La Rubrica online “Piazza Navona” ha letto per voi rossOscuro. Brevi racconti sul filo dell’inquietudine di Aldo Palmeri (Self Publishing). Undici racconti che sanno di umanità e libertà. E non perdete l’Incontro con l’Autore!
La trama

Undici racconti. Questo è il corpo di rossOscuro. Brevi racconti sul filo dell’inquietudine di Aldo Palmeri. Undici storie che semplicemente raccontano l’umanità: un giovane uomo (dis)illuso e stanco, reduce da una battaglia fuori e dentro di sé; le difficoltà e l’autenticità dello scalare una montagna con le proprie forze e i propri mezzi; la tenerezza del prendersi cura dell’altro; la lotta con i propri fantasmi, veri o presunti che siano; le solitudini di chi ci abita di fronte; la memoria e la conservazione di un momento indimenticabile; la pericolosità di un amore tossico; la lettera di una donna a se stessa ragazza; un amore giunto al bivio che deve capire quale direzione prendere; la memoria contrapposta all’infinità dello spazio; la necessità di avere tutto sotto controllo, anche sé stessi… Tanti protagonisti, tante vite e altrettante storie ci racconta Aldo Palmeri senza mai dare nulla per scontato, senza timore di stravolgere il ritmo e l’andamento narrativo.
Sul libro
Nel 2025 Aldo Palmeri prende il coraggio a quattro mani e autopubblica rossOscuro. Brevi racconti sul filo dell’inquietudine. Un piccolo e agile volume suddiviso in due parti, ovvero Racconti e Postfazioni: Nella prima parte vi sono racchiuse undici storie che, ciascuna a suo modo, mostrano e raccontano la complessa semplicità dell’animo umano. Soprattutto quando è obbligato o è tenuto a relazionarsi emotivamente con gli altri o ad affrontare se stesso e il suo intimo. Nella seconda, invece, l’Autore elabora una sorta di approfondimento dedicato a ciascun racconto che non intende svelare il non detto né dissipare le ombre del testo. È piuttosto un invito ad addentrarsi nelle stanze del sentire da cui le storie sono nate (…).

I racconti che danno vita a questa raccolta sono undici e oltre il doppio sono, in totale, i protagonisti che, pagina dopo pagina, non possono far altro che diventare amici del Lettore il quale diviene loro complice nonché testimone oculare di quanto accade. A volte si vorrebbe anche che il racconto continui e che non si esaurisca in poche pagine proprio per scoprire e conoscere quale saranno l’epilogo e la conclusione della narrazione. Questi, invece, spesso restano a carico del Lettore e della sua immaginazione. Ecco un altro pregio di rossOscuro: la piena libertà lasciata all’esperienza di Lettura la quale può rivolgersi in qualsiasi direzione desideri. Non vi sono limiti né indicazioni.
Ciò viene agevolato dalla scrittura rapida ma precisa di Palmeri. Le frasi brevi, i periodi apparentemente spogli, asciutti e precisi al ritmo di un metronomo interno all’Autore, rendono la lettura assai piacevole e gradevole. Le storie create da Palmeri hanno una loro ragion d’essere, si sente che sono state realizzate con criterio, cura e attenzione. È palpabile il legame e l’affetto che l’Autore ha per le sue creature, per le sue immagini e per il tessuto narrativo che ha creato.

Forse, per quanto riguarda la struttura del testo, sarebbe stato più comodo e funzionale far seguire a ogni racconto la propria Postfazione così da mantenere ancor più lucida e continuativa l’attenzione del Lettore su ciascuna storia senza essere interrotta. In questo modo, si pensa, ogni racconto e il testo nella sua complessità avrebbe avuto il suo ordine, la sua apertura, la sua chiusura e la sua immediata proiezione alla fantasia.
rossOscuro, comunque, resta una lettura assai interessante anche per questo: nulla è dato per scontato e nulla appartiene a un ordine precostituito poiché come scrive Aldo Palmeri nella sua Prefazione:
Non troverete finali rassicuranti, né trame risolte fino in fondo. Troverete piuttosto un invito a stare dentro l’incertezza. A lasciarvi attraversare da ciò che, attraverso le mie parole, sentirete dentro di voi.
Incontro con l’Autore

Come è avvenuto il suo incontro con la scrittura?
Il mio incontro con la scrittura è nato dalla necessità. Ho sempre avuto una certa predisposizione, ma la vita mi ha portato su altre vie. A un certo punto però ho sentito il bisogno di rispondere ad alcune domande che avevo dentro. La scrittura è diventata l’unico spazio dove potevo guardarle in faccia. All’inizio annotavo scene sparse, poche immagini, alcune idee. Poi mi sono accorto che quelle immagini iniziavano a creare delle relazioni tra loro, a prendere una propria forma. Da quel momento non mi sono più fermato.
Come nasce il progetto editoriale di rossOscuro. Brevi racconti sul filo dell’inquietudine?
rossOscuro nasce come una specie di taccuino narrativo: appunti, situazioni, micro-storie che non avevano necessità di diventare romanzi, ma che continuavano a bussare nei miei pensieri. Ho capito che avevano un denominatore comune: l’inquietudine. Non quella urlata, ma quella che ti sfiora e ti cambia la giornata. Il progetto editoriale è nato così: raccogliere queste storie e offrire al lettore un percorso breve, ma ad alta densità emotiva.

Da chi e/o cosa ha tratto ispirazione per la creazione delle storie e dei protagonisti che animano rossOscuro?
Dalla realtà quotidiana. Niente di più, niente di meno. Dalle persone che incrocio tutti i giorni e da quelle che forse non rivedrò mai più. Da gesti insignificanti che diventano fratture insanabili. E da quel momento in cui un’emozione si trasforma in una domanda: “E se dietro questo dettaglio ci fosse qualcos’altro?” I protagonisti di rossOscuro sono persone comuni che vengono attraversate da qualcosa che rivendica il proprio spazio.
Cos’è per lei l’inquietudine, il perno di tutti i suoi racconti di rossOscuro?
Per me è un avvertimento interiore. Un segnale che arriva dal nostro lato più profondo, un invito a non distogliere lo sguardo e a vedere le cose per quello che sono davvero. L’inquietudine non è paura, è allerta, è consapevolezza. È la sensazione che ci costringe a guardare meglio, ad ascoltare ciò che di solito decidiamo di ignorare. Nei miei racconti è la chiave che apre la porta della storia.
Dall’idea alla fase di scrittura: qual è stato il passaggio più complesso da riportare su carta?

Dire il massimo usando il minimo. Nella scrittura ho trovato indispensabile togliere tutto e arrivare all’essenziale. Nei racconti brevi non ti puoi permettere una frase di troppo: o la scena regge, o crolla. La difficoltà maggiore è stata togliere, asciugare.
A ogni racconto rossOscuro corrisponde una postfazione. A cosa è dovuta questa scelta?
Ho scelto di inserire una postfazione per dare al lettore un passo in più, un piccolo varco nel retro della storia. Non per spiegare, ma per suggerire da dove è nata quell’inquietudine, quale scintilla l’ha accesa. È il mio modo di restare accanto al lettore per un istante ancora, senza cancellare il mistero che la storia deve conservare.
Lei scrive romanzi e racconti brevi. In quale stile e genere letterario sente di essere più a suo agio e di far esprimere al meglio i suoi personaggi? E perché?
Il mio genere è sicuramente il thriller, soprattutto psicologico. Mi sento a mio agio sia con i racconti che con i romanzi, ma sono due cose molto diverse. Confesso che nei racconti brevi c’è una verità che mi assomiglia molto: l’urgenza. Il romanzo mi permette di costruire un mondo, mentre il racconto mi costringe a incidere con poche parole. Quando devo lavorare sull’inquietudine, la forma del racconto breve è un bisturi molto più affilato.

Al termine della lettura di rossOscuro cosa vorrebbe che rimanesse nella mente del Lettore?
La sensazione di aver intravisto qualcosa a cui non si riesce a dare ancora un nome, ma che non è più possibile ignorare. Se un lettore, chiudendo il libro, guarda un po’ diversamente un gesto, una stanza, una persona… allora rossOscuro ha fatto il suo lavoro. Vorrei che al lettore restasse la vibrazione di una emozione.
C’è ancora qualcosa che vorrebbe dire o far dire ai protagonisti di rossOscuro?
Ci ho provato più volte, ma i protagonisti dei miei racconti e dei miei romanzi parlano quando vogliono loro. Alcuni hanno già detto tutto. Altri potrebbero tornare in altre forme, in altri libri o altri racconti.
Quali sono gli Autori e le opere che hanno formato il suo essere lettore e scrittore?

Senza alcun dubbio Raymond Carver per il non detto. In generale la narrativa breve americana, che mi ha insegnato la potenza della sottrazione come forma di verità narrativa. Stephen King per la capacità di trasformare la normalità in minaccia concreta. Ken Follett per il ritmo. Donato Carrisi per la tensione e la costruzione delle trame. Se devo indicare un libro, invece, non posso dimenticare Il mondo in un tappeto di Clive Barker: una storia che mi ha insegnato quanto l’ordinario possa nascondere un mondo intero.
Come descriverebbe il suo stile di scrittura?
Sicuramente asciutto, diretto, guidato dai dettagli. Preferisco suggerire invece che spiegare. Mi interessa la tensione che nasce dalle piccole cose, dai silenzi. Cerco una scrittura che non faccia rumore, ma che lasci un’eco.
Quali sono i suoi prossimi impegni editoriali e professionali?
Sto lavorando a un romanzo thriller e alla revisione di una nuova raccolta di racconti brevi. Parallelamente sto curando alcuni progetti di promozione legati a rossOscuroe collaborazioni con siti e realtà editoriali. Il mio obiettivo è continuare a costruire una presenza solida come autore, un passo alla volta.






