Letto per voi… “Ametista” di Francesca Bardi

La Rubrica online “Piazza Navona” torna a parlare di libri con Ametista di Francesca Bardi (Lorenzo De’ Medici Press). In un futuro distopico non troppo lontano, i libri vengono bruciati e l’ordine pubblico è regolato dall’Uffizio della Pace Sociale. Cosa accade quando una donna si ribella ed entra in una biblioteca clandestina? E non perdete l’Incontro con l’Autrice!

La trama

“Ametista” di Francesca Bardi (Lorenzo De’ Medici Press, 2026)

2038. La tecnologia ormai domina sovrana. I libri non si leggono più. Anzi, vengono – nuovamente! – messi al rogo perché considerati strumenti sovversivi. La società è sotto il controllo dell’Uffizio della Pace Sociale che, dietro un’illusione di libertà, punta all’isolamento e all’indottrinamento. È in questa atmosfera che vive la trentenne e insoddisfatta Alessandra Cantoni, sposata con Ruggero Broneri, Gestore di Giustizia e funzionario di spicco dell’Uffizio della Pace Sociale. Tutto il suo mondo, però, si incrina definitivamente quando scopre OsaRE, un’organizzazione mondiale i cui aderenti (…) sono tacciati di avversare il progresso e il benessere pubblico. Alessandra, ben consapevole dei rischi cui potrebbe incorrere, è pronta a saperne di più. Entra nel Rebis, una biblioteca clandestina dove si conservano e si leggono veramente i libri e ai cui frequentatori viene dato un altro nome. Alla nostra protagonista toccherà quello di Ametista e, con grande sorpresa, non tarderà a scoprire la sua capacità di viaggiare nel tempo attraverso le immagini. Per salvarsi dalle angherie e dal controllo del marito, Alessandra è costretta a compiere uno di questi viaggi che la catapulta negli anni Settanta. Qui incontra l’editore Sandro Accursi. Tra i due scatta l’amore. La donna, però, deve rientrare, ha un’altra vita cui dover badare e tener conto. Torna al 2038 ancor più decisa a combattere il sistema e per far questo assume il ruolo della moglie amorevole sostenendo senza discutere le sue idee di controllo di massa. Ruggero, insospettito e astuto, scopre il tradimento e il piano della moglie. Il Rebis viene distrutto. Alessandra viene messa in prigione ma è incinta di quell’uomo giovane nel passato e ormai vecchio nel suo presente. Come fare per sfuggire e salvarsi dall’ira di suo marito e dell’Uffizio della Pace Sociale?

Sul libro

(…) i libri conservano l’anima di chi li ha scritti o li ha ispirati e quell’anima è sempre viva e si manifesta al lettore; in qualche modo essa sceglie il suo lettore e gli fa da guida. (…)

Lorenzo De’ Medici Press

Il 20 maggio è uscito in libreria il breve romanzo Ametista di Francesca Bardi edito da Lorenzo de’ Medici Press. La storia di Ametista si inserisce nella narrativa distopica ma, ad essere sinceri, dopo aver letto il libro un dubbio ci assale: siamo proprio sicuri che si possa parlare di distopia?! Come direbbe qualcuno, la domanda nasce spontanea per due motivi. Primo (e non principale): il 2038, anno in cui è ambientata la vicenda, è un futuro assai prossimo e non tanto lontano da noi come sembra; secondo (motivo principale): Ametista quanto è vicina alla nostra realtà contemporanea se non quotidiana? Nel romanzo di Bardi si parla di libri che non si leggono più e che vengono messi al rogo. Ecco, facendo un rapido giro d’orizzonte si scopre che l’ultima volta che ciò è accaduto (per il primo rogo di libri dobbiamo tornare indietro nel tempo fino al 213 a.C in Cina) risale al 2023 a Gaza. E ancora, si racconta di controllo di massa – anche – attraverso l’uso massiccio della tecnologia (dispositivi elettronici e internet). Certo, non siamo arrivati alle biblioteche clandestine né all’Uffizio della Pace Sociale, ma guardandoci indietro nel tempo di proibizioni e di prese di posizioni nette e, spesso, del tutto discutibili sono state prese. Pensiamo al proibizionismo negli Stati Uniti tra il 1920 e il 1933 o, ancora, i roghi di libri nella Germania del 1933 e tutto ciò che ne è seguito per non contrastare l’ideologia del Terzo Reich e la supremazia di Hitler. Sono due esempi, apparentemente slegati tra loro, ma che devono far riflettere. Senza vivere nelle ansie, vista anche la strada che sempre più si sta prendendo, alcune domande o certe riflessioni è doveroso farle.

“Ametista” di Francesca Bardi (Lorenzo De’ Medici Press, 2026)

Ametista in questo senso è una fucina di spunti di riflessione. Come è già accaduto con romanzi come 1984 di George Orwell, o Fahrenheit 451 di Ray Bradbury e Cecità di José Saramago, il romanzo breve di Francesca Bardi, che ne è una sorta di prolungamento o di derivazione, è utile alla “causa del pensiero”.

Per quanto riguarda, invece, la struttura narrativa in sé la storia presenta un andamento sinusoidale con continui “su e giù”. In alcuni momenti, infatti, la vicenda prende il via procedendo spedita poi, d’un tratto, sembra avere una sorta di rallentamento compiendo continui “su e giù”. Certo, tutto questo – forse, voluto dall’Autrice – fornisce al testo un certo ritmo che, però, rischia di far rallentare troppo l’attenzione del Lettore (che non smette per un secondo di fare il tifo per la protagonista). Ed è un peccato perché la storia vale molto, i personaggi ci sono, la carica emotiva e la trama fitta di avvenimenti anche… forse, il ritmo avrebbe dovuto essere più armonico e un tantino meno  stridente in certi passaggi. Ciò non toglie, però, che Ametista è un libro che merita di essere scoperto anche – e soprattutto! – dai giovani lettori perché è importante imparare e capire l’arte della disobbedienza.

Incontro  con l’Autrice

La scrittrice Francesca Bardi (Per gentile concessione di Francesca Bardi)

Come è avvenuto il suo incontro con la scrittura?

Il mio avvicinamento alla scrittura è avvenuto in età matura ed è stato tanto casuale quanto necessario, tanto inatteso quanto sorprendente. Non so come sia iniziata, ma certo per questioni impellenti che oscillavano tra la curiosità e la necessità. Più chiaro è il seguito, perché una volta cominciato è diventato una bellissima “dipendenza”. Cosa scrivere e come scrivere sono sfide che ormai mi accompagnano quotidianamente.

Come è nato il progetto editoriale di Ametista?

Dall’osservazione dell’intorno, dal vedere persone che, abbagliate da tanta tecnologia, perdono di vista sé stesse. Mi spaventa come la gente si arrenda senza reagire, perché sono diventate più facili le alzate di scudi contro l’uso della panna in cucina piuttosto che su questioni molto molto più importanti del nostro vivere. Mi spaventa come ci stiamo abituando a seguire senza pensare.

“Ametista” di Francesca Bardi (Lorenzo De’ Medici Press, 2026)

Perché ha deciso di ambientare il suo romanzo in un futuro distopico non troppo lontano da noi qual è l’anno 2038?

Perché mi sembra che siamo già molto avanti in un processo di distorsione che potrebbe degenerare in una società dalle false libertà. Intorno a me vedo troppa gente completamente assorbita da dispositivi che allontanano sempre più da ciò che dovremmo intendere come libertà. Nessuno ci vieta di leggere, ma è aumentata la proposta di letture ambigue e pericolose. Non riuscendo più a distinguere il vero dal falso, si perde la bellezza del fantasticare e la precisione del documentarsi.

Da chi o cosa ha tratto ispirazione per il personaggio di Alessandra, la protagonista di Ametista?

Alessandra è, e allo stesso tempo non è, una persona qualsiasi, ma soprattutto è una persona che ascolta e si ascolta: presta attenzione a ciò che la circonda e a come lo recepisce. Una volta raggiunta la consapevolezza non può più lasciarsi abbindolare dalle falsità e dai suoni melliflui di parole usate in modo subdolo (da notare come le parole non siano subdole in sé, ma vengano usate in modo subdolo). È a quel punto che Alessandra mette in gioco tutta la sua vita e inizia a combattere per quello in cui crede.

In questo particolare momento storico e sociale in cui siamo preda della velocità e della tecnologia sempre più imperante, quali sono – secondo lei – il valore e la potenza dei libri e della lettura?

“Ametista” di Francesca Bardi (Lorenzo De’ Medici Press, 2026)

Il valore dei libri è quello di sempre, in più, oggi, ci aiuta a riappropriarci del tempo per fare – leggere richiede tempo – e per dare peso a ciò che stiamo facendo e acquisendo. Oggi restare soli con sé stessi spaventa, le persone non riescono a smettere di correre o seguire l’altrui correre, perché rallentare lascerebbe spazio al pensiero. Un moderno horror vacui che porta a riempire le giornate con tutte le inutilità suggerite e socialmente accettate, da consumare velocemente e senza pensare, ovviamente.

Cos’è per lei leggere?

Leggere è fondamentale, aiuta a conoscere e non solo per acquisire informazioni, ma per formare il pensiero, il proprio pensiero. La libera lettura insegna a pensare, non cosa pensare. Leggere ci mette di fronte a infinite realtà comprese quelle immaginifiche di fantastiche metafore, ci porta a riflettere e a confrontarci su tutto e quindi a conoscere noi stessi nel formulare un pensiero, nel prendere una posizione, nel costruire una critica.

Lei è architetto, si occupa di grafica ed è appassionata di fotografia. Come è riuscita a inserire e ad armonizzare in tutto questo anche la sua scrittura? Cosa troviamo di tutti questi suoi interessi in Ametista?

“Ametista” di Francesca Bardi (Lorenzo De’ Medici Press, 2026)

La formazione e gli interessi che mi riguardano sono sempre presenti nei miei scritti e anche in Ametista: l’architettura, nel suo incessante lavorio estetico-funzionale, mi aiuta nel costruire strutture narrative, la grafica e la fotografia mi permettono di lavorare sulle immagini su più livelli, per esempio a vedere ciò che sto scrivendo, in più in Ametista le immagini acquistano un ruolo molto importante permettendo alle persone di viaggiare nello spazio e addirittura nel tempo.

Quale vuole essere il messaggio di Ametista?

Ametista contiene più messaggi e spunti di riflessione. Tra i primi quello che la tecnologia non è la panacea che ci viene presentata, che bisogna rendersi consapevoli delle nostre reali necessità, di ciò che è davvero utile per il benessere, e del pericolo nell’uso di ausili che con tanta facilità ci vengono messi a disposizione e che non padroneggiamo mai fino in fondo. Sarebbe bene non farsi prendere da pericolose esaltazioni tecnologiche e riuscire a mantenere una sana capacità critica. Ametista intende quindi provocare risvegli, riflessioni, reazioni, riportarci ad avere il controllo e non a stare passivamente sotto controllo.

C’è ancora qualcosa che vorrebbe far dire ai protagonisti di Ametista?

Certamente, lo diranno i loro colleghi in altri libri.

“Ametista” di Francesca Bardi (Lorenzo De’ Medici Press, 2025)

Quali sono le opere e gli Autori che hanno formato il suo essere lettrice e scrittrice?

Mi piacciono le storie e come vengono raccontate, capire come la realtà viene trasformata in fantasia, comprendere come si costruiscono i messaggi. E la lettura è fondamentale per la scrittura, non per trovare qualcuno da seguire, ma perché leggendo ci appropriamo di spunti che una volta elaborati e digeriti possiamo distillare in un proprio stile per vecchi e nuovi argomenti. Le opere che mi riguardano non si contano, leggo di tutto ed è difficile far nomi senza far torti, potrei citare Steinbeck, Hemingway, Woolf, Svevo, Pirandello, Pavese, ma, perché no, Doyle, Stoker, Mary Shelley e perfino Hugo Pratt, e potrei andare avanti e avanti, Dostoevskij, Zweig, Poe…

Quali sono i suoi prossimi progetti editoriali e professionali?

Tante idee e tanti progetti, alcuni sono già pronti, altri stanno “imbrattando fogli” e altri ancora vagano nella mente. Mi piace indagare il presente, il pensiero umano, sondare le emozioni e capire come vengono espresse nella contemporaneità. Con Ametista sono andata solo un po’ più in là.

 

 

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