La Rubrica online “Piazza Navona” ha letto per voi Poison di Andrea Mauri (Edizioni Extempora). Un romanzo su uno speciale rapporto madre-figlio tenuto ancor più unito da un profumo dalla fragranza senza tempo. E non perdete l’Incontro con l’Autore!
La trama

È una pozione magica: modella i corpi, alleggerisce le azioni e sospende l’aria che soffia dalle finestre del corridoio. Ha il potere di tenermi legato pure adesso che sono adulto.
Beatrice è un’anziana veggente, appassionata di tarocchi, per passione e passatempo, e perdutamente innamorata del suo profumo Poison. Ha problemi con i ricordi e la memoria e ormai da anni è ricoverata in una clinica e solo la fragranza del suo profumo sembra tenerla a contatto con la sua vera vita. Antonello è suo figlio, premuroso e attento. Trascorre con lei gran parte del suo tempo cercando di farle ricordare il passato e il loro rapporto madre-figlio attraverso trucchi, scenette, i racconti dei pomeriggi trascorsi a far le carte con le amiche, dei viaggi, degli amori, della famiglia. In clinica, Gabriele (medico della signora Beatrice) si innamora di Antonello il quale confida i suoi sentimenti e il suo stato d’animo alla cugina Silvia, anche lei presente con la zia. Inevitabilmente si arriva a un bivio: Antonello non solo deve trovare il coraggio di esporre i suoi sentimenti e il suo essere al medico, ma deve confessarlo anche a sua madre. Nonostante tutto. Ma c’è un grande dubbio: in quanto veggente, Beatrice sa chi è veramente suo figlio? O ha preferito far finta di niente? È possibile nascondere a chi si ama, anche se dotato di “poteri soprannaturali”, la propria essenza e la propria personalità?
Sul libro

Se solo mia madre mi avesse trasmesso la sua veggenza! Mi avrebbe aiutato a capire la mia anima contorta e suggerito la direzione da prendere quando mi sentivo l’unico al mondo.
A febbraio 2025 Extempora Edizioni pubblica Poison, di Andrea Mauri. Ventisette brevissimi capitoli in cui l’Autore, con grande maestria e capacità narrativa, tesse una storia a tratti arcana e magica, a tratti profondamente intima e delicata.
Una madre affetta da demenza senile, un figlio omosessuale e un nuovo amore che si affaccia all’orizzonte. Sullo sfondo una vita fatta di tarocchi, di pensieri detti, non detti, di ricordi limpidi e sbiaditi, di segreti svelati, magicamente scoperti e, forse, ignorati. In fondo, per difendere sé stessi ogni trucco è lecito. Forse, è proprio grazie a uno di questi trucchi che Beatrice scopre o intuisce l’omosessualità del figlio. Forse, facendosene anche una colpa e divenendo la causa della fine di ogni rapporto di Antonello con un uomo. Lei, la madre. Lei che, facendo i tarocchi al figlio, aveva scoperto il Mondo, la carta più bella, quella con più possibilità.

Così, Mauri attraverso i sentimenti e i ricordi di Antonello, ricostruisce un rapporto madre-figlio fatto di pomeriggi spiati, di momenti di tenerezza, di preoccupazione, di rabbia, di dolcezza, di silenzi mai raccontati, di abbracci che pure non sono stati sufficienti a riparare dalla solitudine e dal desiderio di un “frammento amoroso”. E, ancora, attraverso questi ricordi permette ad Antonello di proiettarsi verso il futuro abbandonandosi a quei due secondi che sono sufficienti per scegliersi o rifiutarsi (…) Due secondi che potrebbero scandagliare l’intera esistenza.
A tenere unite queste due esistenze e a legarle indissolubilmente è il profumo Poison, il preferito di Beatrice, che indossa in quantità industriali, forse, per non staccarsi dai suoi ricordi e dalla sua stessa vita. Eppure, questa fragranza ha lo stesso effetto su Antonello il quale ne resta ammaliato, soggiogato e incantato. Come accade in Proust, Poison diviene allo stesso tempo stimolo e veicolo del racconto. Lì dove tutto nasce e tutto torna. Un aroma, un elemento impalpabile e invisibile diviene il vero motore e protagonista di un breve romanzo che in sé racchiude l’intima essenza di un microcosmo familiare ma un macrocosmo di uno spaccato della nostra società.

Mauri con sapienza, sensibilità e delicatezza riesce a raccontare di veggenza, la demenza senile e omosessualità, tre argomenti che – pur inspiegabilmente – ancor oggi sono considerati tabù. L’Autore, invece, per nostra grande fortuna, vede e va oltre. Racconta di una nascente storia d’amore, di passate delusioni e ferite profonde; racconta di un fantasma che non sembra voler abbandonare il suo territorio e che è ancora deciso a far paura. Narra del pudore dei sentimenti e di quell’amore tra madre e figlio che diviene sublimazione, soprattutto quando si è davanti alla malattia e alla fragilità.
Poison è un piccolo gioiello narrativo forte della sua autenticità e della genuina sincerità. Un testo costruito con una tale armonia da avvolgere il Lettore nella sua trama senza che questi se ne accorga. Un libro che ha anche il suo profumo che non è quello delle pagine, ma di quel dolce “veleno” (traducendo il titolo del romanzo) che dà essenza, forma, robustezza, sapore e aroma alla nostra stessa vita. Ciascuno la sua. Libera da ogni fantasma.
Incontro con l’Autore

Come è avvenuto il suo primo incontro con la scrittura?
L’ho presa un po’ alla lontana. Dopo la fase, credo comune a parecchi adolescenti, di avere un diario segreto, durante gli studi universitari ho iniziato a collaborare con dei giornali di quartiere, passando poi per le radio locali. Avevo già in mente delle storie, alle quali pensavo e ripensavo, fino a quando ho trovato il coraggio di scriverle. Mi sono lanciato grazie anche a laboratori di scrittura e a corsi di scuole di scrittura, che mi hanno aiutato ad avere una visione generale sul mondo dell’editoria.
Come è nato il progetto editoriale di Poison?
La storia dei tarocchi, uno degli elementi del romanzo è vera. Mia madre leggeva le carte alle amiche e l’atmosfera magica che si creava in casa mi ha sempre affascinato. Il ricordo è tornato all’improvviso, credo stimolato da un corso che frequentavo di scrittura e tarocchi, e così ho voluto metterlo nero su bianco. Mi interessava poi esplorare i segreti del cervello colpito da demenza senile e come tali segreti si sarebbero intrecciati con quelli della veggenza. Sullo sfondo la ricostruzione di una memoria familiare. Che cosa sarebbe potuto uscire dalla fusione di questi elementi?

In Poison numerosi sono i riferimenti alla pittura di Van Gogh, Magritte, Turner… A cosa è dovuta questa precisa scelta artistica e narrativa?
Non è stata una scelta fatta a tavolino. Scrivendo alcune scene, il riferimento a questi pittori è arrivato spontaneamente. Descrivendo i dettagli di luoghi o di emozioni, mi sono venute in mente le immagini dei quadri che avevo visto e apprezzato ed ecco che la trascrizione di quelle sensazioni è entrata nel romanzo.
Poison racconta di tre “tematiche” considerate, ognuna a suo modo, dei tabù: la demenza senile, l’omosessualità e la cartomanzia. In che modo è riuscito a mescolare tra loro tre sfere così delicate in perfetta armonia?
Come dicevo prima, l’intreccio tra demenza senile e cartomanzia/veggenza si regge sul comune mistero della mente. Poi c’è il tema dell’omosessualità di Antonello, il figlio della veggente Beatrice. In un certo senso è il terzo mistero, non perché l’omosessualità sia qualcosa di incomprensibile da respingere, ma perché nelle dinamiche familiari dei protagonisti Antonello non ha mai compreso che cosa la madre sappia veramente di lui, oltre a ciò che il figlio le ha già raccontato. Immagino che l’armonia cui lei si riferisce si fondi proprio sul mistero, anche se tale equilibrio potrebbe cambiare da un momento all’altro, perché basata su un elemento fumoso, quale il mistero.

I profumi sanno essere come la madeleine proustiana, ovvero in grado di suscitare e mantenere vivi i ricordi e la memoria. Nel suo romanzo, Poison tende ad avere questo stesso “potere”?
Proprio così, al punto che ho voluto intitolare il romanzo con il nome del profumo che Beatrice usa ossessivamente. Due sono gli oggetti cui la donna si aggrappa nella speranza di contrastare la perdita della memoria: il mazzo di tarocchi e le boccette di profumo. Il gesto compulsivo di cospargersi la testa di Poison riporta Beatrice al passato, non solo lei. Pure Antonello compie il viaggio della memoria, quando abbraccia la madre e sprofonda nel profumo, la stessa sensazione di quando era bambino e Beatrice lo prendeva in braccio. L’incontro ravvicinato con Poison crea mondi e fantasie che non lo hanno mai più abbandonato.
Dall’idea alla fase di scrittura: qual è stato il momento o lo stato d’animo più complesso da tradurre su carta? E perché?
Il senso di colpa di Antonello di non fare abbastanza per la madre. La sua dedizione, a tratti eccessiva, nell’ accudire Beatrice rischia di fargli perdere la testa. Sentivo la sua inquietudine, mentre scrivevo, e lo vedevo aggirarsi per la clinica, fare avanti e indietro nella stanza della madre, portare oggetti, inventarsi giochi. Questo volevo tradurre su carta, senza tradire il personaggio.

C’è ancora qualcosa che vorrebbe dire ai protagonisti di Poison?
Nonostante il dolore, nonostante la sofferenza, nonostante i momenti difficili, la famiglia di Poison è stata fortunata a vivere in un alone di magia, di impalpabile essenza. Hanno avuto l’opportunità attraverso la veggenza di costruirsi mondi paralleli, di immaginare altre vite, quando la realtà cominciava a farsi insopportabile.
Quali sono gli Autori e le opere che hanno formato il suo essere lettore e scrittore?
A scuola era affascinato dalla poesia di Leopardi. Poi, la sera prima di addormentarmi leggevo le avventure marine di Joseph Conrad. Sono poi arrivati Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini, Philip Roth e tanti altri.
Lei si è dedicato in particolar modo alla scrittura di romanzi e racconti. In quale genere e stile letterario sente di essere più a suo agio? E perché?

Procedo sempre per racconti, anche quando scrivo romanzi. Le scene di un romanzo in fondo non sono altro che tanti racconti intrecciati tra di loro. E la forma del racconto è la più complicata. Abbiamo a disposizione poco spazio per raccontare un mondo, per aiutare il lettore a immergersi immediatamente nell’atmosfera della storia, per descrivere i personaggi. Secondo me, il racconto aiuta a essere più precisi.
Quali sono i suoi prossimi impegni professionali ed editoriali?
Il prossimo anno dovrebbe uscire un romanzo sempre incentrato sulla malattia: il dialogo di un uomo con la sua malattia. Quindi la malattia come alter ego, come specchio e non come nemico da combattere, secondo una terminologia bellica che non mi piace affatto.





