Letto per voi… “Le ore eterne dell’Attesa” di Leonardo Manetti

La Rubrica online “Piazza Navona” è felice di presentarvi Le ore eterne dell’Attesa, la raccolta poetica di Leonardo Manetti (Edizioni WE). Oltre quaranta componimenti che diventano un canto l’amore. E non perdete l’Incontro con l’Autore!

La trama

Leonardo Manetti, “Le ore eterne dell’Attesa” (Edizioni WE, 2025)

Le ore eterne dell’attesa di Leonardo Manetti è una raccolta poetica di otre quaranta componimenti che, privi di ogni artificio, trasudano di semplicità, genuinità. È la scoperta dell’amore raccontato in versi nonché il risultato di una intima e profonda ricerca che si compie grazie anche alle sorprese che la vita sa offrirci. È il racconto circolare di una vita che si avvicina all’amore vivendolo in ogni suo aspetto: dall’attesa al suo compimento. E, come fosse una giostra, il suo vorticoso movimento scandisce il ritmo della vita e dei sentimenti.

Sul libro

Nel 2025 Edizioni WE pubblica Le ore eterne dell’attesa, la raccolta poetica del fiorentino Leonardo Manetti. Si tratta di quarantaquattro componimenti suddivisi in tre sezioni –  Una vita che non è vita, I giorni dell’amore e Le ore eterne dell’attesa – che si susseguono come le note di una melodia, o meglio, di una sinfonia. I versi di Manetti creano un tempo musicale che sa passare dall’adagio al mosso passando per l’andante. È l’amore, infatti, a dettare e a scandire del tutto naturalmente questi ritmi. Manetti “semplicemente” cercando di domarli attraverso le sue parole (che fungono come note) vi si abbandona godendone e assaporandone ogni sfumatura.

Edizioni WE

(…) Tuona il mio cuore,
nasconde fragilità
cerca Amore.

Non è un caso che le tre sezioni di questa raccolta rappresentino altrettante fasi ben precise che il poeta ha sentito e vissuto in prima persona: quella di un sonnambulismo emotivo dove l’unica costante è l’abbraccio consolante della fredda solitudine;  quella di una ricerca e di un risveglio poetico in cui si accorge che l’amore è attesa ma si manifesta anche nelle “piccole cose”; infine, quella del compimento amoroso e della scoperta della forza dell’amore.

Leonardo Manetti, “Le ore eterne dell’Attesa” (Edizioni WE, 2025)

(…) Ma il sonno è un’illusione ormai passata
D’amore vero voglio morire,
oppure non superare la nottata.

Così, Le ore eterne dell’attesa diviene la manifestazione di un autentico percorso d’amore che il poeta compie dentro e fuori se stesso. Ed è proprio questa autenticità a caratterizzare i versi di Manetti. Un’autenticità che proviene dal suo amore per la terra, la natura, le radici non può non riversarsi anche nei sentimenti e nelle parole che questi – naturalmente, appunto – vanno a creare. Antonella Gramigna, giornalista e direttore di “The Gram Journal”, nella sua prefazione definisce Manetti un poeta contadino poiché la sua poesia non si nasconde dietro maschere, ma cammina a volto scoperto tra vigne, stagioni, memorie, affetti. È una poesia sincera, popolare nel senso più alto e nobile del termine: capace di arrivare a chiunque senza bisogno di artifici. Niente di più vero. La forza della poetica di Manetti risiede proprio in questo: nella sua genuinità, nella sua semplicità, nella sua autenticità. Parole e versi che fanno dell’amore – tanto della sua scoperta quanto della sua fine –  un’armonia, una musica e, quindi, un inno alla vita.

Leonardo Manetti, “Le ore eterne dell’Attesa” (Edizioni WE, 2025)

(…) Il tempo si ferma
e sogno il domani
pieno di abbracci
e voci sussurrate.

Si deve essere grati a poeti come Leonardi Manetti perché la loro forza è tutta racchiusa nel coraggio di vedere e vivere i propri sentimenti, di affrontarne ogni aspetto, di guardarli dritto negli occhi e scriverne ogni colore e anche il più impercettibile andamento. Persino le ore eterne dell’attesa, se ascoltate intensamente, sanno diventare musica e colonna sonora della vita.

Incontro con l’Autore

Come è avvenuto il suo incontro con la scrittura e, in particolar modo, con la poesia?

Il poeta Leonardo Manetti (Per gentile concessione di Leonardo Manetti)

Ho cominciato a scrivere nel periodo dell’adolescenza, quando ho cominciato a sentire il bisogno di  affidare le mie voci silenziose a un foglio bianco, poi le poesie sono rimaste chiuse nel cassetto per molto tempo fino a quando dopo un serie di eventi, ho preso maggiore fiducia in me stesso, ho trovato il coraggio per un’esposizione cosi forte come la poesia ci espone. In una poesia c’è molto di noi.

Come è nato il progetto editoriale di Le ore dell’Attesa?

Il libro anche se non è specificato racconta la mia vita, anche se uno lo può interpretare come vuole. La prima parte, quella più lunga nella realtà, di solitudine e in attesa dell’amore. Poi ho trovato l’amore ma per cause che non dipendevano da noi ci siamo dovuti allontanare per poi finalmente potersi riabbracciare e stare insieme.

La scelta del titolo della sua raccolta poetica a cosa è dovuto?

Le ore eterne dell’Attesa è un titolo evocativo. L’attesa è un tempo attivo di crescita. Nella raccolta si celebra la dedizione dell’aspettare come insegna la campagna con il susseguirsi delle stagioni e il ciclo delle produzioni. In un mondo che corre sempre più veloce c’è bisogno di ritrovare il valore dell’attesa.

Leonardo Manetti, “Le ore eterne dell’Attesa” (Edizioni WE, 2025)

Il suo amore per la terra, le radici, la solidità dei sentimenti quanto hanno influenzato la sua poetica?

Mi divido tra il lavoro nella mia azienda agricola dove coltivo viti, olivi e giaggiolo e la passione per la poesia.  La semplicità e genuinità dei valori del mondo contadino che la mia famiglia ha saputo trasmettermi mi hanno incoraggiato a scrivere e dei posti belli come la mia terra hanno aiutato le parole ad uscire spontaneamente, spesso dove c’è poesia esiste una simbiosi uomo e natura. Il mio sogno era semplice, fare vino e fare poesia. Ho sempre lavorato nell’azienda di famiglia, non vedevo l’ora di tornare a casa dopo la scuola per partecipare alla vendemmia! Attendevo l’arrivo dell’estate per poter andare a lavorare in vigna. Quando fai il vino a settembre, la vinificazione cioè il mosto che diventa vino grazie agli zuccheri e ai lieviti, non è poesia?

Quali sono le opere e gli Autori che hanno formato e influenzato il suo essere poeta e lettore?

Leonardo Manetti, “Le ore eterne dell’Attesa” (Edizioni WE, 2025)

Il mio poeta preferito è sicuramente Pablo Neruda, per la sua forma poetica che va dal realismo al surrealismo, con una metrica semplice di versi liberi e ricchi di sentimenti. Il suo argomento principale resta sempre l’amore ma parla di tutto e fa anche tante critiche. Voglio però parlare anche di Cesare Pavese, perché a Neruda mi ispiro per la forma poetica ma leggere Pavese e il suo amore per la sua terra, come il mio per la mia terra, mi trasmette sempre delle bellissime sensazioni e grandi emozioni. Se devo scegliere una raccolta di poesie scelgo Lavorare Stanca di Cesare Pavese.

È curatore e creatore del blog Chianti Poesia e ideatore, assieme a Claudia Cavaliere, del progetto culturale Quando la poesia incontra la pittura. Cosa può raccontarci di questo suo duplice impegno di condivisione poetica e artistica?

Sia il blog che la mostra sono progetti culturali di qualche anno fa. Io ho sempre creduto nell’interazione delle arti come la ricerca dell’opera d’arte totale. E poi la poesia per me non è solo parole in versi ma è poesia il processo di trasformazione che dal grano porta al pane e alla pasta o dal latte ai formaggi, la fermentazione alcolica che avviene nel mosto di uve, il miele che viene prodotto dalle api, e cosi via.  

Tra le poesie contenute in Le ore dell’Attesa a quale sente di essere più legato? E perché?

Leonardo Manetti, “Le ore eterne dell’Attesa” (Edizioni WE, 2025)

SOGNO
Tracce di nuvole:
pecorelle disincantate
con sogni lontani
e desideri nascosti.
Tu sei polvere bianca
spruzzata fine
e caduta dall’alto,
fiocchi sparati dal cielo.
Improvvisa, sei estasi
che rapisce la mente.
Scesa per caso,
ora sei essenziale.
In balia della corrente
ci rifugiamo sull’isola
dove le danze sono reali
e le voci vere.

In questa poesia si celebra l’amore romantico, arrivato per caso ma poi non ne puoi fare a meno.

Leonardo Manetti, “Le ore eterne dell’Attesa” (Edizioni WE, 2025)

Come definirebbe il suo stile poetico?

Per me la poesia è prima di tutto libertà e innovazione, questo minore legame alle regole classiche di oggi secondo me permette di regalare componimenti più vicini alla verità, alla natura e al cuore delle persone. I miei componimenti senza rime e apparentemente senza metrica, in realtà seguono una disciplina che varia in funzione di quello che voglio trasmettere. Oggi le poesie sono diverse dal passato ma non potrebbe essere altrimenti se si pensa che tutto è cambiato, dagli strumenti di lavoro, ai mezzi di locomozione, agli abiti fino ad arrivare ai modi di vivere. Io cerco di scrivere dei versi che raccontano la vita vera con lo stesso stupore e innocenza di quando siamo bambini, cercando di risvegliare quel fondo fanciullesco che tutti gli uomini dovrebbero mantenere qualunque siano le loro cariche.

Quale vuole essere il messaggio della sua poesia?

Leonardo Manetti, “Le ore eterne dell’Attesa” (Edizioni WE, 2025)

Il tema centrale di tutte le mie poesie è l’Amore, l’amore in tutte le sue sfumature e dimensioni. Mi piacerebbe attraverso i miei libri trasmettere un messaggio di Amore, attraverso la diffusione della cultura dell’amore e della non violenza vorrei un mondo meno violento e più vero, anche se forse è solo utopia.

Qual è il verso o la poesia che avrebbe tanto voler comporre? E perché?

 

“I contadini vestono la terra” di Cesare Pavese. In questo apparentemente semplice verso si esprime tutto il duro lavoro di sacrifici dei contadini che però viene ripagato nella bellezza per gli occhi di tutti.

Quali sono i suoi prossimi progetti e impegni editoriali?

Sto lavorando a un romanzo. È una sfida per me stesso. Sono autodidatta, ho sempre fatto studi tecnici. A scuola non mi piaceva imparare le poesie a memoria e non sono mai stato bravo a scrivere i temi in classe. Per scrivere in prosa sono un confusionario e ho difficoltà a immagazzinare i tanti concetti che ho nella mente all’interno di frasi costruite e dentro spazi ben definiti. Nella poesia invece mi posso liberare di più e dare sfogo alla mie idee con stile più personale. Però è arrivato il momento di provare. Questa raccolta di poesie, non è la prima, credo sia il frutto di una mia crescita e maturità artistica e anche personale. Allora perché non provare a scrivere un romanzo? Anche perché sinceramente con le poesie è più difficile arrivare al pubblico.

 

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