“The Art of Leaving Blankness”, l’album d’esordio del Giacomo Ganzerli Trio

La Rubrica online “Piazza Navona” vi presenta The Art of Leaving Blankness, l’album d’esordio del Giacomo Ganzerli Trio: dove jazz, silenzi e pause diventano pura armonia. Non perdete l’Incontro d’Arte con Giacomo Ganzerli!

Giacomo Ganzerli Trio, The Art of Leaving Blankness (nusica.org, 2026)

Lo scorso 18 gennaio è uscito, per l’etichetta musicale nusica.org, The Art of Leaving Blankness l’album d’esordio del Giacomo Ganzerli Trio composto da Giacomo Ganzerli (batteria), Daniele Nasi (sassofono tenore) e Michele Bonifati (chitarra).

Tale lavoro discografico ha origine dal concetto della pittura cinese del liúbái ovvero “lasciare vuoto”, inteso come lo spazio bianco che resta sul foglio lasciando a chi guarda la visione e la suggestione di ciò che resta al di fuori del proprio campo visivo (un paesaggio, un’immagine, una presenza…).

I tre musicisti, infatti, fanno proprio questa “arte di lasciare gli spazi vuoti” per realizzare questo primo album che sembra puntare quasi alla sottrazione. Silenzi e pause, così, hanno su di sé il compito di dire, comunicare e suggerire ciò che non viene detto. Questa scelta, però, non deve trarvi in inganno poiché totale e fondamentale è il coinvolgimento dell’ascoltatore il quale, servendosi della propria sensibilità, può riempire ciò che non viene detto. In tal modo ogni ascolto delle otto tracce che animano The Art of Leaving Blankness diviene unico e irripetibile e in perfetta armonia con il jazz contemporaneo che gli fa da sostegno.

Incontro con Giacomo Ganzerli

Giacomo Ganzerli Trio

Come si forma il Giacomo Ganzerli Trio?

Il Giacomo Ganzerli Trio nasce nel 2024, in un momento di passaggio importante del mio percorso artistico, dopo la chiusura di un capitolo significativo legato a un altro progetto musicale. Ho sentito il bisogno di creare una formazione stabile che mettesse al centro la mia scrittura e una ricerca sonora personale. La scelta di una formazione bassless è stata naturale: mi interessava lavorare su un equilibrio più aperto, dove ritmo, melodia e spazio potessero dialogare liberamente e ridefinirsi continuamente.

Come nasce il progetto musicale The Art of Leaving Blankness?

Il progetto nasce dopo due anni di ricerca personale dedicata all’elettronica applicata alla batteria. In questo periodo ho lavorato molto su drum machine, sequencer e pad elettronici, cercando di integrarli in modo organico con gli strumenti acustici. The Art of Leaving Blankness è il risultato di questo percorso: un progetto che unisce scrittura, improvvisazione e ricerca timbrica, preferendo spesso sottrarre piuttosto che aggiungere.

Giacomo Ganzerli Trio

The Art of Leaving Blankness in italiano si traduce con “l’arte di lasciare spazi vuoti”. Ecco, a cosa è dovuta la scelta di questo titolo? E come si unisce alla vostra musica?

Il titolo è ispirato al concetto cinese 留⽩ (Liúbái), che nella pittura tradizionale indica l’arte di “lasciare vuoto”: uno spazio bianco che non è assenza, ma parte attiva dell’opera. Trasportare questo concetto in musica significa per me dare valore ai silenzi, alle pause, a ciò che non viene suonato ma che continua a comunicare. È un’idea che attraversa tutto il disco, dalla scrittura alla scelta dei suoni.

Cosa vorrebbe che arrivasse al pubblico?

Mi piacerebbe che arrivasse l’onestà di questo lavoro. È un disco molto personale, che non cerca di impressionare ma di creare un dialogo. Vorrei che arrivasse l’idea di una musica che non impone un significato, ma invita all’ascolto e all’immaginazione.

Come descriverebbe la sua musica con il Trio?

Giacomo Ganzerli Trio

La descriverei come un jazz contemporaneo che vive di interplay tra acustico ed elettronico, dove il suono è leggero, mobile e mai completamente ancorato a terra. È una musica essenziale, fatta di dettagli, silenzi e scambi continui di ruolo tra melodia, ritmo e tessiture.

Da cosa o chi trae ha tratto ispirazione per i brani dell’album?

I brani nascono da esperienze personali: persone che mi mancano, luoghi che porto dentro, relazioni vissute a distanza, ricordi familiari, libri e viaggi. Alcuni pezzi sono direttamente legati a immagini molto precise, come le strade di Lisbona o una relazione lontana, altri a suggestioni letterarie o emotive. In particolare, l’esperienza in Cina e a Shanghai ha avuto un ruolo importante nell’immaginario del disco, sia a livello sonoro che concettuale.

Come ha trovato l’equilibrio tra acustico ed elettronico?

Giacomo Ganzerli Trio

L’elettronica, per me, non è un abbellimento ma una parte della scrittura. Drum machine e sequencer convivono con la batteria, mentre la chitarra lavora molto su effetti e texture sonore. L’assenza del basso rende il terreno più instabile e mobile, coerente con i temi di distanza e sospensione che attraversano il disco.

Tra le otto tracce, ce ne sono alcune a cui è più legato?

Ogni brano ha un legame personale diverso. The Comet, ad esempio, è il primo pezzo che ho scritto ed è nato da una relazione vissuta a distanza; Bairro Alto è legato a Lisbona e al suo ritmo particolare; Nasten’ka dialoga con Le notti bianche di Dostoevskij. Sono tutti capitoli di uno stesso racconto, ma con origini emotive molto diverse.

Quali musicisti o brani hanno influenzato il suo modo di fare musica?

Mark Guiliana è stato un riferimento importante per l’approccio alla batteria e alla costruzione dei progetti. A livello compositivo mi sento vicino ai paesaggi melodici di Jakob Bro e alla profondità armonica di Shai Maestro. Per la dimensione più atmosferica e sperimentale, mi hanno influenzato artisti come Arve Henriksen e compositori/sound designer come Ben Frost.

Giacomo Ganzerli Trio

Qual è il brano che avrebbe voluto scrivere?

Probabilmente quei brani che sembrano inevitabili, capaci di dire moltissimo con pochissimo materiale e di lasciare spazio a chi ascolta. Mi affascinano le composizioni che funzionano proprio grazie alla loro semplicità e alla loro sincerità. Un esempio per me è “Song to an Old Friend” di Jakob Bro: un brano che arriva dritto al punto, senza mediazioni, quasi inequivocabile nella sua chiarezza emotiva.

Dove è possibile ascoltarla e acquistare The Art of Leaving Blankness?

L’album sarà disponibile dal 18 gennaio 2026 sulle principali piattaforme digitali e in formato fisico tramite l’etichetta nusica.org. Per quanto riguarda il tour di presentazione, nel corso del 2026 il trio sarà in concerto nei club delle principali città italiane e in diversi Paesi europei, tra cui Germania, Austria, Spagna, Inghilterra e Irlanda, con ulteriori tappe internazionali previste.

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