La Rubrica online “Piazza Navona” ha letto per voi Aureole e tigri dal mondo queer di Franco Buffoni (Il ramo e la foglia). Un testo che restituisce dignità letteraria e umana a uomini e donne cui è stato imposto di nascondere la propria natura. E non perdete l’Incontro con l’Autore!
La trama

Dal IV secolo d.C. ai giorni nostri. Da Sergio e Bacco, due giovani ufficiali in servizio presso la corte romana, al padre del chirurgo torinese che, nel 2016, non accettando l’omosessualità del proprio figlio ha preferito assoldare un sicario (fortunatamente con un cuore e una mente grandi) per spezzargli le mani. Nel mezzo incontriamo Oscar Wilde, Virginia Woolf, Giacomo Leopardi, Chopin, Pier Paolo Pasolini… Così, Franco Buffoni nel suo Aureole e tigri dal mondo queer in un solo viaggio compie un triplice racconto: quello dell’altra letteratura considerata tale perché i suoi rappresentanti appartengono alla comunità LGBTQ+; quello di una società che cambia pur rimanendo, troppo spesso, radicata a credenze o mentalità ristrette; infine, quello del proprio ultracinquantennale impegno nello studio e nella restituzione di dignità, ascolto e importanza a donne e uomini (oltre il loro “essere intellettuali”) costretti a vivere nella menzogna tenendo ben nascosti la loro essenza e i loro amori.
Sul libro

A ottobre 2025 Il ramo e la foglia edizioni pubblica nella collana “Racconti” Aureole e tigri dal mondo queer del poeta e saggista gallaratese Franco Buffoni.
Chiariamolo subito: questo libro è altro, è qualcosa che va oltre il racconto, è un saggio ricco di capitoli che narrano il nostro passato e la nostra contemporaneità tenendo come punto fermo la storia della Letteratura. Ma non solo. Franco Buffoni con passione, attenzione e generosità ci illustra l’importanza e l’impatto del mondo queer raccontando, attraverso dettagli importanti e la descrizioni di contesti culturali e sociali ben precisi, nella Letteratura. In tal modo, viene a crearsi un dialogo continuo tra Tempo e Parola, tra Persona e Intellettuale, tra Ignoranza e Realtà dei fatti. Perché capire e scegliere da quale parte stare, ancor più in questo particolare momento storico, è fondamentale. E ciò è possibile solo attraverso la curiosità e la conoscenza. La mente è come un paracadute, funziona solo quando è aperta questo ha affermato Albert Einstein ed è un pensiero senza tempo.

Per meglio intenderci riportiamo solo questo dato: è il 17 maggio 1990 quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità elimina l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali ritenendola “una variante normale degli orientamenti e dei comportamenti sessuali”. Ma fino ad allora cosa è accaduto? Cosa ne è stato di queste persone ritenute malate, folli e pericolose per la società? La vergogna, il disagio, la paura hanno fatto sì che l’omosessualità venisse nascosta e vissuta nell’ombra nascondendo amori, sentimenti e identità. Pensiamo alle umiliazioni e ai processi cui sono stati sottoposti Oscar Wilde, Piero Paolo Pasolini o all’inglese Alan Turing, il genio che è riuscito a decifrare i codici segreti dei nazisti, che, arrestato nel 1952, ha preferito suicidarsi piuttosto che vivere nell’umiliazione della condanna alla castrazione chimica. Questi sono solo pochi esempi, è solo un fiocco di neve della punta di un iceberg che ancora fa fatica a sciogliersi. E i tempi sono cambiati negli ultimi settant’anni. Eppure la storia, seppur manifestandosi in modo diverso, sembra essere sempre la stessa.

Per questo il libro di Franco Buffoni oltre ad essere interessante, dettagliato, preciso, concreto e illuminante si rivela essere un testo indispensabile da leggere e comprendere. Aureole e tigri dal mondo queer deve essere considerato a tutti gli effetti non soltanto un libro di piacevolissima lettura fine a se stessa, ma a un vero e proprio strumento di conoscenza. Di ciò che siamo stati, di ciò che è stato fatto per permetterci oggi di scendere in piazza e gridare il diritto alla propria identità e di dare sostegno a chi questa libertà naturale è ancora negata.
Ci sono libri che raccontano e libri che restano. Ecco, Aureole e tigri dal mondo queer è uno di questi ultimi perché, portando alla luce ciò che è stato e non sappiamo di nomi e cognomi ben precisi… porta alla luce anche una parte di noi stessi spiegandoci di non essere i beceri sicari della vita e dei sentimenti altrui.
Scrive Buffoni nel suo testo:
La vita esiste e non significa: lo accettiamo per tutte le specie, ma siamo restii ad accettarlo per la nostra. Scrisse un genio due secoli fa: “Non io / Con tal vergogna scenderò sotterra”.
Incontro con l’Autore

Come è avvenuto il suo incontro con la scrittura?
Risale all’infanzia. A otto anni scrissi il primo racconto. Leggevo un libro alla settimana della bibliotechina scolastica e poi scrivevo un racconto mio.
Come nasce il progetto editoriale di Aureole e tigri dal mondo queer. Racconti di un’altra letteratura?
Il progetto editoriale nasce dall’interesse che Roberto Maggiani e Giuliano Brenna da decenni mostrano per la mia scrittura: dapprima con la Recherche, dove mi pubblicarono una raccolta di aforismi in poesia e la versione teatrale abrigée dell’Età dell’ansia di Auden. Adesso con le Edizioni Il ramo e la foglia.
A cosa è dovuta la scelta del titolo della sua opera?
La prima parte Aureole e tigri dal mondo queer è opera mia. La seconda “Racconti di un’altra letteratura” è un suggerimento (da me subito accolto) di Roberto&Giuliano. I due sostantivi che caratterizzano la prima parte appartengono a due dei racconti inclusi: il primo sulle aureole intrecciate dei santi-amanti Sergio e Bacco; la seconda sulle “tigri di zia Jennifer” nel racconto dedicato a Adrienne Rich, con quelle dita della zia sul telaio appesantite insopportabilmente della fede dello zio.

Quali ricerche ha svolto per la stesura del suo testo?
Ogni racconto ha una genesi sua propria: letture, studi, approfondimenti di ambito letterario sia italiano sia inglese. Molte curiosità che poi si sono rivelate feconde. Ma anche esperienze di vita vissuta ben sedimentate nella memoria. Certamente non ho avuto fretta, prendendo molti appunti nel corso degli anni, prima di trasformarli in racconti, raccogliendoli in modo organico e operando sul macrotesto.
Dall’idea alla fase di scrittura: qual è stato il momento più complesso? E perché?
Il momento più complesso è stato quello in cui ho deciso le esclusioni. Un libro riuscito è anche una questioni di ritmi, di misura e di equilibrio. Alcune narrazioni mi sono parse non più adatte e lo ho espunte. È come quando si ripulisce un giardino o un orto perché alcuni fiori e piante crescano meglio.
In questo particolare momento storico e sociale quanto è importante “rimettere le cose a posto” e conoscere, imparare, scoprire anche rivalutare – ove necessario – le anime culturali e intellettuali appartenenti al mondo queer?

Mai come in questi anni certe conquiste, ottenute negli scorsi decenni, vengono rimesse in discussione, certe legittimità contraddette, certi pregiudizi riproposti. Per chi ha coscienza storica e civile è il momento di agire con coraggio, senza timori. Personalmente ho fatto ricorso all’unico mezzo che mi sia congeniale: la scrittura. Pensando soprattutto alle nuove generazioni.
C’è qualche altro autore, artista, letterato, intellettuale che vorrebbe aggiungere al suo libro e far conoscere o ricordare al pubblico dei lettori?
Ve ne sono molti, che magari entreranno in un prossimo libro. Sempre tenendo presente misura, ritmo ed equilibrio. Scrivere per scrivere non basta. Occorre anche essere critici severi di sé stessi, dosando gli ingredienti. E soprattutto avendo chiaro l’obiettivo che si vuole conseguire.
Quali sono gli Autori e le opere che hanno formato e influenzato il suo essere lettore e scrittore?
Forse mi sono abituato troppo bene nell’età della crescita. Tra i diciassette e i venti-ventidue anni ebbi modo di leggere in originale Thomas Mann, Kafka, Proust, Musil, fino alla tesi che scrissi su Joyce. Poi è difficile scendere di livello e sentirsi soddisfatti. Ricordo che in quegli anni da Mann passai a leggere Hesse, e da Proust passai a Gide e a Cocteau. Così, per dirla in inglese, diventi “fastidious”, pretenzioso.

Quale vuole essere il messaggio del suo libro Aureole e tigri dal mondo queer?
Che occorre rispettare e accogliere le diversità per crescere interiormente. L’umano – se lo si approccia con rispetto e senza pregiudizi – può essere sempre fonte di apprendimento e arricchimento interiore.
È il 17 maggio 1990 quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità elimina dall’elenco delle malattie mentali l’omosessualità. Trentasei anni dopo, però, l’omosessualità è ancora oggetto di scherno, ingiurie e discriminazione. Secondo lei, cosa è necessario fare per educare il prossimo alla comprensione dell’uguaglianza di genere e al rispetto della natura umana?
Occorre educare i giovani sin da piccoli al rispetto degli altri (di tutti gli altri) e alla scoperta di sé stessi, attraverso riflessioni appropriate svincolate da dogmi obsoleti e da moralistiche rigidità. Il ricorso alla letteratura e al cinema, in questa ottica, può essere molto fruttuoso.
Quali sono i suoi prossimi progetti editoriali e professionali?
Nel 2025 Mondadori mi ha pubblicato l’ultimo libro di poesia La coda del pavone facendolo precedere dall’opera completa, dalla prima raccolta Nell’acqua degli occhi a Betelgeuse e altre poesie scientifiche. Ne è uscito un volume di oltre novecento pagine: Poesie 1975-2025. In questo momento mi sembra di avere esaurito quanto avevo da dire in poesia. Non escludo però che in futuro qualche nuovo progetto possa affacciarsi alla mente… Mentre in prosa vedo più vicina la possibilità di pubblicare un altro libro di racconti.
















