Letto per voi… “2056” di Francesco Cusa

La Rubrica online “Piazza Navona” è lieta di ospitare ancora una volta Francesco Cusa e di presentarvi il suo ultimo romanzo distopico, ma non troppo, dal titolo 2056 (Ensemble). Non perdete l’Incontro con l’Autore!

La trama

Francesco Cusa, “2056” (Ensemble, 2025)

2056. Il chip Prometheus è stato inoculato su scala globale e il Big Network sta diventando realtà. L’intera umanità sta evolvendo tornando alle sue origini: dall’uomo alla scimmia. Ormai tutto è deciso e non vi è scampo. Tutti devono spegnersi e accedere all’ora stabilita al passaggio: The Jumping. Il Big Network ha bisogno di esseri smaterializzati, omologati, privi di individualità, coscienza, conoscenza e corpo. Il grande sonno è lì ad attendere l’uomo. Per un banale caso Samuel Vitruvio, giovane follemente innamorato di Margaret, sfugge a questo controllo ma deve fare attenzione a non essere catturato per non subire il trattamento obbligatorio perdendo ogni parte di sé. Tanti saranno i nemici a cui sfuggire, primi fra tutti i Tremolanti: esseri che possono essere ingannati solo mantenendo un basso battito cardiaco e strisciando a terra come blatte. Samuel è pronto a tutto pur di conservarsi e di risvegliare la sua amata. Come Orfeo che scende negli Inferi per salvare la sua Euridice deve fare attenzione a non voltarsi mai indietro perché… l’evoluzione rappresentata da un’involuzione alle origini è lì pronta a fagocitarlo.

Sul libro

Ensemble

È gennaio 2025 quando la Casa Editrice Ensemble pubblica nella Collana “Echos – narrativa” 2056, il breve romanzo di Francesco Cusa. E noi della Rubrica online “Piazza Navona” siamo assai felici di ospitare lo scrittore e musicista catanese di fama internazionale dopo aver già raccontato di Vic, la sua precedente fatica letteraria.

Un fatto è certo: anche questa volta Francesco Cusa non delude. Al contrario, la sua scrittura, il suo stile narrativo e l’impostazione del racconto divengono ancora più solidi e, se possibile, convincono ancor di più il Lettore. 2056 è un romanzo distopico ma non troppo. La sua vicinanza con i nostri tempi e le similitudini con la nostra contemporaneità non sono poi tanto velate: globalizzazione, estremo uso della tecnologia, il Big Network, l’addormentamento sociale ed emotivo, la fuga dalla realtà, l’evoluzione che tende all’involuzione, l’isolamento più o meno forzato e la difficoltà di espressione del proprio sentire… Cusa racconta e mostra assai bene questo sottile schermo che sembra esserci tra l’umano e la macchina, tra il pensiero creativo e vivo e il “monopensiero” globale assai spesso collegato alla filosofia del “noncelodicono”.

Francesco Cusa, “2056” (Ensemble, 2025)

Samuel Vitruvio – il cui nome evoca l’architetto romano Vitruvio e l’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci simbolo che, incastonato in un quadrato e in un cerchio, diviene simbolo e sintesi di arte e scienza – è tra i pochi che sono scampati al “grande sonno” forzato, allo spegnimento intellettuale e umano. Anche se per un caso puramente fortuito, il giovane è salvo in un mondo che si sta addormentando e sta cedendo al silenzio, al Big Network, al controllo di ogni pulsazione e di ogni minimo pensiero ormai omologato. È un eroe mitologico, un uomo che – come Orfeo – è pronto a gettarsi negli Inferi per recuperare la sua amata e portarla alla vita. Quale vita, però? L’uomo sta retrocedendo alla scimmia. Ed è così che le pagine di 2056, attraverso i pensieri e le disavventure del protagonista, raccoglie l’eredità del 1984 di George Orwell, diviene raccolta di pensieri filosofici e artistici da Albert Camus a Carmelo Bene nonché omaggio del teatro dell’assurdo di Ionesco. Dal Rinoceronte di quest’ultimo alla scimmia di Cusa, infatti, il passaggio sembra essere assai breve. Ma è un passaggio funzionale, utile e con una logica precisa.

Perciò, se cercate un romanzo accattivante, distopico (ma non troppo), tremendamente attuale e concreto, ironico e cinico quanto basta, 2056 è perfetto per voi seppur troppo breve.

E poi non dimentichiamo ciò che sosteneva Albert Einstein: Non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale, ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre. Meditiamo gente, meditiamo!

Incontro con l’Autore

Lo scrittore e musicista Francesco Cusa

Come è nata l’idea di 2056?

Da alcuni anni scrivo e sono interessato a tutte le innovazioni tecnologiche in questa fase di cambiamento epocale della storia dell’umanità. Ho immaginato questo scenario, questa data un po’ simbolica, quella di Orwell è 1984 e non è detto che quanto ho raccontato possa accadere tra trent’anni, tra mille anni o mai. Ho immaginato questo scenario possibile, almeno secondo tutti gli studi fatti nel settore: il passaggio dall’hardware al software nel nostro corpo.

La realtà contemporanea, quindi, ha influenzato la stesura di 2056?

Abbiamo vissuto tutti una fase assolutamente impensabile soltanto fino a qualche mese prima o qualche giorno prima del lockdown. Ci siamo ritrovati tutti in una sorta di coprifuoco. Queste prove di sceneggiatura di un futuro inizialmente può essere preoccupante perché c’è la perdita del controllo, della stessa volontà di superare l’io che è la grande base di tutte le grandi discipline filosofiche orientali e occidentali. C’è la paura del passaggio da comunità a una sorta di isolamento individuale. Questo lo si pensa anche in chiave spirituale e lo si può toccare con mano con la tecnologia. Noi stessi possiamo fare un grande salto e ciò terrorizza. Sono le contraddizioni di un processo che è appena iniziato.

Francesco Cusa, “2056” (Ensemble, 2025)

Leggendo il suo romanzo ho riscontrato un certo ritmo: il suo “essere musicista” ha influenzato nel ritmo narrativo?

Spesso viene fatta questa associazione, siccome sono un musicista, in particolare un batterista… non lo so. Probabilmente sì, ma è una cosa di cui non sono consapevole. È facile pensare che un musicista possa avere “musicalità” e, quindi, un batterista il ritmo. Non lo so… Non saprei rispondere neanche bene.

Al suo protagonista c’è ancora qualcosa che vorrebbe dire o far fare?

Certamente quando si conclude un romanzo, si pone la parola fine a un discorso. Questo è un romanzo molto breve, ma densissimo e lascia molto spazio all’interpretazione e se quello che è accaduto è positivo o negativo lo lascio stabilire al Lettore. A Samuel si potrebbero far dire tante cose. Il problema è se sia in grado di dirle.

Francesco Cusa, “2056” (Ensemble, 2025)

Quali sono le opere o gli autori che hanno influenzato o formato il suo esser lettore e scrittore?

Se ci riferiamo a questo romanzo specifico, chiaramente la letteratura è sterminata: la narrativa, il cinema, la fumettistica, i videogame, George Orwell e Stanley Kubrick ci stanno tutti. C’è un riferimento letterario, per me molto importante, che è La nube purpurea di Shiel. Io sono stato sempre un lettore dei grandi classici. La mia grossa influenza è più cinematografica e infatti, tra le tante cose, avrei voluto fare il regista. Forse è tutto questo che tiene unita questa mia ricerca. I riferimenti sono veramente tantissimi. Se mi chiedi qual è lo scrittore che mi porterei sull’isola deserta, non potrei che rispondere Fëdor Michajlovič Dostoevskij.

Ha scritto romanzi, poesie, racconti.. in quale stile o genere si sente più a suo agio? E perché?

In tutti. Non saprei risponderti. Veramente, per me, non c’è differenza al di là dello specifico, tra il suonare e lo scrivere. Sono modalità diverse, però, è lo stesso flusso che mi anima. Certo, ci sono sempre determinati canoni da rispettare. È semplicemente una manualità progettuale. Spesso ci son dei racconti che diventano romanzi e viceversa. Dipende…

Francesco Cusa, “2056” (Ensemble, 2025)

Come ha scoperto la passione per la scrittura?

Prima di suonare, la mia grande passione era scrivere. Ho iniziato a suonare relativamente tardi. Ho sempre scritto, in realtà. Poi ho deciso di pubblicare dei racconti, ho partecipato a concorsi… e da lì ho cominciato. Sono passati quindici, vent’anni.

Quale vuole essere il messaggio che vuoi lasciare con 2056?

Di non aver paura del cambiamento, di aver una grande fiducia nel futuro, delle nuove creazioni, della novità. Questa idea che i ragazzi di oggi probabilmente nel futuro non parleranno più, si esprimeranno in maniera telepatica. Scomparirà il linguaggio perché l’umanità si è evoluta attraverso grandi rivoluzioni sempre traumatiche. La stampa, i fumetti, oggi i cellulari. È sempre questione di adattamento ai cambiamenti e di sperare che il futuro sia rivoluzionario, sempre. Io mi ritrovo molto meglio con i ragazzi che con i miei coetanei.

Francesco Cusa, “2056” (Ensemble, 2025)

Quali sono i suoi prossimi progetti e impegni legati alla sua musica e alla sua scrittura?

Avendo già realizzato 76 dischi ne nasceranno degli altri e ho pronti tantissimi libri. Il problema, se posso esprimermi con una nota critica, è il contesto italiano che è molto difficile al di fuori dei salotti, che determinano tutto, sia in ambito letterario che musicale. Dipende, se hai delle buone amicizie. Anche se non sei uno scrittore straordinario fai carriera… Purtroppo l’Italia in particolare è un Paese che vive molto di appartenenza a determinate scuderie e se non hai gli agganci giusti, difficilmente la tua storia arriva a chi dovrebbe arrivare. Non parliamo, poi, dell’ideologia politica. Io sono anarchico assoluto. Ho preso le distanze ma in Italia non schierarsi politicamente da un lato o dall’altro è ancora un problema. Io non smetterò mai di creare. Il problema è un po’ pubblicare tanto musica quanto libri. Un tempo quando usciva un disco era un evento; oggi un disco lo si pubblica quasi sempre in digitale… Lo stesso vale per i libri che si continuano a comprare, ma sempre più la gente si informa in maniera digitale.

 

 

 

 

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