Con la riapertura delle sale cinematografiche la Rubrica online “Piazza Navona” è felice di proporvi nuove prime visioni. Quest’oggi è la volta di “Valley of the Gods” diretto da Lech Majewski. Al cinema dal 3 giugno. Un film tra realtà e onirismo…
La trama

Wes Tauros è l’uomo più ricco del mondo e collezionista d’arte che vive in un misterioso, oscuro e arroccato castello apparentemente nella più completa solitudine. John Ecas, invece, è uno scrittore che, a seguito della turbolenta separazione dalla moglie e in preda a una profonda crisi creativa, si dedica alla stesura della biografia del magnate che lo invita nella sua sfarzosa e sinistra tenuta. Nel frattempo Tauros con la sua industria, che si occupa dell’estrazione dell’uranio, ha deciso di scavare nella Valle degli Dèi, una terra considerata sacra dai Navajo. Questi ultimi, infatti, sono convinti che le rocce di questa terra conservino gli spiriti delle antiche e venerate divinità.
Il trailer
Sul film

Con la riapertura al pubblico delle sale cinematografiche numerose sono le proposte e le prime visioni da scoprire e ammirare sul grande schermo. Tra queste vi è Valley of the Gods che, diretto dal regista, pittore e scrittore polacco Lech Majewski e distribuito da CG Entertainment in collaborazione con Lo Scrittorio, sarà in sala dal 3 giugno.
Non c’è che dire: si tratta di un film altamente sperimentale e autoriale in cui spiccano una regia e una fotografia meravigliose. Lech Majewski, infatti, riesce a catapultarci nelle terre sacre non solo ai Navajo ma anche al genere western rendendo, così, un omaggio alla Storia del Cinema. E non sarà l’unico. A questo si aggiunge l’onirismo di Federico Fellini (chiaro è anche il riferimento a La dolce vita con il “duplicato” della Fontana di Trevi nella tenuta di Tauros), ai lunghi silenzi di Kubrick (pensiamo solo all’inizio di 2001: Odissea nello spazio) ma anche a quelli di Medea di Pier Paolo Pasolini. Ma non è ancora tutto. Valley of the gods nella figura di Wes Tauros ricorda non poco Charles Foster Kane ovvero il protagonista del celeberrimo e memorabile Quarto Potere di Orson Welles. Tanti altri esempi potremmo elencare in tal senso, terminiamo con la coppia Tauros (John Malkovich)/maggiordomo (interpretato da Keir Dullea noto soprattutto per aver interpretato il ruolo di David Bowman nel già citato 2001: Odissea nello spazio) che rimandano alla coppia – televisiva e cinematografica – di Alfred e Bruce Wayne in Batman.

Ma l’opera cinematografica di Lech Majewski si spinge oltre. Talmente oltre che in più punti e in più parti – anche perché il tessuto filmico è suddiviso in capitoli – la trama dimentica e si perde lo spettatore. Lo semina lasciandolo solo a contemplare la magnificenza della magione di Tauros o della vastità della terra dei Navajo. Ma attorno a sé resta l’eco del nulla. Ed è un vero peccato. Il regista pare avesse molto e tanto da dire ma al dunque non ha detto detto nulla. Ha solo accennato dei “discorsi” che non ha completato e che non perdono occasione di disorientare e confondere la comprensione del film. Quest’ultimo, infatti, non sembra essere stato realizzato per il pubblico – certamente non per il vasto pubblico – ma diviene una sorta di manifesto autoreferenziale del regista e artista polacco. Insomma, una summa assai corposa della sua poetica e della sua concezione dell’arte.

Forse è per questo che Valley of the Gods è dominato da molteplici binomi tra loro opposti e contrari: ricco/povero; sacro/profano; sogno/realtà; città/terra incontaminata; dèi/dio denaro; terra sacra/industria… Ed è proprio su questi che poggia l’intera struttura del film.
Purtroppo Lech Majewski si è lasciato prendere troppo la mano concentrandosi esclusivamente sul concetto e sull’estetica privando il suo film di ogni potenzialità e di comprensione. Un’occasione certamente persa poiché i punti di partenza erano tutti validissimi e meritevoli di esplorazione e comprensione.

Ma il regista ha preferito un’altra strada decisamente più impervia e in solitaria: il suo spettatore, infatti, resta a osservarlo da lontano senza comprendere sino in fondo il suo messaggio e la sua storia che, a tratti, diviene così accartocciata su se stessa e incomprensibile da spazientire anche il più paziente degli spettatori conquistato da quei paesaggi che trascinano altrove… in altri film, in altre scene, in altri ricordi filmici. Certamente più comprensibili… Ed è così che regista e spettatore non si incontrano ma procedono ognuno per la propria strada.
Voto 2/5
Scheda tecnica
Titolo originale: Valley of the Gods
Genere: Sci-Fi/Drammatico
Scritto e diretto da Lech Majewski
Cast: Josh Hartnett, John Malkovich, Bérénice Marlohe, Keir Dullea, John Rhys-Davies, Jaime Ray Newman, Joseph Runningfox, Steven Skyler, Owee Rae, John A. Lorenz, Saginaw Grant
Produzione: Angelus Silesius, Royal Road
Prodotto da: Lech Majewski, Filip Jan Rymsza
Produttori Esecutivi: Olga Kagan, Małgorzata Domin, Peter Safran, Natalia Safran
Direttore Della Fotografia: Lech Majewski,Paweł Tybora
Montaggio: Eliot Ems, Norbert Rudzik
Musiche: Jan A.P. Kaczmarek
Production Design: Christopher R. Demuri, Lech Majewski
Costumi: Ewa Kochańska, Eva Minge, Carolyn Leone
Co-Produttori: Jan Harlan, Lorenzo Ferrari Ardicini, Carla Rosen-Vacher, Alyssa Swanzey; Silesia Film – Mariusz Wróbel; Odra Film – Rafał Bubnicki; Fundacja Tumult / Camerimage – Marek Żydowicz; Lumicon – Marcin Malewski; Lightcraft – Daniel Markowicz, Piotr Galon; Ceta Film Studio – Robert Banasiak; Fina – Dariusz Wieromiejczyk; Lorenzo Ferrari Ardicini
Film Cofinanziato da: Polish Film Institute
Line Producers: Brooke Redmon, Dominika Mandla
Paese: Polonia, Lussemburgo, USA
Anno: 2020
Durata: 126 minuti
Data di uscita: 3 giugno 2021