Letto per voi… “Più in là del silenzio” di Fabrizio Guarducci e Monica Milandri

La Rubrica online “Piazza Navona” è lieta di presentarvi Più in là del silenzio di Fabrizio Guarducci e Monica Milandri (Le Lettere). Una coppia matura deve scegliere se e come fare del proprio silenzio la voce di una nuova intimità. Non perdete l’Incontro con gli Autori!

La trama

Fabrizio Guarducci e Monica Milandri, “Più in là del silenzio” (Le Lettere, 2026)

Teodoro e Claudia. Marito e moglie. Più in là del silenzio racconta il loro amore maturo, ormai consolidato, ma che viene a scontrarsi con un muro apparentemente invalicabile: il silenzio. Il silenzio degli sguardi, dei gesti, della parola, della quotidianità, del sentimento, del discorso amoroso. La coppia si impegna nel tentativo di ridar voce e armonia a questo silenzio che non è detto debba essere per forza una sconfitta o sinonimo di debolezza. Questo, infatti, può trasformarsi in un nuovo inizio, in un coro a due voci pronto ancora una volta a cantare la gioia di vivere e quell’amore che una volta le ha unite. L’importante è parlare. Anche il silenzio, a suo modo, può essere tra i frammenti di un discorso amoroso proiettato alla serenità e alla profonda unione di una coppia.

Sul libro

Claudia aveva sempre pensato che l’amore fosse fuoco. Passione. Parole. Poi aveva capito che era anche sopportazione. Impegno. Condivisione.
Ma ora stava scoprendo una terza cosa:
l’amore, forse, era anche assenza di rumore. Era quella sensazione in cui l’altro ti vede senza bisogno che tu spieghi. In cui puoi stare in silenzio e sentirti comunque compresa. In cui le pause non sono vuoti, ma spazi in cui respirare insieme.

Le Lettere

Il 6 marzo 2026 è uscito per la Casa Editrice toscana Le Lettere il breve romanzo Più in là del silenzio di Fabrizio Guarducci e Monica Milandri. Poco più di cento pagine articolate in un Prologo e undici capitoli per raccontare e far vivere la storia d’amore di Teodoro e Claudia. Si tratta di una coppia ormai matura ma che sembra non essere più in grado di guardarsi, parlarsi e ascoltarsi.
Guarducci e Milandri raccontano di una coppia nella propria quotidianità, tra impegni di lavoro e serate con gli amici di sempre. Nel mezzo: il silenzio. Teodoro e Claudia sembrano non essere più in grado di comunicare. Il loro amore pare aver perso la sua magia, i suoi colori. A regnare sovrano, tra il lavoro e le uscite, vi è un silenzio apparentemente insormontabile che porta Teodoro e Claudia sempre più alla deriva.

Fabrizio Guarducci e Monica Milandri, “Più in là del silenzio” (Le Lettere, 2026)

Blaise Pascal ha scritto che In amore un silenzio vale più di un discorso. Ed è esattamente da qui che dobbiamo partire anche noi per meglio comprendere il viaggio che i protagonisti di Più in là del silenzio compiono per riconquistare se stessi e il dialogo tra loro. O, più semplicemente, la loro quotidianità fatta soprattutto di quelle piccole cose che, però, sono l’essenza di una vita in comune.

Guarducci e Milandri fanno un uso sapiente della parola e costruiscono situazioni, dialoghi e riflessioni in cui Teodoro e Claudia hanno ampio margine di movimento e i loro pensieri hanno grande respiro. Tutto, però, avviene secondo un ritmo ben preciso: lentamente. Perché è così che scorre la vita quando tentiamo di venirne a capo o quando cerchiamo di guardare dentro noi stessi. Teodoro e Claudia fanno esattamente questo. Fanno del loro meglio per rendere la loro debolezza la loro forza e trasformare il silenzio da un abisso oscuro e complesso a un campo fertile da seminare e sui poter (ri)costruire la propria vita.

Fabrizio Guarducci e Monica Milandri, “Più in là del silenzio” (Le Lettere, 2026)

Più in là del silenzio è esattamente questo: un breve romanzo da centellinare e da ascoltare (non solo leggere) con attenzione. Tutto in questa storia diventa racconto e trasformazione, soprattutto le pause e i silenzi che riescono a fare un rumore assordante. Quello che reclama la vita e la propria serenità.

Teodoro e Claudia sono il ritratto fedele di una qualsiasi coppia in crisi d’identità e d’amore. Guarducci e Milandri ci offrono tale visione con estrema sincerità e semplicità. Il racconto di un amore ferito con la possibilità di ritrovarsi attraverso l’assunzione di una delle medicine più amare: il silenzio. Il silenzio come cura e crescita. Il prezzo sarà certamente alto e richiede una profonda riflessione che diviene azione. Il non parlare e l’assenza della parola anche come scelta obbligando amorevolmente e consapevolmente all’ascolto dell’altro attraverso la gestualità, la presenza, l’attenzione, lo sguardo… l’esserci semplicemente.   E voi, siete pronti ad ascoltare il silenzio che vi circonda e trasformarlo in armonia?

Incontro con gli Autori

Lo scrittore Fabrizio Guarducci (Per gentile concessione di Fabrizio Guarducci)

Come nasce il progetto editoriale di Più in là del silenzio

Quando siamo insieme ad altri il dover pensare a rispondere o conversare ci dà un percorso obbligato, che molte volte non sentiamo. Questo romanzo nasce proprio dall’esigenza di accantonare tutte le sovrastrutture sociali e personali in quanto noi ci sentiamo obbligati ad entrare in percorsi presentati da altri, pertanto abbiamo deciso di dare vice al silenzio per dare spazio all’interpretazione personale che dona più libertà nel comunicare, in quanto non ci sono vincoli.

Dall’idea alla fase di stesura: qual è stata la sensazione, l’emozione più complessa da tradurre in parole e su carta? 

Quella dell’abbandono completo delle sovrastrutture sociali che condizionano il nostro modo di pensare ed agire.

In che modo siete riusciti a unire le vostre “forze” e a creare un romanzo breve così armonico e perfettamente equilibrato?

La scrittrice Monica Milandri (Per gentile concessione di Monica Milandri)

Siamo riusciti ad armonizzare il nostro modus sentiendi cercando di prendere spunto dalla nostra esperienza quotidiana, mettendo su carta ciò che realmente sperimentiamo ogni giorno insieme e singolarmente.

Più in là del silenzio sembra essere un racconto che riprende il discorso della cosiddetta “incomunicabilità” portata sul grande schermo da Michelangelo Antonioni in cui i silenzi e i gesti, in realtà, comunicano molto di più di quanto non si creda. Però, sembra anche di essere catapultati dentro un quadro di Hopper. Ecco, questa è solo un’impressione o – secondo voi – vi è una certa corrispondenza tra la vostra opera, la tetralogia del regista ferrarese e l’arte di Hopper?

Nell’opera d’arte il silenzio lascia all’interpretazione da parte dello spettatore, nella vita reale dà possibilità di vivere e sentire individualmente e liberamente le nostre emozioni e sensazioni.

Fabrizio Guarducci e Monica Milandri, “Più in là del silenzio” (Le Lettere, 2026)

Guardando e pensando al momento storico e sociale che stiamo vivendo, dove tutto (o quasi) è dominato dalla velocità e dall’attenzione ai social network, quanto è attuale e reale il silenzio che lasciamo crescere dentro e fuori di noi?

Il silenzio ripulisce l’anima dando luogo e spazio alla riflessione individuale, che non può essere trovata nei social network così veloci e sbrigativi nel volere dare delle risposte,  pertanto, la riflessione su se stessi, nel momento attuale nel quale viviamo risulta essere la forma di difesa e di libera espressione più importante che abbiamo.

Quali sono gli Autori e le opere che hanno formato il vostro essere lettori e scrittori?

Pirandello, Albert Camus, Guy Deborde con La società dello spettacolo e Memoires ed i vari autori del cinema muto.

Tennessee Williams nel suo dramma dal titolo La discesa di Orfeo scrive che “ognuno è solo nei confini della propria pelle”. È corretto pensare che Più in là del silenzio – in parte – riprende questo pensiero pur trovandovi una soluzione, o un varco, attraverso l’uso paziente del gesto e dell’attenzione?

Fabrizio Guarducci e Monica Milandri, “Più in là del silenzio” (Le Lettere, 2026)

Non solo e troviamo conferma di quanto da lei affermato anche nell’altro romanzo di Tennessee Williams La primavera romana della signora Stone.

Secondo voi, qual è il vero valore del “silenzio”? E quanto può essere utile, positivo?

Il silenzio dà la libertà di pensiero per noi stessi ma specialmente quando lo usiamo come mezzo di comunicazione con gli altri.

C’è ancora qualcosa che vorreste far dire a Teodoro e a Claudia, i protagonisti di Più in là del silenzio?

No, i nostri personaggi hanno preso vita, e non vogliamo interrompere il loro modus cogitandi.

In definitiva, cosa c’è o ci può essere Più in là del silenzio?

Imparare ad ascoltare ed ascoltarsi e comunicare senza il bisogno di una metodologia linguistica.

Fabrizio Guarducci e Monica Milandri, “Più in là del silenzio” (Le Lettere, 2026)

Quale vuole essere il messaggio della vostra opera?

Di spingere le persone a ritrovarsi senza interrompersi.

Quali sono i vostri prossimi impegni professionali ed editoriali?

Abbiamo dei progetti in sviluppo fra letteratura e cinema, il nostro interesse è poter comunicare l’importanza del “mito” nei rapporti umani. È l’astratto che manda avanti il concreto.

 

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