“Napoleone. Nel nome dell’arte”, il docufilm che narra la devozione alla Bellezza dell’Imperatore francese

La Rubrica online “Piazza Navona” è felice di parlarvi in anteprima del docufilm “Napoleone. Nel nome dell’arte” di Giovanni Piscaglia in cui si celebra il bicentenario della morte dell’Imperatore francese e della sua passione per l’Arte e la Cultura.

La trama

“Napoleone. Nel nome dell’arte” di Giovanni Piscaglia (2021)

Napoleone. Nel nome dell’arte è il docufilm diretto da Giovanni Piscaglia che, attraverso la guida del Premio Oscar Jeremy Irons e di studiosi, storici e archivisti, narra e mostra un ritratto dell’Imperatore oltre i campi di battaglia e le tattiche di guerra. Amante dell’Arte, appassionato di letteratura, grande studioso e vorace lettore del De Bello Gallico di Gaio Giulio Cesare, la sua ambizione e sete di potere lo ha portato alla conquista e alla scoperta dei tesori delle grandi civiltà del passato. I suoi territori di conquista, primi fra tutti l’Egitto (nota è la frase rivolta ai suoi soldati: Soldati, dall’alto di queste piramidi, quaranta secoli vi guardano) e l’Italia, divengono dei veri e propri cantieri archeologici dove si trovano i grandi tesori del passato come, ad esempio, la celeberrima Stele di Rosetta, che pian piano porteranno alla fondazioni di importanti musei come il Louvre a Parigi e la Pinacoteca di Brera a Milano. Uomo di Cultura, di Legge (suo è il codice civile napoleonico del 1804), di Lettere e indiscusso uomo carismatico, Napoleone con i suoi bottini di guerra ha cercato di dare una nuova vita al classicismo, di regalare il Bello ai suoi sudditi, di educarli all’uguaglianza, alla meritocrazia, alla necessità di un’educazione morale e intellettuale.

Il trailer

Sul film

“Bonaparte valica il Gran San Bernardo” dipinto di Jacques-Louis David (1800-1803)

Nelle sale italiane l’8, 9 e 10 novembre 2021 vi aspetta un imperdibile appuntamento con l’Arte e la Storia con il docufilm Napoleone. Nel nome dell’arte diretto magistralmente da Giovanni Piscaglia e prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital.

Il docufilm parte da Milano, dalla magnificenza del Duomo, dove Napoleone è incoronato Re d’Italia il 26 maggio 1806 (di cui si mostrano il verde mantello e gli oggetti indossati) e dove viene suonato per la prima e unica volta il Te Deum di Francesco Pollini. Lo spartito di quest’ultimo, creduto perduto, è stato ritrovato dopo duecento anni nella Biblioteca del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano grazie ad una ricerca condotta dal Centro documentazione Residenze reali lombarde, studiato da Licia Sirch, e riprende vita – da quel lunedì del 1806 – grazie all’esecuzione dell’Orchestra Fondazione “I Pomeriggi Musicali”, diretta da Marco Pace, con il mezzosoprano Giuseppina Bridelli.

Jeremy Irons in “Napoleone. Nel nome dell’arte” di Giovanni Piscaglia (2021)

Da Milano ci si sposta in Egitto, Russia, Francia… in tutti i luoghi conquistati da Napoleone Bonaparte che, accompagnato da studiosi e archeologi oltre ad essere affiancato dai suoi soldati, estrae i più bei tesori dell’Arte: da quella antica a Canova passando per Raffaello mantenendo sempre vivo e intatto il suo amore per il classicismo che, attraverso la sua opera, acquisisce una nuova vita e una nuova linfa.

Sono trascorsi esattamente duecento anni dalla morte di Napoleone (avvenuta il 5 maggio 1821 e celebrata anche dai meravigliosi versi di Alessandro Manzoni) e oltre 170.000 libri sono stati scritti sulla sua vita politica e privata. Un uomo complesso, Napoleone. Deriso e bullizzato da bambino, ambizioso e affamato di potere da “grande”. Uomo libero d’animo che mai si è lasciato incoronare dalle mani della Chiesa. Conquistatore di territori e di saperi, di confini e di culture divenendo, agli occhi della Storia e del Tempo, l’uomo più famoso al mondo dopo Gesù

Il calco in gesso del “Napoleone come Marte pacificatore” di Antonio Canova, Pinacoteca di Brera (1806)

Napoleone ha portato su di sé il peso del suo Tempo e ancor oggi è viva presenza della Storia e del suo operato immortalato dagli artisti più in voga del suo periodo: da Jacques-Louis David a Canova che in un secondo momento (nel 1816) si è adoperato personalmente per far sì che molte opere d’Arte tornassero a casa, a Parigi. Amato e odiato dai suoi contemporanei e dai popoli conquistati tanto che a Roma, la nota statua di Pasquino parlò sibillina e con quell’ironia tutta romana: Sono tutti ladri i francesi? No…ma Bonaparte sì.

Napoleone Bonaparte. L’uomo che ha conquistato il mondo. Il Re. L’Imperatore. L’uomo che, forse prima di altri, ha compreso la validità dell’Arte quale migliore arma difensiva e di lotta. Uomo solitario e monarca ambizioso, pignolo, affamato di potere, attento al dettaglio… sino a perdersi.

Jeremy Irons in “Napoleone. Nel nome dell’arte” di Giovanni Piscaglia (2021)

Ed è in questo viaggio unico (consigliatissimo anch ai giovani studenti), in questo ritratto attento e limpido di uno dei personaggi storici più emblematici e affascinanti in assoluto che ci guida sapientemente Jeremy Irons qui nella veste di un perfetto Virgilio della Storia alla scoperta della Bellezza dell’Arte e della personalità, molto più umana e fragile di quanto si possa immaginare, di un uomo che – fatto da sé – ha saputo avere ai suoi piedi il mondo intero.

Vi sono in me due uomini: l’uomo di cervello e l’uomo di cuore.

Napoleone Bonaparte

Voto 4,5/5

Scheda tecnica

Titolo originale:

Regia: Giovanni Piscaglia

Regia Set Jeremy Irons e Orchestra: Michele Mally

Soggetto: Didi Gnocchi

Sceneggiatura: Didi Gnocchi e Matteo Moneta

Produttore esecutivo: Gloria Bogi

Montaggio: Valentina Ghilotti e Elena Luchetti

Direttore della Fotografia: Mateusz Stolecki

Direttore della Fotografia Set Jeremy Irons e Orchestra: Marco Alfieri

Musiche Originali: Remo Anzovino

Distribuzione: Nexo Digital

Produzione: 3D Produzioni e Nexo Digital in partnership con Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia

Genere: Documentario

Anno: 2021

Paese: Italia

Durata: 100 minuti

 

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