Letto per voi… “Le dita mozzate” di Hannelore Cayre

La Rubrica online “Piazza Navona” ha letto per voi Le dita mozzate di Hannelore Cayre (Edizioni leAssassine). Un sorprendente noir ambientato nell’era primitiva che scaglia un duro colpo al patriarcato. Non perdete l’Incontro con la traduttrice Simonetta Badioli.

La trama

Hannelore Cayre, “Le dita mozzate” (Edizioni leAssassine, 2025)

Francia, Dordogna. I lavori per la costruzione di una piscina vengono bloccati a seguito del ritrovamento di una grotta antica contenente scheletri dell’epoca primitiva e con le pareti totalmente ricoperte di impronte di mani cui mancano una o più dita. La acuta e fine paleontologa Adrienne Célarier, incaricata di studiare il sito, non tarda a scoprire l’importanza di tale scoperta. Questa, infatti, non solo ha un estimabile valore storico in quanto risalente a circa 35000 anni fa ma si scopre essere anche “teatro” di un crimine compiuto nella stessa epoca. Così, dai giorni nostri la vicenda si sposta all’epoca primitiva e incontriamo Oli, una giovane donna intraprendente e coraggiosa che si ribella e si oppone quotidianamente ai capi della sua tribù per rivendicare la sua libertà e la parità di diritti tra i sessi. Non c’è da meravigliarsi se tali comportamenti gettano nella confusione più totale i capi della tribù e non mancheranno gesti e atti di atroci violenze. Oli, però, non demorde. Continua letteralmente per la sua strada, difende con orgoglio le proprie idee, fa nuovi incontri, non smette di lottare affinché le donne della sua comunità (e non solo) abbiano gli stessi diritti degli uomini. Così, Le dita mozzate oltre ad essere un noir ambientato nell’era primitiva diviene occasione di indagine e riflessione sul femminile e sulle interminabili lotte che – molto probabilmente – hanno avuto origine dall’inizio dei tempi.

Sul libro

Edizioni leAssassine

Dopo il successo letterario francese di Hannelore Cayre con il romanzo Les Doigts coupés del 2024, le Edizioni leAssassine a settembre 2025 inaugurano la collana “Sisters” con Le dita mozzate, la lodevole traduzione in italiano dell’opera firmata da Simonetta Badioli.

Non lasciatevi ingannare dal titolo perché… il romanzo racconta esattamente di ciò che preannuncia. Le dita mozzate è uno dei rari noir ambientati – è proprio il caso di dirlo! – in tempi non sospetti, ovvero nell’era primitiva risalente 35000 anni fa.

La vicenda ha inizio durante i lavori edili per la costruzione di una piscina: si scava e viene ritrovata un’antica grotta le cui pareti sono ricoperte di impronte di mani dalle dita mozzate e al cui interno sono custoditi due scheletri. I lavori ovviamente si fermano e, attraverso lo studio e le indagini della paleontologa Adrienne Célarier, si cerca di capire e svelare il mistero di tale ritrovamento.

Hannelore Cayre, “Le dita mozzate” (Edizioni leAssassine, 2025)

Da qui la storia si dipana in un duplice piano narrativo e temporale perfettamente compatto. Da una parte, infatti, abbiamo lo studio e la preparazione della conferenza dell’antropologa relativi a tale scoperta e la storia di Oli la giovane e ribelle protagonista di questo noir; dall’altra l’alternarsi dell’era primitiva e quella contemporanea. Un romanzo costruito alla perfezione, dotato di un ritmo narrativo eccellente e di una capacità di avvolgere e coinvolgere il Lettore non indifferente. Molto probabilmente ciò è dovuto al fatto che, riflettendoci bene, Le dita mozzate non è un romanzo fine a se stesso. Ha ottime peculiarità stilistiche e narrative. Come già accennato, è certamente tra i pochissimi noir ambientati in epoca primitiva offrendo una nuova e inaspettata ambientazione e visione rispetto alle buie città e a protagonisti irrequieti e solitari. Le dita mozzate e la scrittura di Hannelore Cayre, con coscienza e consapevolezza, si spingono molto oltre. Questo perché l’Autrice francese costruisce intorno alla sua storia una impalcatura assai solida e ben assestata. Per la stesura di questo suo romanzo si serve dell’archeologia e paleontologia, dell’antropologia e della sociologia.

Hannelore Cayre, “Le dita mozzate” (Edizioni leAssassine, 2025)

Come? È presto detto. Partiamo dall’archeologia e dalla paleontologia: facciamo un agile passo indietro al 18 dicembre 1994 quando Jean-Marie Chauvet, assieme ai colleghi Éliette Brunel e Christian, Hillaire scopre nell’Ardèche (nella regione francese di Auvergne-Rhône-Alpes) quella che oggi è conosciuta come “Grotta Chauvet” in cui sono stati ritrovate pitture rupestri risalenti a circa 36000 anni fa. Procediamo con l’antropologia: Hannelore Cayre per la creazione e la realizzazione del suo romanzo studia e riprende le teorie dell’antropologa pisana Paola Tabet e del suo libro Le dita tagliate in cui spiega in che modo l’atto di tagliare le dita delle mani alle donne nelle tribù primitive della Nuova Guinea fosse simbolo di sottomissione femminile al potere e al prestigio maschile. Terminiamo con la sociologia: Le dita mozzate è una picconata al monte del patriarcato. Attraverso la storia della volitiva e coraggiosa Oli che, capace nella caccia, nel ragionamento e desiderosa di scegliere il proprio destino, viene atrocemente punita.  La giovane si scontra in pieno contro una società governata e determinata dall’uomo che, spaventato da tanto genio e ingegno, non trova miglior soluzione o argomento se non la violenza. Insomma, i tempi cambiano, pare esserci stata un’evoluzione ma, a guardar bene, da oltre 35000 noi donne ci troviamo a dover lottare ancora per lo stesso principio inviolabile, ovvero la Libertà in ogni sua declinazione e al sacrosanto diritto di poter dire “no”.

Per tutto questo Le dita mozzate deve essere letto come romanzo, certo, ma ancor di più come spunto di una profonda riflessione e Hannelore Cayre ci offre un’opportunità che non va assolutamente persa.

Incontro con la traduttrice Simonetta Badioli

La traduttrice Simonetta Badioli (Per gentile concessione di Simonetta Badioli)

Da dove nasce il suo amore per la traduzione letteraria?

Imparare a leggere e innamorarmi dei libri è stato per me qualcosa di inscindibile. I romanzi che avevo in casa non erano sufficienti a placare la mia sete: prendevo a prestito libri in biblioteca e a ogni compleanno me ne facevo regalare. L’incontro con la lingua inglese a 14 anni ha compiuto la magia: tutte quelle storie americane che mi intrigavano e appassionavano non erano nate così come le leggevo, ma erano le parole di un altro autore. Scoprii che si poteva riscrivere su una trama, scoprire significati nascosti dietro parole straniere, come gli scavi archeologici portano alla luce un tesoro da condividere. Non ricordo l’esatto istante, ma è così che è nata la mia passione per la traduzione.

Come ha incontrato la versione originale di Le dita mozzate? E come è nato il progetto editoriale con le Edizioni le Assassine?

Tiziana Prina, editrice de leAssassine, aveva già pubblicato La bugiarda di Hannelore Cayre nel 2020. In occasione delQuais du polar di Lione, il festival della letteratura gialla, aveva incontrato l’autrice francese che presentava il suo nuovo romanzo, Les doigts coupés. Prina lo ha divorato in poche ore e subito mi ha chiesto di leggerlo e dirle che cosa ne pensavo.

Hannelore Cayre, “Le dita mozzate” (Edizioni leAssassine, 2025)

Qual è stata la sua prima reazione dopo aver letto il romanzo di Hannelore Cayre?

Dire che me ne sono innamorata dalle prime pagine non esprime fino in fondo l’effetto che ha avuto su di me quel libro: il fascino della preistoria – un periodo che adoro e che mi ricordava la saga di Ayla figlia della Terra di Jean M. Auel, letta da giovanissima – si univa a quello della protagonista femminile, Oli, una giovane Sapiens che, con la sua personalità carismatica, il suo coraggio e le sue avventure, è diventata uno dei personaggi letterari che più ho amato. Avere avuto la fortuna di tradurre Le dita mozzate è stato un vero privilegio.

Quale approccio ha adottato nella lettura e nel lavoro di traduzione di questo romanzo?

Ne Le dita mozzate domina il tema del doppio in quanto opposizione: due piani temporali – 35000 anni prima della nostra era e il presente –, due protagoniste – Oli e la paleontologa che scoprirà la famosa grotta con le pareti ricoperte di impronte di mani femminili dalle dita tagliate –, e i due generi, maschile e femminile, in perenne conflitto tra loro. Dal punto di vista linguistico ho dovuto anch’io sdoppiarmi per tradurre i capitoli dedicati al racconto e alla presentazione della scoperta, ricchi di termini scientifici, e quelli ambientati nella preistoria, tra dialoghi vivaci, ironici e arguti, e una narrazione che lascia spesso col fiato sospeso e non manca di episodi anche audaci.  

Hannelore Cayre, “Le dita mozzate” (Edizioni leAssassine, 2025)

Quale spirito anima il suo lavoro e la collaborazione con le Edizioni leAssassine?

La mia prima traduzione letteraria è nata dalla tesi di laurea magistrale, per la quale ho tradotto Paralleli pericolosi (pubblicato da Le Lettere di Firenze, con la mia curatela), un romanzo utopico americano scritto a fine Ottocento da due donne del West (Alice Jones ed Ella Merchant). Nel corso di questo progetto ho affrontato i temi del (proto)femminismo, della discriminazione di genere e della (assurdità della) dominanza maschile, temi che si intrecciano alla mia vita personale e che ho cercato di trattare anche nei miei lavori successivi. La collaborazione con leAssassine – editrice per la quale ho tradotto anche La miniera maledetta (2023) e L’implacabile (2024) – mi ha permesso di dare voce alle donne, ad autrici del passato ma sempre attuali, e a storie che, unitamente al piacere della lettura, ispirano una riflessione sulle questioni femminili.   

Le dita mozzate è un noir ambientato nella preistoria eppure affronta temi e argomenti, ahinoi, assai moderni. Come donna e come traduttrice, quali sono state le sue reazioni in tal senso?

Hannelore Cayre, “Le dita mozzate” (Edizioni leAssassine, 2025)

Hannelore Cayre prende spunto dalle teorie dell’antropologa femminista Paola Tabet, la quale sostiene che le donne siano state sottomesse agli uomini fin dalla preistoria, in quanto erano loro vietate la caccia e la fabbricazione e l’utilizzo di utensili efficaci a tale scopo. Il divieto, impedendo alle donne di procurarsi cibo a sufficienza per loro e per i figli, le ha costrette a una condizione di sudditanza, con lo scambio di carne contro disponibilità sessuale. Se la situazione, oggi, è migliorata almeno da un punto di vista pratico, non possiamo non riconoscere quanto la posizione femminile sia ancora condizionata da una visione di ruoli di genere prestabiliti e che non sia sempre e per tutte facile né comprenderlo né sottrarvisi. La trama del romanzo fa abilmente emergere anche il punto di vista degli uomini, che non accettano di perdere la posizione di superiorità di cui godono da sempre e finiscono per reagire con violenza. L’intreccio del noir non è che uno specchio della realtà attuale, in cui riscontro sempre più una visione egocentrica che riduce l’altro a un oggetto, avvilendo le relazioni tra i generi, tra opportunismo e tentativi di dominazione.

Parlando di traduzione: oggi, quanto sono importanti la figura del traduttore e della traduttrice nel nostro panorama editoriale? Ci sono pericoli con l’uso sempre più frequente dell’AI?

Hannelore Cayre, “Le dita mozzate” (Edizioni leAssassine, 2025)

L’AI è in continuo sviluppo e ha acquisito abilità tanto straordinarie quanto inaspettate. Alcune case editrici stanno addestrando l’AI per impiegarla al posto delle traduttrici e dei traduttori e forse è anche questo uno dei motivi per cui il nostro lavoro si è ridotto negli ultimi anni. Personalmente non demonizzo la tecnologia e non disdegno l’uso di ChatGPT per ricerche, confronti, come dizionario, ecc. L’argomento è tuttavia delicato e spinoso: alcuni colleghi e alcune colleghe non solo negano l’uso dell’AI ma sembrano considerarlo uno strumento da demonizzare. Personalmente ritengo esagerato buttare il bambino con l’acqua sporca: forse il nostro lavoro cambierà, forse resteranno solo i più capaci o i più fortunati… Di certo ChatGPT e i suoi colleghi non potranno sostituirsi totalmente a noi, almeno nella traduzione letteraria, perché l’AI ha potenzialità immense e uno sterminato bacino di memorie, ma non avrà mai la nostra creatività e la nostra sensibilità.

Quali sono i traduttori letterari e le loro opere tradotte da lei più apprezzati? E perché?

Hannelore Cayre, “Le dita mozzate” (Edizioni leAssassine, 2025)

Senza voler fare torto ai bravissimi colleghi e amici traduttori, faccio il nome di Tullio Dobner per una ragione puramente sentimentale: da giovanissima iniziai ad appassionarmi ai romanzi di Stephen King e il nome di Dobner sul frontespizio, ogni volta, diveniva oggetto di ammirazione per la sua invidiabile capacità di trasmettere le emozioni e il linguaggio così unico e immaginifico di King nella nostra lingua. Tullio Dobner era per me Stephen King, nonché il primo modello a cui mi sono ispirata.

Cosa le ha lasciato il lavoro di traduzione di Le dita mozzate?

Mi ritengo orgogliosa e fortunata per aver fatto parte di questo meraviglioso progetto delle Edizioni leAssassine perché mi ha permesso di dar voce a sentimenti, emozioni e idee che condivido con l’autrice. Non sempre possiamo scegliere i testi da tradurre e quando capita un’occasione così, un romanzo bellissimo, ironico, potente, coraggioso – come la sua protagonista, del resto – rimane solo la gioia di avere contribuito a farlo conoscere. Credo che la sua lettura, da parte di donne e uomini indistintamente, non possa che stimolare una discussione costruttiva sul tema dei rapporti tra i generi: l’avvincente trama ideata da Hannelore Cayre, imbastita con la sua tipica ironia, permette di immergerci in un racconto che scorre veloce ma che non manca di offrirci l’occasione di riflettere sulle verità amare e scomode svelate a ogni colpo di scena.

Come descriverebbe il senso e il messaggio di questo romanzo che vanno ben oltre la storia che esso racconta?

Hannelore Cayre, “Le dita mozzate” (Edizioni leAssassine, 2025)

Come dicevo più sopra, Le dita mozzate è un romanzo ricco di sfaccettature. Lo si può leggere come un noir ambientato nella preistoria che narra la storia di Oli e del suo clan di Sapiens, la loro vita quotidiana, la caccia, la fabbricazione degli utensili e le domande universali sull’esistenza. Un giallo atipico, certo, perché gli omicidi e le violenze di cui vengono ritrovate le tracce nella grotta dalle pareti ricoperte di dita mozzate saranno oggetto di indagine più di 35000 anni dopo, quando la paleontologa Adrienne Célarier, altra figura femminile cardine del romanzo, effettuerà i suoi studi e comunicherà al mondo le scoperte sensazionali che ne deriveranno. Ma la nostra è una storia anche e soprattutto femminista, di un femminismo che non alimenta stucchevoli recriminazioni infarcite di retorica, bensì desidera mettere in luce la sottomissione della donna fin dai tempi più antichi, dagli albori della nostra storia. Non è una presa di posizione politica, ma umana: il dolore espresso dalle donne ritratte da Cayre, le violenze a cui devono sottostare, le ingiustizie che sono costrette a subire da parte degli uomini – i quali basano le loro insensate giustificazioni su miti e tabù che sembrano esistere indiscussi dalla notte dei tempi – non potranno lasciare indifferenti i lettori.

Hannelore Cayre, “Le dita mozzate” (Edizioni leAssassine, 2025)

Quali sono i suoi prossimi impegni e progetti professionali ed editoriali?

In questo momento mi sto dedicando a traduzioni che esulano da quella che è la mia linea editoriale – se si può usare questo termine anche per un traduttore – di elezione. Continuo a portare avanti il canale YouTube @donnechevengonodamarte con Alessandra Calanchi e ho alcuni progetti autoriali nel cassetto. In attesa di tradurre un altro romanzo altrettanto bello e significativo quanto Le dita mozzate…  

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