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Letto per voi… “Quell’odore di resina” di Michela Zanarella

La Rubrica online “Piazza Navona” è lieta di ospitare ancora una volta la scrittrice Michela Zanarella e di presentarvi il suo primo romanzo dal titolo Quell’odore di resina (Castelvecchi). E non perdete l’Incontro con l’Autrice!

La trama

Michela Zanarella, “Quell’odore di resina” (Castelvecchi, 2024)

Fabiola è una giovane donna innamorata dell’amore e della poesia. Desiderosa della sua indipendenza e libertà ben presto viene assunta in un mattatoio. La vista costante del sangue, il lavoro duro, la crudeltà e la sofferenza del bestiame da sopprimere sono all’ordine del giorno. Fabiola ha bisogno di altro. A stravolgere la sua vita sono l’incontro virtuale con Angelo, anche lui appassionato di poesia. Tra i due nasce l’amore e la giovane ragazza lascia la sua Padova per trasferirsi dal suo compagno a Torvajanica, non molto distante da Roma. Fabiola sembra aver trovato il suo equilibrio, la sua serenità. Tutto, però, crolla di nuovo quando si innamora di Lorenzo, un carissimo amico di Angelo, da cui si sente (finalmente) compresa nel profondo e protetta. La fine del rapporto con Angelo è inevitabile, ma cosa comporterà tutto questo nella vita della protagonista?

Sul libro

Castelvecchi

Dopo anni e impegno dedicati alla poesia Michela Zanarella – che in passato abbiamo avuto il piacere di ospitare nella nostra piazza virtuale  –  fa il suo esordio nella narrativa con la pubblicazione del suo romanzo Quell’odore di resina edito lo scorso marzo da Castelvecchi e inserito nella Collana “Tasti”.

Centoquindici pagine ci raccontano di una giovane ragazza della provincia di Padova, Fabiola, alle prese con decisioni importanti per la sua vita, i suoi amori, i suoi interessi e il suo impiego all’interno di un mattatoio che segna profondamente il suo vissuto. Forse, è proprio questo lavoro a spingere la protagonista creata dalla penna di Michela Zanarella a compiere determinati passi, a prendere in mano la sua vita anche se questo significa dover – suo malgrado – ferire i sentimenti di qualcuno.

Michela Zanarella, “Quell’odore di resina” (Castelvecchi, 2024)

Sembra fragile Fabiola, in realtà è molto più forte di quanto sembri e pensi. Pur nella sua ingenuità e, molto spesso, nel suo egocentrismo e nella sua vanità. È consapevole della sua avvenenza, ogni uomo che incontra sembra non poterle resistere e questi accadimenti, a volte superflui e non indispensabili all’andamento della narrazione, colorano non poco la storia e le vicende della protagonista. Certo, non ha avuto vita semplice, non è facile lavorare in un mattatoio dove si è a contatto diretto con la sofferenza,  morte e sangue. Forse, sarebbe stato più utile andare a scandagliare e a trattare ancor di più questo aspetto che, a partire della copertina dell’opera, sembra essere il tratto principale e principe della vicenda che ci si appresta a leggere.

Michela Zanarella, “Quell’odore di resina” (Castelvecchi, 2024)

Michela Zanarella fa certamente del suo meglio per rendere il suo romanzo d’esordio funzionale e ben strutturato. Questo arriva ben chiaro al Lettore. Allo stesso modo si percepisce che Quell’odore di resina appartiene a un genere, a uno stile, a una narrazione ben lontani dalla capacità poetica di Zanarella. Ciò non vuol dire che il testo sia privo di elementi validi, al contrario: per l’Autrice è certamente un punto di inizio, un trampolino di lancio per tutto ciò che arriverà e scriverà. Sicuramente arriverà un racconto molto più solido, strutturato a dovere, con personaggi e un tessuto narrativo ancor più caratterizzati e dettagliati.

Ad ogni modo un tratto ben delineato di questo breve romanzo è l’idea di speranza. Sì, perché Fabiola ha questa necessità ben radicata in sé. È speranzosa e desiderosa di guadagnarsi la propria libertà e la propria fetta di felicità. In un certo senso il mattatoio può essere inteso come una gabbia dove tutti, chi più chi meno, ci siamo sentiti rinchiusi almeno una volta nella vita. La protagonista abbandonando il suo lavoro e Angelo, il compagno incontrato in rete con cui ha in comune l’amore e l’interesse per la poesia, si muove in funzione di quella speranza.  Si fa forte e cambia vita ricordando a ogni singolo Lettore che nulla è per sempre e che qualsiasi costrizione o gabbia per quanto dorata può essere infranta e distrutta. Ecco, questo è il messaggio più diretto e più chiaro di Quell’odore di resina. Come si diceva poc’anzi, un ottimo punto di partenza, un buonissimo trampolino di lancio che catapulterà l’Autrice verso la prossima opera.

Incontro con l’Autrice

La scrittrice Michela Zanarella (Per gentile concessione di Michela Zanarella)

Come nasce il progetto editoriale di Quell’odore di resina?

Il romanzo è stato scritto circa quindici anni fa, avevo un’età diversa, una scrittura per alcuni tratti ancora acerba, avevo timore di far leggere il manoscritto a qualche editore. L’ho lasciato nel cassetto per diverso tempo, perché non mi sentivo pronta per fare questo passo verso un altro genere letterario. Mi sono sempre ritenuta più adatta per la poesia, nella narrativa ho tentennato parecchio. Ad un certo punto, però, ho deciso di far leggere il testo a una persona che stimo molto, Michele Caccamo. Gli ho chiesto la massima sincerità e schiettezza, se il romanzo non fosse stato all’altezza lo avrei cestinato. Invece il commento è stato positivo. Poteva funzionare, così abbiamo lavorato insieme per migliorare alcune parti del romanzo e sono molto contenta di aver fatto questa scelta, che mi ha permesso di arrivare alla pubblicazione con Castelvecchi editore.

Michela Zanarella, “Quell’odore di resina” (Castelvecchi, 2024)

Da cosa ha tratto ispirazione per la realizzazione di questo romanzo? Sono presenti elementi autobiografici?

Il romanzo racconta la storia di Fabiola, una giovane donna con tante insicurezze e infiniti sogni. La sua quotidianità è scandita da intere giornate dedite al lavoro in un ambiente poco femminile, un mattatoio, e da pochi momenti di spensieratezza. La cruda realtà lavorativa e alcuni incontri insoliti e particolari, segnano profondamente l’identità della protagonista, fino a renderla consapevole di ciò che conta realmente nella sua esistenza. È una storia che affronta tematiche attuali come la precarietà lavorativa, l’amore, l’amicizia, la violenza, l’esclusione sociale, e che pone al centro il coraggio e la determinazione delle donne. Non manca l’ironia, quel saper sorridere nonostante tutto. Possiamo definirlo un romanzo di formazione che abbraccia la scrittura di genere, ma che non si limita solo al mondo femminile. Ci sono elementi biografici, perché ho lavorato realmente in un mattatoio per sette anni e racconto molto della mia vita.

Noti sono il suo impegno e la sua produzione poetica: cosa l’ha spinta a cimentarsi con uno stile, un genere, una struttura narrativa così diversi dal verso?

Michela Zanarella, “Quell’odore di resina” (Castelvecchi, 2024)

Sono una persona piuttosto curiosa, non mi piace limitarmi nel fare le solite cose. Quindi la scelta di pubblicare un romanzo è stata una sfida. Ho pubblicato numerose raccolte di poesia, qualche testo teatrale, alcuni racconti, anche canzoni. Volevo mettermi alla prova, capire i miei limiti. E al di là del risultato, dal riscontro dei lettori e del mercato editoriale, sono già contenta di quanto sono riuscita a realizzare.

Cosa si augura e si aspetta da questo suo esordio nella narrativa?

Non mi aspetto nulla in realtà. Tutto ciò che arriverà, sarà un dono. Se qualcuno acquista il libro, legge e apprezza, fa indubbiamente piacere, soprattutto se è una persona che non rientra nella cerchia dei contatti personali e delle rare amicizie. Anche un solo pensiero o commento hanno valore. Mi ritengo fortunata di aver potuto fare ciò che amo: scrivere. Le parole sono uno strumento straordinario, possono creare mondi, testimoniare verità. E mi auguro che il viaggio di Fabiola possa continuare.

La scrittrice Michela Zanarella (Per gentile concessione di Michela Zanarella)

Qual è stata la parte più complessa da scrivere e realizzare di questo suo romanzo?

Raccontare alcune situazioni che sono accadute realmente è stato complicato. Ho dovuto compiere uno sforzo enorme, alcune ferite le avevo rimosse, con la scrittura si sono riaperte per farle riemergere alla coscienza. Alcuni fantasmi del passato purtroppo non se ne vanno, vivono con noi silenziosamente.

In Quell’odore di resina diverse volte viene citato Pier Paolo Pasolini: a cosa è dovuto questo richiamo così preciso?

Pasolini è come un primo amore, indimenticabile. Ho iniziato ad appassionarmi alle sue opere e alla sua vita proprio quando sono arrivata a Monteverde, quartiere dove anche lui ha vissuto e dove ha ambientato alcuni dei suoi romanzi. Nel libro è citato perché quando Fabiola attraversa Bologna ricorda l’autore, così come quando arriva a Roma. Anche lui come la protagonista si allontana dalla terra d’origine per stabilirsi nella Capitale. È una coincidenza che riflette molti punti di contatto.

Michela Zanarella, “Quell’odore di resina” (Castelvecchi, 2024)

Fabiola, la protagonista del romanzo, è una donna libera, consapevole delle proprie scelte, forte e, allo stesso tempo, fragile. In che modo si è relazionata a questa donna, quale rapporto è riuscita a intessere con lei in fase di creazione e di stesura del testo?

Fabiola ha molte caratteristiche riconducibili alla mia personalità. Mi assomiglia tantissimo ed è stato piacevole affidarle parti del mio modo di essere, incarna la mia evoluzione interiore. Non c’è finzione o immaginazione, i pensieri di Fabiola coincidono con le mie riflessioni o intuizioni.

Secondo lei, è corretto dire che Fabiola è una perfetta figlia del suo (e del nostro) tempo?

Sì, assolutamente. È una donna del nostro tempo che cerca di affrontare la vita con determinazione, senza arrendersi di fronte alle difficoltà. Non ha pretese, ma la voglia e l’ambizione di continuare a coltivare le proprie passioni.

Michela Zanarella, “Quell’odore di resina” (Castelvecchi, 2024)

Quali sono i suoi prossimi impegni e progetti editoriali?

Uscirà a breve in Argentina una raccolta di poesie bilingue spagnolo/italiano con le traduzioni di Elisabetta Bagli. “La experiencia de la mirada/L’esperienza dello sguardo” esprime ciò che va oltre la semplice osservazione, infatti è una sfida continua cercare di afferrare l’invisibile attraverso la poesia.

 

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