La Rubrica online “Piazza Navona” ha letto per voi Il commissario Ferramonti. Un giorno nero alla hijumara di Antonia De Gattis (Castelvecchi). In un paesino della Calabria una ragazza viene trovata senza vita: omicidio o suicidio? È il commissario Ferramonti a dover risolvere questo e… anche altri misteri. E non perdete l’Incontro con l’Autrice!
La trama

Perfezione, Calabria. Una domenica mattina. Dopo due giorni di pioggia incessante alla hijumara (un breve ma ampio e ciottoloso corso d’acqua) viene ritrovato il corpo senza vita di una giovane donna, Lucia Caruso. È molto bella ed è vestita con un lungo abito bianco che le lascia scoperti i piedi. Immediatamente viene contattato il commissario Ferramonti: un uomo apparentemente solido, innamorato della generosa e comprensiva Lavinia, affetto dalla Sindrome di Asperger e che nasconde in sé un misterioso dolore. Recatosi sul posto, Ferramonti intuisce subito che questo caso non sarà facile da risolvere e, andando anche contro il volere dei suoi superiori, decide di seguire il suo istinto e procedere con indagini supplementari. Inevitabilmente questo percorso lo porterà ad affrontare una pagina oscura della sua vita personale che ha influito molto sulla sua crescita personale. Ma come è morta la giovane Lucia? E perché? E quale mistero nasconde in sé Ferramonti? Potrà finalmente liberarsi e riappacificarsi con gli oscuri e vaghi ricordi del suo passato?
Sul libro
Nel luglio 2024 Castelvecchi pubblica nella collana “Tasti” il primo romanzo della leccese – ma calabra di adozione – Antonia De Gattis dal titolo Il commissario Ferramonti. Un giorno nero alla hijumara. De Gattis, infatti, arriva a questa sua prima opera di narrativa dopo aver pubblicato, nel 2023, la raccolta poetica Eternità (Città del Sole Edizioni).

Il commissario Ferramonti. Un giorno nero alla hijumara è un testo breve (poco più di cento pagine) ma racchiude in sé una buona storia e una certezza: il grande desiderio che De Gattis ha di raccontare. Ciò, naturalmente, porta in evidenza alcuni punti di forza e di debolezza della storia stessa. Tra i punti di forza vi è lo scheletro della vicenda. Antonia De Gattis ha pensato e immaginato una storia densa di colpi di scena, spunti interessanti, un doppio piano narrativo e una discreta fluidità nel racconto. Tra i punti di debolezza, invece, vi sono la “fretta” – a un certo punto della storia – di voler (o dover) concludere il caso di Ferramonti, dei dialoghi non troppo riusciti, una fragilità psicologica dei personaggi (forse, ad eccezione dello stesso commissario Ferramonti), il non aver insistito sul doppio piano narrativo. De Gattis ha seminato bene nel suo testo ma non ha aspettato che il raccolto fosse maturo. Ha “solo” anticipato un poco i tempi. Ciò significa che ha tutte le qualità e le possibilità di prendersi il proprio tempo, di lavorare con il suo materiale di scrittura, di giocare sapientemente con il suo stile narrativo.

Tutti questi elementi ci sono… l’Autrice, a nostro parere, dovrebbe dar loro un più ampio respiro. Il commissario Ferramonti, in particolar modo, colpisce per la sua umanità, per il suo io nascosto, per la sua sensibilità e il coraggio di mostrarsi per ciò che realmente è. Verrebbe quasi da dire che è “uno di noi” con tutti i suoi dubbi e le sue insicurezze e senza la pretesa di avere la verità in tasca. Questo è un fatto che accomuna molti poliziotti, commissari e simili contribuendo a creare anche un fastidioso distacco con il Lettore che, spesso, pare ritrovarsi nella posizione di un suo subordinato.
Antonia De Gattis, invece, ha abbozzato (perché siamo certi che la sua scrittura e i suoi personaggi cresceranno ed evolveranno) il ritratto umano ed emotivo di un personaggio che potrebbe regalare, anzi regalerà, molte sorprese. Scrivere è un dono, ma è anche il risultato di buone letture e tanto esercizio. L’umanità, la generosità e l’onestà, anche nella scrittura, non si insegnano né si imparano. Ci si nasce. Antonia De Gattis possiede tutto questo. Quindi, la sua strada come scrittrice non può che essere lunga e ricca di soddisfazioni.
Anche per tutto questo Il commissario Ferramonti. Un giorno nero alla hijumara merita di essere letto. Nelle sue pagine traspaiono la volontà, la forza, il desiderio e le capacità di questa scrittrice di cui sentiremo parlare in futuro.
Incontro con l’Autrice

Come è avvenuto il suo incontro con la scrittura?
Ho sempre desiderato scrivere e prima di diventare una scrittrice sono stata una lettrice affamata di storie. Leggere inevitabilmente mi ha portato in questa direzione, quella di voler raccontare a mia volta delle storie.
Come è nato il progetto editoriale di Il commissario Ferramonti. Un giorno nero alla hujumara?
Desideravo raccontare la complessità della mia regione, la Calabria e per farlo mi serviva una storia credibile.
Da chi o cosa ha tratto ispirazione per la creazione del commissario Ferramonti?
Quando ho deciso di scrivere la storia il protagonista era lì che mi parlava, era come se mi stesse aspettando da tempo. Inevitabilmente mi è stato d’ispirazione il commissario Montalbano.

Nel suo breve romanzo interessanti sono i riferimenti autobiografici come la Sindrome di Asperger, ma anche la legge Basaglia, la musica di Bruce Springsteen, l’Amleto di Shakespeare, Furore di Steinbeck e il dipinto Ophelia di John Everett Millais. Come è riuscita a trovare il giusto equilibrio tra tutti questi elementi e la loro perfetta aderenza alla sua storia?
Mentre scrivevo mi sono resa conto di quanto la figura del commissario, così schivo e introverso, in fondo mi somigliasse, di come fosse in realtà una sorta di mio alter ego letterario. Anche io ho la Sindrome di Asperger e penso che se ne parli poco, che sia poco conosciuta. Tutti gli altri elementi si sono incastrati come un puzzle. Ogni elemento ha trovato il suo giusto posto.
La sua terra di adozione, la Calabria, quanto influenza e ispira la sua scrittura?
Io mi sento calabrese anche se sono nata nel nord Italia. Sono figlia di genitori emigrati al nord per lavorare e che a un certo punto decisero di tornare in Calabria. Inizialmente non volevo parlare della mia regione, cercavo altrove i miei riferimenti senza trovarli. Poi mi sono resa conto che non si può fuggire dalle proprie origini, dalle proprie radici. La complessità di un territorio come la Calabria, bella e controversa allo stesso tempo, mi è stata di ispirazione per il romanzo, anzi si può dire che la Calabria è in un certo senso coprotagonista.

Dalla fase di ideazione a quella di stesura, qual è stato il passaggio narrativo più complesso da tradurre su carta?
Sicuramente mantenere un buon ritmo per tenere il lettore incollato alle pagine.
Quali sono gli autori e le opere che hanno formato il suo essere lettrice e scrittrice?
Ho adorato per la narrativa Baricco, Murakami e Camilleri, che reputo il mio maestro. Per la poesia Alda Merini e Louise Glück.
Il commissario Ferramonti. Un giorno nero alla hujumara è il suo primo romanzo. Nel 2023, invece, è stata pubblicata la sua raccolta poetica Eternità. Romanzo e poesia. Versi e prosa. In quale stile e ambito letterario sente di essere più a suo agio? E perché?
Mi sento a mio agio sia con la poesia che con la narrativa. In fondo anche Camilleri esordì con una raccolta di poesie e quando scriveva i suoi romanzi li suddivideva in 18 capitoli che definiva “la sua metrica”. Anche io, riconoscendo in lui un maestro, ho mantenuto una metrica di 18 capitoli.

Sono previste altre indagini del commissario Ferramonti?
Sì, il personaggio del commissario Ferramonti ha ancora molto da dire.
Quali sono i suoi prossimi impegni e progetti editoriali?
Posso solo dire che attualmente sono in una fase di scrittura.
















