perché non vuole ripetere ciò che c’era prima e non essendo conforme diventa un problema. Non c’è una volontà consapevole in questo movimento, ma un sentire inalienabile, che trascende legami di sangue e di comunità. Gli artisti citati nella poesia, per rispecchiamento e risonanza, diventano fratelli su un sentiero non tracciato e un riparo quando ci si sente tagliati fuori, al di là delle ragioni.

Tra i riferimenti più importanti per la presente raccolta non posso non citare Kaddish, che Ginsberg scrisse per la morte della madre. Nonostante la forte differenza che c’è tra il mio verso asciutto e breve e il suo, rimane lo stesso metodo condiviso, da lui tracciato più di mezzo secolo fa, esplicitandolo nel parlare dell’opera di Burroughs:

Il metodo dev’essere purissima carne
e non condimento simbolico,
visioni reali & prigioni reali
viste allora e ora.
Prigioni e visioni presentate
con rare descrizioni
corrispondenze esatte a quelle
di Alcatraz e Rosa.
Un pasto nudo è naturale per noi,
noi mangiamo sandwich di realtà.
Ma le allegorie sono tali lattughe.
Non nascondere la follia.

Nunzio Di Sarno, “Nel nome del padre” (Eretica Edizioni, 2026)

Neanche è un caso che in apertura della raccolta ci sia una sua citazione e in chiusura un qr code, che collega a un video, in cui canto il suo Father Death Blues.

Quali sono i suoi prossimi impegni editoriali?

Ci sono tre raccolte già terminate, di cui una con un taglio quasi totalmente politico e l’altra incentrata sulle pratiche di meditazione tibetana, che spero possano interessare a qualche editore di settore.

 

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