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Nestore Del Boccio: la vita e l’Arte del pittore dal tratto danzante

Nestore Del Boccio
Nestore Del Boccio

Ospite della Rubrica online “Piazza Navona” è il pittore, sceneggiatore e fumettista di origini abruzzesi Nestore Del Boccio che ci racconta dell’amore per la sua Arte, del proprio sentire e della dinamicità delle sue emozioni tradotte in colori e in tratti “danzanti” che oscillano come fiamme.

Chi è Nestore Del Boccio?

Oltre ad essere pittore, Nestore Del Boccio è sceneggiatore, illustratore, vignettista. Ha pubblicato in Italia, Francia, Canada…

Dagli anni Sessanta ha vissuto l’impegno nel campo artistico entro la figurazione illustrativa e del fumetto con quella della pittura come mezzo di ricerca per messaggi che andassero al di là della pura decorazione, approfondendo tematiche sociali e ambientali. Negli anni 1970-80 crea una serie di quadri/denuncia sulla distruzione dell’ambiente chiamata “razionalità mostruosa”: un tipo di paesaggio che preannuncia disastri ecologici frutto di un consumismo che si estende all’interiorità dell’uomo generando una dimensione di solitudine. Negli anni Novanta, nel suo periodo romano, concepisce il “siliconismo”: serie pittorica in cui l’uomo viene rappresentato come maschera variopinta e tragica.

Nestore Del Boccio
Nestore Del Boccio

Una critica all’effimero i cui valori dell’apparire sostituiscono quelli dell’essere, come dimostra una sua dichiarazione sull’agenda Expo in Lussemburgo, nel 2001, capitale della cultura europea: esposizione in cui viene presentato dalla Commissaria alla cultura Viviane Reding come artista italiano. “…Nestore Del Boccio, l’homme qui ame le masque, les yeux diaboliques et riants. Sa peinture est un cri de douleur contre un monde que si dépersonnalise. “Nous devenons tous de masques” affirme-t-il. Dans nos voitures chéres, dans nos petites conventions, le clonage, la chirurgie esthétique, sommes-nous encore humains? (Nestore Del Boccio, l’uomo che ama la maschera, gli occhi diabolici e sorridenti. La sua pittura è un grido di dolore al mondo che perde la sua unicità. “Noi diventiamo tutti delle maschere”, afferma. “Con le nostre belle auto, con le nostre piccole convenzioni, la clonazione, la chirurgia estetica, siamo sicuri di essere ancora umani?” t.d.a.). Negli ultimi anni, con la serie “alchemica” evoca, in chiave animistica, un primigenio in cui sia l’erotismo coinvolgente di ogni forma vivente nell’atto evolutivo sia il mistero stesso della natura e delle cose che la compongono formulano una dimensione che va al di là della rappresentazione formale creando un’estetica di linguaggio attinente alla lettura stilemica dei codici grammaticali degli archetipi, dimensionati dalla forza emozionale dell’artista attraverso una discesa tra i substrati dell’inconscio rivelandone l’esistenza. Un paesaggio interiore che ritrova in chiave endemica una universalità di cui l’uomo ne è componente attivo“.

"Povero Cristo, acrilico (2008)
“Povero Cristo, acrilico (2008)

Quando e come hai scoperto il tuo amore per l’Arte?

Potrei rispondere che cominciai all’età di cinque anni quando mia madre mi regalò un quaderno e una matita. Andai fuori casa, mi accovacciai su una lastra di pietra e disegnai una coppia di sposi: da quel momento cominciò l’avventura “artistica” della mia vita. Ma, la coscienza dell’amore per l’arte avvenne qualche anno più tardi. Fu un sentimento che crebbe giorno per giorno. Alle elementari il maestro, che in un primo tempo mi aveva redarguito dicendomi di non fare il furbo pensando che il disegno che gli portai da casa me l’avesse fatto un adulto bravo, volle parlare con i miei genitori non credendo che la scena rappresentata (la battaglia di Legnano che ricopiai coi pastelli dal libro di antologia) fosse farina del mio sacco. Ai miei genitori, dopo averli richiamati sull’etica comportamentale ammonendoli di non ripetere certe furbate in quanto diseducative, chiese il nome dell’autore dei disegni. Mia madre, da donna molto energica, reagì con forza dicendogli: “Scusi, ma lei ha provato a far disegnare mio figlio in classe?…”

"Amore e Psiche", sanguigna su cartone (2006)
“Amore e Psiche”, sanguigna su cartone (2006)

Estraendo un paio di quaderni da disegno pieni di mie illustrazioni gli disse: “Questi disegni li ha fatti lui, mettetelo alla prova“. Il maestro, che più di tutto si preoccupava di insegnarci a parlare e scrivere, andò nell’imbarazzo ma mi mise alla prova. Rimase talmente meravigliato, nel vedermi riuscire a fare disegni di qualità non comune per quell’età, da seguirmi in modo   particolare facendomi acquistare i colori a olio spingendomi a fare ritratti e copie di grandi autori rinascimentali. Anche le cronache o racconti personali che dovevamo scrivere dovevano essere accompagnate da illustrazioni fatte da noi. Poi cominciò a impegnarmi con l’argilla facendomi fare i busti-ritratto dei miei compagni di scuola. Ricordo ancora la buonanima di mio padre che andava a procurarmi la creta in un posto vicino al fiume del villaggio. La dovevamo pulire e filtrare per utilizzarla. A nove anni mi fece fare due riproduzioni ad olio: una dei Tre Filosofi di Giorgione e un’altra La Fuga in Egitto del Caravaggio. Di quest’ultima ne feci due copie di cui una la conservo ancora. La mia strada era stata tracciata. Non esisteva altro all’infuori del disegno e della pittura.

Le tue origini, la tua terra, la tua formazione quanto hanno inciso (e incidono) nella tua Arte?

È difficile rispondere a questa domanda. Le origini influiscono a prescindere: il territorio, l’aspetto sociale, la cultura del lavoro la cui prassi insegna la logica razionale del costruire. Sono vissuto in un periodo pieno di artigiani, contadini e pastori e nello stesso tempo ho vissuto il dramma dell’emigrazione. Poi c’è l’eredità genomica da parte di mia madre il cui nonno era uno scultore romano di origini bresciane: venne a scolpire statue in una chiesa in Abruzzo. Conobbe una donna, la sposò ed ebbero un figlio: il padre di mia madre. Emigrato negli Usa a scolpire statue al cimitero di New York, il figlio crebbe con la cultura antifascista: morì confinato a Matera condannato dal tribunale dell’Aquila quale sovversivo dello stato fascista.

"La Natura ci guarda", acrilico su tela (16 aprile 2017)
“La Natura ci guarda”, acrilico su tela (16 aprile 2017)

Tutte vicende che sicuramente hanno determinato la cifra della mia sensibilità artistica. Aggiungo inoltre la vicenda militare di mio padre, che dopo lo sbarco di Sicilia, essendo stato uno dei sessanta superstiti del suo battaglione di tremila persone, dopo l’armistizio, aderì alla proposta americana di combattere i nazisti. Infatti, l’anno dopo, fece lo sbarco con gli americani in Normandia. Prima di morire, mi consegnò la croce che aveva portato sempre con sé e le piastrine con i codici di cooperazione con gli americani. Indimenticabili i suoi racconti di guerra. Esperienze toccanti anche nel vedere il dramma della vedovanza da parte di mia nonna con il marito ucciso dal fascismo, e la condizione di orfana di mia madre. Per certi aspetti devo molto alla mia famiglia e in particolare a mia madre: mi ha sempre seguito e sostenuto assieme a mia nonna materna. A sei-sette anni, ricordo le prime letture che mia madre mi rendeva partecipe. Soprattutto una: Sonia la deportata in Siberia. Si trattava di un romanzo a fascicoli che venivano venduti da ambulanti che passavano settimanalmente. Quella lettura accrebbe molto in me il senso della libertà e dell’avventura.

"Viaggio in Sé", tela in acrilico (2014)
“Viaggio in Sé”, tela in acrilico (2014)

Tutte vicende che hanno segnato la mia crescita. Ma anche la voglia di disegnare storie e di esprimere concetti con la pittura. Infatti, le mie “forme” creative nascono dall’esigenza di dare struttura alle sensazioni, emozioni, ai ritmi…cercare di catturare mondi attraverso la sintesi di un segno che diventa corpus di un’anima, che si fa oggetto di un corpo, di un mondo. Ritmo e musicalità diventano concretezza di una gestualità che viene razionalizzata. La dinamicità del segno costruisce e disfa seguendo un procedere grafico e coloristico in simbiosi con i vari effetti di luce.

Sei vignettista e pittore: due forme di rappresentazione e di espressione tra loro molto diverse. In quale ti senti più a tuo agio? E, secondo te, cosa l’una può o potrebbe offrire all’altra?

Avendo una concezione quattrocentesca dell’operare creativo, ovvero una impostazione da operatore artigianale con tanto di bottega, le differenze sono solo di linguaggio dalle strutture formali diverse, in quanto, nel fumetto bisogna adattarsi alla funzione specifica della lettura fatta di immagini e testi; mentre il quadro è un unicum ove tutto si concentra nella sua dimensione spaziale con le tecniche più diverse… anche se, in ogni lavoro, inconsciamente o razionalmente, si ricerca la stessa risposta alle domande che giacciono nel profondo o si inviano messaggi che un po’ sono sempre gli stessi anche se in forme diverse. Un artista, rimanendo sull’operare classico della pittura, si differenzia dalla sintesi della pennellata che diviene il timbro del proprio linguaggio: Van Gogh, ad esempio, non è tanto ciò che rappresenta ma il linguaggio stesso dell’operare con il segno della pennellata che lo connota. Come avviene con le note dei grandi autori della musica.

"Consumo e Società", grafite su cartone (2006)
“Consumo e Società”, grafite su cartone (2006)

Le composizioni sono un mezzo o una necessità, sia della richiesta come committenza sia del tema in sé che si preferisce. Ma nel sostrato intimo, le sensibilità permeanti “urlano” la stessa esigenza. Quando dipingo, volutamente o no, ricerco sempre la stessa “anima”, un profondo misterico da svelare. Nel fumetto, più vicino al cinema, con i mezzi del disegno, dei tagli e delle composizioni, bisogna rappresentare il ritmo, la psicologia dei personaggi, dando un climax alla vicenda narrata. Un medium che, come l’opera lirica, fa uso di più linguaggi: letterario, compositivo, prospettico, ritmico, illustrativo, coloristico e onomatopeico. Con esso soddisfo il sogno dell’avventura.

"Incubo" fumetto del 1994 di cui Nestore Del Boccio è disegnatore e sceneggiatore
“Incubo” fumetto del 1994 di cui Nestore Del Boccio è disegnatore e sceneggiatore

Le influenze reciproche tra i due linguaggi sono molto ridotte limitandosi al disegno e al colore che sono alla base dell’immagine creata, semmai le due forme comunicative subiscono solo l’influenza della mia sensibilità. Comunque, pittura e fumetto sono due linguaggi di cui non posso farne a meno, destinati a rimanere paralleli per esigenze diverse. La vignetta è un altro discorso. Normalmente essa viene utilizzata quale mezzo per ironizzare o satirizzare un personaggio pubblico, soprattutto politico. Castigat ridendo mores. Per quanto riguarda i linguaggi come installazioni, body art, land art, eccetera…ci sarebbe da fare un discorso a parte.

"Tony Cif" personaggio creato da Nestore Del Boccio nel 1972-1973 (qui versione 2008)
“Tony Cif” personaggio creato da Nestore Del Boccio nel 1972-1973 (qui versione 2008)

Ammirando le tue opere si ha la fortuna di osservare una danza e persino di prenderne parte… Ogni tuo segno, ogni tuo tratto così, si trasformano in passi decisi di questa tua danza dai ritmi più diversi. È questo che i tuoi colori e loro “movimenti” intendono esprimere?

Il ritmo dinamico e danzante della mia pittura nasce seguendo l’impulso emotivo del pensiero e dei “moti dell’animo”.

"Serie siliconismo culturale", acrilico su cartone (2008)
“Serie siliconismo culturale”, acrilico su cartone (2008)

C’è l’istinto, l’atto di afferrare un’intuizione, lo scatto di un predatore nell’acciuffare un’emozione; amo dipingere nel silenzio più assoluto cercando di cogliere i ritmi musicali dell’inconscio e dell’anima come una registrazione segnica e coloristica delle modulazioni sonore del proprio intimo; cercare di raggiungere il paesaggio interiore attraverso percorsi infilandosi nei meandri dell’immaginazione aspirando al primigenio. Ma in ogni attimo c’è l’atto della felicità, dell’amore, del desiderio creativo, della vita, della bellezza. Della luce che illumina il pensiero.

Hai mostre in programma o nuove opere in preparazione?

Di mostre ne dovrei fare diverse ma sono stato sempre riluttante. Sono molto pigro. Fine maggio nel Salento. Poi una a Metz in Francia. Se potessi non le farei, costano soldi e fatica per uno come me che ha sempre preferito agire come un lupo solitario. Avere qualcuno che ti dice fai questo o facciamo quest’altro non fa per me. Li considero disturbatori della mia “quiete pubblica”.

"Paesaggio animistico", acrilico (2017)
“Paesaggio animistico”, acrilico (2017)

Ho dei fumetti da fare. Le promesse vanno mantenute. Purtroppo.

  • Questa credo sia una domanda semplice ma forse dalla risposta difficile: qual è il tuo rapporto con una tela o con un foglio immacolato…e ancor di più, con i tuoi colori?

Quando vedo un supporto che possa essere tela, cartone o foglio, c’è sempre un’immagine della mia mente che ne occupa lo spazio.

La mia testa di visionario è come la bocca di un vulcano che non aspetta altro di vedere il proprio magma. Dipingerei ovunque.

 

 

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