“Roundabout”, il nuovo album di Giulio Scaramella tra jazz e improvvisazione

La Rubrica online “Piazza Navona” vi presenta Roundabout, il nuovo album di Giulio Scaramella prodotto da nusica.org. Una vera e propria giostra musicale. E non perdete l’Incontro d’Arte con Giulio Scaramella!

Giulio Scaramella, “Roundabout” (nusica.org, 2026)

Il 13 marzo è uscito Roundabout il secondo album da leader del pianista e compositore goriziano Giulio Scaramella. Classe 1987, Scaramella vanta nella sua carriera musicale collaborazioni assai importanti come quelle con Fabrizio Bosso, Mauro Ottolini, Vanessa Tagliabue Yorke e Francesco Bearzatti.

Roundabout tradotto dall’inglese significa “giostra” e il nuovo progetto musicale di Scaramella  – condiviso con Jure Pukl (sax soprano, sax tenore), Alessio Zoratto (contrabbasso) e Luca Colussi (batteria) – è il risultato di brani ripresi, ritrovati, lasciati in sospeso che hanno assunto la loro forma e la loro melodia definitiva. Si tratta di un vortice sonoro che cresce per accumulo e si spegne di colpo proprio quando sembra rivelare la propria geometria. Per questo la chiave di ascolto e di lettura di questo album è la circolarità attraverso le armonie e i perfetti equilibri sonori che si ripetono, si completano e si alternano creando una continuità anche emotiva.

nusica.org

Tanti sono gli omaggi che Scaramella rivolge al suo mondo musicale e che sono diventati sue stesse fonti di ispirazione: il gospel e lo spiritual, Brahms, The Mozdok’s Train dell’Anouar Brahem Trio. E da qui la meravigliosa giostra di note e di emozioni prende vita.

Così, i nove brani che animano Roundabout realizzano un dialogo completo e compiuto tra jazz, improvvisazione pur mantenendo un rigore classico e la ricerca formale. I musicisti non tradiscono se stessi dando vita e corpo ad armonie esplorative e naturali, lì dove il pianoforte è spesso il protagonista con tutte le sue possibilità acustiche, sonore ed emozionali.

Incontro d’Arte con Giulio Scaramella

Il musicista e compositore Giulio Scaramella (Per gentile concessione di nusica.org)

Come è avvenuto il suo incontro con la musica?

Il mio incontro con la musica è avvenuto all’interno dell’ambiente famigliare; mio padre è un appassionato ascoltatore e musicista amatoriale. Fin da piccolo ho avuto a casa un pianoforte con cui giocare e una soffitta con qualche migliaio di CD divisi meticolosamente per genere musicale. Durante il periodo dell’adolescenza era un continuo risalire in quella soffitta per ridiscendere con quattro o cinque CD in mano; ho cominciato esplorando le sezioni “rock”, “classica”, “blues”, per poi scoprire poco più tardi (attorno ai 18 anni) la sezione “jazz”, genere a cui in seguito avrei scelto di dedicarmi.

Perché ha scelto di studiare e di dedicarsi al pianoforte?

Il musicista Alessio Zoratto (Per gentile concessione di nusica.org)

La scelta dello studio del pianoforte è stata quindi naturale, appunto avendo già a disposizione lo strumento a casa e un padre che si dilettava a suonarci le canzoni dei Beatles e di Burt Bacharach.

Quali sono le opere e i musicisti che hanno formato e influenzato il suo percorso artistico?

Il mio percorso artistico ha come principale influenza gli studi di pianoforte classico a cui mi sono dedicato fino all’età di circa 22 anni; il primo approccio con l’improvvisazione è invece arrivato da un altro strumento, ovvero la chitarra elettrica, che ho suonato da autodidatta a partire dai 13 anni, passando pomeriggi a suonare “ad orecchio” dietro ai dischi di Eric Clapton e Jimi Hendrix. Poi l’incontro con il jazz attraverso un disco di John Scofield, “Uberjam” (2002); ricordo nitidamente che provai ad improvvisare dietro a quel disco ad orecchio, come ero solito fare, ma non prendevo una nota! Da lì la curiosità per un linguaggio diverso da quelli a cui ero abituato, armonicamente più complesso e misterioso.

Come è nato il progetto musicale di Roundabout?

Se devo pensare ai musicisti che mi hanno maggiormente influenzato, mi vengono in mente Schumann, Ravel e Scriabin per quanto riguarda il mondo classico, mentre Bill Evans, Fred Hersch e Brad Mehldau per il mondo jazzistico.

Giulio Scaramella, “Roundabout” (nusica.org, 2026)

In che modo è riuscito a trovare il giusto equilibro tra composizione e improvvisazione?

Roundabout originariamente nasce dall’idea di registrare un disco in piano solo; lo scorso anno, sfogliando vecchie cartelle sul computer, ho trovato alcuni brani ed arrangiamenti scritti diversi anni fa e mai pubblicati, o perché non mi convincevano del tutto, o perché probabilmente all’epoca non avevo la maturità necessaria per suonarli come avrei voluto. Nello stesso periodo ho fatto la conoscenza di Jure Pukl, fantastico sassofonista sloveno vissuto per diversi anni a New York e rientrato da poco a Lubiana, e ho pensato di invitarlo a suonare alcuni brani del disco. Con Jure l’intesa musicale è stata pressoché immediata; nel giro di un paio di prove è riuscito a cogliere perfettamente l’atmosfera dei brani e a proporre il suo contributo personale senza snaturarne l’identità. Assieme ad alcuni brani in piano solo e in duo, ho sentito la necessità di inserire nel disco una ritmica in un paio di situazioni e mi sono rivolto a Alessio Zoratto e Luca Colussi, due grandi musicisti e amici con cui condivido molta musica da parecchio tempo. 

Tra le tracce che compongono Roundabout a quale sente di essere più legato? E perché?

Uno dei brani a mio parere più riusciti e rappresentativi del disco, “Bedtime”, sintetizza bene le differenti sonorità che avevo in mente per Roundabout: ad una prima sezione contrappuntistica e dal sapore classico affidata al duo pianoforte/sassofono soprano segue una lunga coda liberamente improvvisata che vede l’intervento di tutta la band. È un brano a cui sono particolarmente legato perché concilia le mie influenze derivanti dalla musica classica (in questo caso in particolare del periodo barocco) con la passione per la musica improvvisata.

Il musicista Luca Colussi (Ph. Luca Valenta/Phocus Agency)

Come è stato il lavoro con i suoi colleghi Jure Pukl (sax soprano, sax tenore), Alessio Zoratto (contrabbasso) e Luca Colussi (batteria) che hanno condiviso con lei questo viaggio musicale?

Per quanto riguarda il rapporto fra composizione ed improvvisazione, nei brani spesso si trova un contrasto netto fra intere melodie puntualmente arrangiate e sezioni improvvisate libere e senza una struttura armonica definita; accade in particolare modo nella rilettura di Meine Lieder di Brahms, suonato nota per nota come da partitura ma con un dialogo centrale spontaneo fra sassofono e pianoforte. In generale, quando scrivo, tendo ad evitare la classica forma del jazz in cui si improvvisa su un “chorus” strutturalmente identico all’esposizione tematica; trovo più congeniale lasciare degli spazi all’interno dei quali il solista possa muoversi in modo più libero e a volte distante dalle sonorità di partenza.

La sua musica da chi o cosa tra ispirazione?

Il musicista Jure Pukl (Per gentile concessione di nusica.org)

Le fonti di ispirazione per la musica di Roundabout sono piuttosto varie e ciò dipende anche dal fatto che i brani sono stati scritti in periodi molto lontani fra loro; alcuni (“Fotografia” e la stessa titletrack “Roundabout”) sono stati composti di recente proprio in vista del disco ed altri (ad esempio “Bedtime” e “Può Succedere”) risalgono a parecchi anni prima. Tutto può partire da un particolare stato d’animo, da un’immagine, dall’ascolto di un autore in particolare, o anche molto più semplicemente dal desiderio stesso di scrivere musica; il momento migliore è al mattino presto, quando le orecchie sono riposate e ogni suono appare più fresco.

Come descriverebbe le atmosfere di Roundabout?

Giulio Scaramella, “Roundabout” (nusica.org, 2026)

Le atmosfere di Roundabout richiamano marcatamente il mondo della musica classica ed impressionista, con una particolare attenzione alla ricerca timbrica; la scelta di includere un organico molto variabile (dal solo piano, al duo, al quartetto) è dovuta al desiderio di creare un suono eterogeneo che possa spaziare dal pianissimo al fortissimo, in un certo senso ciò che accade con l’orchestra sinfonica. L’idea della circolarità (da cui il titolo dell’album) è presente, anche se non sempre evidente, in buona parte del lavoro; la si ritrova nelle strutture armoniche, nell’architettura dei temi, negli ostinati ritmici.

Quali sono i suoi prossimi impegni e progetti musicali?

Per quanto riguarda i prossimi progetti musicali, accanto al lavoro come sideman in diverse situazioni, sto lavorando alla composizione e all’arrangiamento del prossimo disco che verrà registrato in quartetto nella prima metà del 2027; nei prossimi mesi inoltre mi esibirò come solista assieme alla Trieste Early Jazz Orchestra in una serie di concerti dedicati alla musica di Gershwin eseguendo, fra le altre cose, la celebre Rapsodia in Blue per pianoforte e orchestra.

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