La Rubrica online “Piazza Navona” ha letto per voi Teoria della fragilità di Roberto Gramiccia (Diarkos). Un intenso saggio e una domanda di fondo: forza o debolezza, qual è il potere della fragilità? E non perdete l’Incontro con l’Autore!
La trama

Teoria della fragilità. Alla ricerca di un potere nascosto è il corposo saggio che Roberto Gramiccia ha scritto in collaborazione con Ginevra Amadio. Essere fragili: forza o debolezza? Oggi, cosa significa essere fragili? Per fornire risposte esaustive Gramiccia parte da una distinzione netta e precisa tra fragilità individuale e quella sociale e tra fragilità passiva e quella attiva. Fragilità che fa subire o reagire? Cosa fa scattare tali meccanismi? Gramiccia in quanto medico – e storico dell’arte – cura con grande attenzione e passione tali aspetti declinandoli in ogni campo culturale. Teoria della fragilità è uno sguardo attento e scrupoloso sulla vulnerabilità umana che può e sa trasformarsi in punto di forza, in poesia, in atteggiamento potente nei riguardi della propria esistenza senza mai smettere di porsi e far porre domande. Anche per questo nella seconda parte del volume – dal titolo Fragili eroi che hanno fatto la storia – vi sono raccolte storie di uomini e donne (musicisti, scrittori, cantanti, filosofi, artisti…) che, dall’antichità ai giorni nostri, con la loro presenza e la capacità di trasformare la propria fragilità in occasione di crescita e opportunità, hanno lasciato impronte indelebili nel Tempo.
Sul libro

Ciò che in voi appare come più fragile e informe è in realtà più forte e determinato. Non è il vostro respiro che ha eretto e dato consistenza alle vostre ossa?
Kahlil Gibran
A ottobre 2025 la Casa Editrice Diarkos pubblica Teoria della fragilità. Alla ricerca di un potere nascosto del medico e critico d’arte Roberto Gramiccia in collaborazione con la giornalista culturale Ginevra Amadio.

Si tratta di un volume corposo, intenso, colmo e carico di informazioni e di interessanti spunti di riflessione. Teoria della fragilità è articolato in due parti: nella prima, tra filosofia, letteratura, arte, medicina e antropologia, si indaga il significato profondo della fragilità attraverso delle distinzioni importanti. Si individuano le differenze e le caratteristiche della fragilità individuale e quella sociale e anche della fragilità passiva e quella attiva. Da qui si indaga per capire, scoprire e comprendere quanto la vulnerabilità possa rivelarsi, al contrario, indice di forza, un nuovo punto di partenza, qualcosa da trasformare in opportunità, occasione, persino rivalsa. Su sé stessi e la vita. Per far tutto questo Gramiccia e Amadio compiono degli importanti intrecci tra campi narrativi e culturali. È in questo modo che il significato più profondo e vero della fragilità viene sezionato in ogni sua accezione, in ogni suo aspetto, in ogni sua declinazione.
Così, il volume si trasforma in un prezioso manuale da consultare e non solo da leggere “in una unica soluzione”, ma anche in una importante sicurezza, in una sorta di porto sicuro in grado di fornire le giuste risposte e quella carica così potente da far sentire la nostra essenza e la nostra insita fragilità protette e al sicuro. Sì, perché tutti siamo fragili che lo si voglia ammettere o meno. Ed è proprio da qui che nasce e si sviluppa quell’intricato rapporto con il suo opposto: la forza. Fragili o forti? Fragili o resistenti? E, ancora, chi ha mai detto che l’essere in un modo debba necessariamente escludere l’altro? Nessuno. Poiché l’animo umano vive dei suoi opposti e delle sue – anche naturali – contraddizioni. Gramiccia ha avuto il coraggio, la forza e, da qui, la fragilità di scriverne. Con passione, ragione, slancio, puntualità e linearità.

Ciò lo si evince anche nella seconda parte dell’opera, Fragili eroi che hanno fatto la storia, dove si mostra come la teoria sia stata messa in pratica. Da Enea ad Anna Frank, da Franz Kafka a Lady Diana, da Ipazia ad Alda Merini… quasi trenta ritratti di uomini e donne, artisti, filosofi, reali, santi che hanno saputo e voluto trasformare la propria fragilità in occasione di vita, maturità e crescita segnando in modo indelebile la Storia.
Forse, mai come in questo preciso periodo storico in cui tutto è veloce e istantaneo , dove non ricevere un certo numero di like, cuoricini e condivisione è indice di debolezza, dove è necessario mantenere una certa immagine e nascondere le proprie fragilità, il libro di Gramiccia si rivela estremamente utile e illuminante. Un punto di partenza per capire o una lettura per consolidare la percezione di sé e del mondo circostante senza averne timore o soggezione.
Ha ragione Vladimiro Giacché quando scrive nella sua Prefazione:
“Teoria della fragilità ha l’obiettivo di accrescere in noi la consapevolezza di questa forza della fragilità, e soprattutto la capacità di metterla in pratica”.
Incontro con l’Autore

Come è nato il progetto editoriale di Teoria della fragilità. Alla ricerca di un potere nascosto? (Diarkos).
Il progetto è semplicemente un punto di arrivo o meglio una tappa importante di una riflessione sul tema cruciale della fragilità, che porto avanti da moltissimo tempo, come medico, come intellettuale e anche come critico d’arte (c’è un legame molto forte, infatti, fra fragilità e arte dall’inizio dei tempi ad oggi).
Per la realizzazione e la stesura di questo saggio si è avvalso della collaborazione della studiosa Ginevra Amadio. In che modo siete riusciti a unire le vostre forze e le vostre riflessioni?
Esiste fra noi una complementarietà di competenze è una diversità che si è rivelata maieutica. È bastato metterci in ascolto l’uno dell’altra.
E lei, Ginevra Amadio intendo, come è riuscita ad armonizzare le sue ricerche, le sue competenze, i suoi studi con quelli di Roberto Gramiccia?

I temi affrontati hanno molto a che vedere con le nostre rispettive esperienze. Esistono, infatti, o meglio dovrebbero esistere, legami forti fra medicina, arte e letteratura. Consideri che tutti i trattati classici e autorevoli di Storia della Medicina sono in genere intitolati Storia dell’arte sanitaria. C’è poi un dato di affinità intellettuale che prescinde dalla geometria delle competenze.
Nel saggio si distinguono la fragilità individuale, la fragilità sociale e fragilità esistenziale. Come è arrivato ad elaborare queste distinzioni e cosa le caratterizza?
A quelle da lei citate, va aggiunta la distinzione fondamentale tra fragilità attiva e fragilità passiva. Sono scansioni rese necessarie dalla presa d’atto che la “fragilità” è una parola polisenso. Guai a semplificarne e banalizzarne il significato. È quello che si fa comunemente. Il saggio aspira a ribaltare questa prospettiva semplificatoria. Più volte si ricorda, infatti, che la fragilità non è una semplice porcellana di limoges.

Quali ricerche e studi ha compiuto per la realizzazione di Teoria della fragilità?
La fonte principale è la mia esperienza di medico. Poi c’è stata la mia contiguità con il mondo dell’arte e degli artisti, che spesso ho curato: una vera e propria Accademia. L’elenco degli autori e dei testi sarebbe troppo lungo. Faccio tre nomi soltanto: Baruch Spinoza, Giacomo Leopardi, Antonio Gramsci. Per il resto rinvio alla bibliografia che è parte fondamentale del saggio.
Dall’idea al “visto si stampi”: quali sono stati la fase e il passaggio più complessi da riportare su carta?
Dall’idea all’ultimo “visto si stampi” è passata una vita, a contatto con tutte le forme della sofferenza umana, della fragilità inverata sempre in modo diverso in tutte le persone che ho incontrato nella mia vita. Perché la fragilità è di tutti. Nessuno escluso.
Nella seconda parte del saggio dal titolo Fragili eroi che hanno fatto la storia vi sono racconti e ritratti di alcuni personaggi storici che hanno fatto della loro fragilità la loro forza: da Enea a Stephen Hawking passando per Ipazia, Frank Kafka e Pier Paolo Pasolini. Come si è scelto questi personaggi? E c’è qualcuno che vorrebbe aggiungere? Perché?

Aggiungerei forse Frida Kahlo, Majakovskij, Vincent Van Gogh e tanti altri.
Secondo lei, la fragilità può diventare un punto di forza? Quale evoluzione si deve compiere affinché ciò accada?
La fragilità è all’origine di tutto. Tutti i progressi che l’uomo ha compiuto prendono origine da una mancanza, dalla presa d’atto di una fragilità (il thauma di Aristotele). Il punto è che essa spesso si presenta nella sua forma passiva o rassegnata. Il primo passo è che la fragilità si trasformi da passiva in attiva o ribelle.

Oggi, in questo particolare momento storico e sociale, dove tutto viene affidato alla massa e diffuso attraverso i social network, quale significato ha la fragilità? E quanto è importante farne mostra?
L’importante è capire che la fragilità non è un vincolo ma una straordinaria risorsa. In questo senso il libro può anche essere considerato un manuale di autodifesa per tutti coloro che vivono la fragilità con disagio. Si tratta di un disagio che non ha motivo di essere perché tutti siamo fragili e da questo deriva la nostra forza, la nostra storia.
Per lei, in definitiva, qual è il vero significato della fragilità?
La fragilità è l’incipit della nostra esistenza, come singoli e come specie. È il motore di tutto: l’essenza stessa della natura umana.
Quali sono i prossimi progetti editoriali?
Una biografia di Vincent Van Gogh, il più fragile fra gli artisti fragili.
















