La Rubrica online “Piazza Navona” è felice di ritrovare Stefano Tevini e di presentarvi il suo Manuale diffuso del guerrigliero psichico (D Editore), romanzo distopico e fantascientifico nonché primo capitolo di una nuova saga. E non perdete l’Incontro con l’Autore!
La trama

Manuale diffuso del guerrigliero psichico di Stefano Tevini ci catapulta in un futuro distopico assumendo tutti i tratti di un manifesto politico e, come ben suggerisce il titolo, di un vero e proprio manuale da seguire per insorgere e riconquistare la libertà. Di questo sono consapevoli cinque studenti e il loro professore, i cosiddetti “portatori di diapason”. Si tratta di essere umani modificati in grado di leggere la mente altrui, di proiettarsi in posti diversi, di influenzare la propria emotività e i sentimenti, di connettersi a distanza sia tra loro sia con i dispositivi elettronici. Sono degli umanoidi che da troppo subiscono angherie di ogni genere e, se scoperti, sequestrati e – nella migliore delle ipotesi – utilizzati per esperimenti. Ma è arrivato il momento di ribellarsi, di uscire finalmente allo scoperto, di riconquistare non solo la propria libertà ma anche la propria identità. Ecco perché è così prezioso Il manuale del guerrigliero psichico. Ed ecco perché il professore deve addestrare e impartire lezioni speciali ai suoi studenti. Il momento della riscossa sta arrivando. L’Ora X è sempre più vicina. E voi siete pronti a unirvi a questa battaglia?
Sul libro

Ad aprile 2025 D Editore pubblica Manuale diffuso del guerrigliero psichico di Stefano Tevini inserendolo nella Collana di letteratura fantastica Intermundia. Si tratta del primo capitolo della sua nuova saga dello scrittore e wrestler bresciano in bilico tra distopico e fantascientifico, tra il fumetto e manifesto sociopolitico. E non c’è che dire: la scrittura e le idee di Tevini sono e restano una garanzia.
L’Autore questa volta ci porta in un futuro distopico (forse neanche troppo) i cui protagonisti – un gruppo di studenti e il loro professore – sono considerati il prossimo scalino dell’evoluzione umana. Si tratta di persone dotate di un normale aspetto ma modificate nella mente e nel sistema nervoso. Sono esseri dotati di diapason ovvero di una vibrazione che consente loro di fare tante cose. Alcuni di noi possono leggere la mente e proiettare la loro presenza a grandi distanze, alcuni di noi sentono le emozioni di chi sta loro intorno e possono calmare una persona troppo nervosa o farle passare la paura in una situazione di emergenza, altri ancora sono in grado di comunicare con gli apparecchi elettronici.

Questi umanoidi, però, ormai stanchi di essere vessati, sequestrati, usati come cavie da esperimento se non peggio, decidono che è arrivato il momento di ribellarsi, di affermare la loro esistenza e di riprendersi i propri spazi. Così, tra una lezione e l’altra, il professore seguendo il Manuale diffuso del guerrigliero psichico istruisce e prepara i suoi ragazzi alla rivolta in un mondo che ha il Ponte sullo Stretto di Messina (!) intitolato a Oriana Fallaci e dove i secessionisti americani sono pronti a riconquistare e a riappropriarsi del Paese.
Al di là di questa storia, non troppo visionaria né tanto distopica come dovrebbe o si vorrebbe, Stefano Tevini traendo ispirazione dal mondo dei fumetti (Mind MGMT di Matt Kindt e Grant Morrison) e dal romanzo Turner Diaries di Andrew McDonald (pseudonimo di William Luther Pierce) pubblicato nel 1978, porta alla nostra attenzione il nostro presente, le nostre difficoltà nonché le nostre paure. Stefano Tevini, come già accaduto nei suoi precedenti romanzi e racconti di cui la Rubrica online “Piazza Navona” ha sempre avuto il piacere e la gioia di raccontare, attraverso il suo stile asciutto e accattivante conquista il Lettore, lo inchioda e lo porta con sé fino alla fine del suo racconto e anche oltre. L’Autore, pagina dopo pagina, conferma la sua presenza mai invadente ma sapiente e granitica divenendo una sicurezza, un punto di riferimento in tanto silenzioso chiasso, nel caos calmo che invade la sua storia e i suoi personaggi.

Durante la lettura è impossibile non ritrovare qualche tratto di noi stessi, del nostro presente e del nostro recente passato. Siamo esseri in divenire e maturiamo in consapevolezza e spirito critico assieme agli studenti più ribelli del panorama letterario contemporaneo. Una lotta per l’autoaffermazione. Una ribellione per riconoscersi e farsi riconoscere. E l’Ora X cui si preparano gli studenti non è altro che la nostra Ora X. I protagonisti di Manuale diffuso del guerrigliero psichico hanno raccolto il coraggio necessario per affrontare la loro battaglia e imporre la loro esistenza, la loro identità? Ma noi… noi siamo abbastanza forti e preparati per seguirli e per far scattare la nostra Ora X (di qualsiasi genere essa sia)?
E adesso non ci aspetta che attendere il secondo capitolo di questa sorprendente saga che – certamente – conquisterà cuore e testa di molti lettori. Beh, forse quel distopico (ancora una volta, forse poi non troppo) ha davvero grandi capacità di connessioni intellettuali.
Incontro con l’Autore

A distanza di un anno dal suo saggio White Power è tornato al romanzo e alla distopia. Come sono nate l’idea e il progetto editoriale di Manuale diffuso del guerrigliero psichico?
Diciamo che nel Manuale diffuso del guerrigliero psichico confluiscono tanti degli elementi che mi caratterizzano come scrittore, perché quelli sono i temi che voglio trattare e quelle sono le storie che voglio raccontare. Non ho fatto altro che assemblarli, inizialmente per una collana di racconti medio lunghi, inizialmente il libro era infatti molto più breve, poi però il mio amico Claudio Kulesko stava portando avanti Metatron, un interessantissimo progetto di speculative fiction on line, una rivista (ancora on line a questo link: https://metatron7772.wordpress.com/) che ha raccolto tanta narrativa fantastica come non la si vede in giro. Su Metatron il Manuale diffuso del guerrigliero psichico è stato pubblicato a puntate, una pratica non così comune al giorno d’oggi, ed è piaciuto parecchio. Da Metatron, Claudio è diventato il curatore di collana per Intermundia, il progetto con cui D Editore entra nel mondo del fantastico (direi pure un po’ a gamba tesa e dito medio alzato), di cui il Manuale diffuso del guerrigliero psichico è stato uno dei primi titoli dopo una revisione che lo ha reso più corposo, diciamo a livello di un romanzo breve. Abbiamo insomma una storia che si è evoluta nel tempo e, assumendo forme diverse a seconda del bisogno, ha raggiunto il suo stadio maturo nell’editoria tradizionale.

Nella prefazione del Manuale diffuso del guerrigliero psichico afferma di aver tratto ispirazione dal fumettista Matt Kindt, da Grant Morrison e dai Turner Diaries di Andrew McDonald. Ecco, in che modo ha trasformato la sua ispirazione all’interno del suo testo?
Come anticipato nella domanda precedente, nel Manuale diffuso del guerrigliero psichico ho messo tanti degli elementi della mia personale enciclopedia, ivi compresi alcuni autori che, per un motivo o per l’altro, mi hanno ispirato. Da Grant Morrison ho preso il modo di raccontare complesso, stratificato, denso e allo stesso tempo pop, con l’atteggiamento che porta a spingere costantemente l’acceleratore per portare le idee alla loro massima capacità espressiva. Di Matt Kind ho preso diverse idee geniali da un’opera in particolare, Mind MGMT, che è forse il singolo lavoro a cui il mio ultimo romanzo deve di più insieme a Invisibles di Morrison, l’idea di fare fantascienza con questo ritmo pazzesco da thriller e, in particolar modo, l’espediente narrativo del Manuale stesso. Kindt lo accenna appena, io lo prendo e lo espando fino a farne una delle chiavi di volta del mio world building, quella parte che sfocia un po’ nella theory fiction. Morrison e Kindt sono fumettisti, io per lo più un romanziere, quindi ho adattato i concetti al mio medium, il che per me è stato facile perché la mia prosa prende molto dai fumetti: l’impatto visivo delle immagini, la rapidità dei dialoghi, l’attenzione al ritmo. I Turner Diaries li ho presi a riferimento per spirito di contrasto. Con White Power ho lavorato tanto sulla letteratura dell’estrema destra e Andrew McDonald è un po’ lo stregone maledetto che ha creato l’incantesimo più potente di coloro che, politicamente, sono miei nemici. Questo romanzo, iTurner Diaries ha celato (e nemmeno troppo) in sé un manuale, un libro che parla di politica. Io ho voluto fare la stessa operazione ma con le mie idee, in aperto contrasto con i Turner Diaries. Matt Kind e Grant Morrison sono i miei numi tutelari, Andrew McDonald il demone che voglio combattere.

In Manuale diffuso del guerrigliero psichico quanto c’è della nostra realtà e del nostro quotidiano uso spasmodico della tecnologia?
Molto, moltissimo. Il razzismo, la tecnologia della sorveglianza, la necessità di unità e di una cultura condivisa da parte di chi si oppone al sistema. Ma anche un certo modo di intenderla, la tecnologia, non solo in senso fisico, ma in generale come ingegno applicato, come dispositivo immateriale, come management dell’informazione. Un linguaggio in codice è una tecnologia, per esempio, e qui ne faccio largo uso.
All’interno del suo romanzo si trovano anche riferimenti che fanno pensare al periodo del Covid con conseguenti quarantene e periodi di isolamento. È corretto o si tratta solo di una suggestione?

Il COVID non è una tematica che intendevo trattare direttamente ma è innegabile che quel periodo ha lasciato nell’inconscio collettivo, e nelle menti di ognuno di noi, traumi profondi che gli esseri umani finiranno di studiare e di capire tra molto tempo, non escludo che chi legge queste righe qui e ora non vedrà mai la piena e profonda comprensione del fenomeno, quindi non è improbabile che qualcosa di quel periodo sia filtrato nella mia narrazione.
Il Manuale diffuso del guerrigliero psichico è il primo volume di una saga. Può anticiparci qualcosa in merito?
Ah! Curiosi! Sì, l’idea è di espanderne l’universo narrativo. D Editore, nel suo lavoro sulla narrativa, non si vuole fermare ai romanzi standalone ma cerca universi, letteralmente proprietà intellettuali (in gergo IP) da cui trarre diverse opere molteplici forme. Certo, l’idea iniziale non era questa ma l’appetito vien mangiando. Diciamo che il prossimo volume porterà avanti la storia del mondo del Manuale diffuso del guerrigliero psichico ma con svolte (spero) inaspettate, l’atmosfera sarà certamente diversa ma al tempo steso i lettori ci si ritroveranno.
Quale vuole essere il messaggio del Manuale diffuso del guerrigliero psichico?

Ammesso e non concesso che ci salveremo, non ci salveremo da soli. Ci salveremo come specie, ci salveremo come collettività, agendo per gli altri e non a discapito degli altri. E lo faremo se saremo in grado di immaginare il futuro. Collettività. Immaginazione. Recupero della dimensione politica. Non sarà semplice, non sarà il proverbiale pranzo di gala, ma solo con questi elementi potremo sperare di farcela.
Nel suo romanzo la lotta si compie attraverso la mente, la cultura… Non a caso molti passaggi della vicenda hanno luogo nell’ambiente scolastico. Potrebbe essere questa la vera rivoluzione del prossimo futuro?
Il fatto che i regimi autoritari si interessino in un modo o nell’altro della scuola, e il capitalismo globale lo è, non è niente affatto casuale. La scuola ha un enorme potenziale per quanto riguarda la crescita, l’emancipazione e la presa di coscienza delle persone. La scuola è legata strettamente all’idea di futuro e mettendoci sopra le mani, sia per potenziarla che per depotenziarla, parte sempre dall’intenzionalità di agire sul futuro. Le tattiche per smorzarne il potenziale sociale sono tante e subdole, una su tutte l’aver reso popolare il pensiero velenoso che l’ignoranza sia una forma di autenticità e di libertà.

I mondi distopici che ha creato attraverso i suoi libri e la fantasia, secondo lei, sono davvero tanto distopici o c’è una (seppur) minima possibilità che qualcosa da lei pensato possa tradursi in realtà?
Sta già succedendo. Il genocidio in Palestina è solo una delle espressioni più palesi e sempre più complesse da nascondere di quel che accade oggi e non l’unica. Il capitalismo della sorveglianza, per dirla con Shoshana Zubhof, è un organismo in crescita che evolve a una velocità spaventosa con una pervasività di cui siamo consapevoli solo in parte, e che rende palese la necessità di tattiche e linguaggi che permettano di creare spazi di libertà e vie di fuga. Chi pensa che succederà forse domani è rimasto indietro.
Qual è stata la fase o il passaggio della sua storia più complessa da realizzare e “riportare su carta”?
Devo dire che mi è venuto tutto piuttosto naturale, stavolta ho nuotato nel mio elemento naturale. Potrei dire che, quando il racconto ha iniziato la sua trasformazione in romanzo, ho dovuto escogitare una soluzione che non fosse il semplice allungare il brodo, tutta la parte degli scenari simulati è un’aggiunta successiva alla prima versione che era composta quasi solo dalle parti d’azione, ma anche aggiungere questo ulteriore strato di complessità non mi è costato fatica. Diciamo che essendo nato per gioco Manuale diffuso del guerrigliero psichico mi ha divertito fin da subito e quando mi diverto la mia scrittura scorre più rapidamente e senza intoppi.

Quali sono i suoi prossimi progetti editoriali?
Il legame con D Editore è solido sul piano professionale oltre che su quello umano, e abbiamo progetti a lungo termine. Sto lavorando al romanzo che espande la lore di un’altra IP, che parte dal gioco di un fighissimo studio che produce materiale pazzesco, e ho assunto il ruolo di consulente creativo per l’espansione dell’IP legata alla serie di romanzi di un importante autore italiano di fantascienza. Non sono certo di quanto mi posso sbottonare ma se mi seguite saprete presto di cosa sto parlando. A parte questo ho in cantiere un secondo saggio, questa volta sulla speculative fiction dei cristiani evangelici americani, e una raccolta di racconti per una collana molto nelle mie corde. Insomma, mi annoio facilmente e mi devo pur tenere occupato, no?



