La Rubrica online “Piazza Navona” è ben felice di tornare a ospitare Francesco Cusa e di raccontarvi della sua ultima raccolta poetica Rime sboccate (Aurea Nox). Questo è solo l’inizio… e non perdete l’Incontro con l’Autore!
La trama

Rime sboccate contiene trentanove sonetti licenziosi scritti da Francesco Cusa e illustrati da Claudia Scavone. Comicità, tagliente ironia, crudele e sano cinismo, irriverenza si mescolano al farsesco, al grottesco e al paradosso. Versi che si strizzano l’occhio alla satira e all’osé senza, però, mai essere volgari riprendendo quel linguaggio caro a Marco Valerio Marziale, Boccaccio, Micio Tempio e Burchiello. Linguaggi che poi hanno trovato il loro spazio anche nel cinema italiano nei film diretti da Fellini, Monicelli, Scola… Rime sboccate è un inno alla parola libera, alla libertà, a quell’ironia e a quella comicità spinta anche ogni oltre limite e colta nel suo saper essere, in qualche modo, trasgressiva ma lontana dal concetto di volgarità.
Sul libro

A novembre 2025 Aurea Nox pubblica Rime sboccate, la nuova raccolta poetica dello scrittore e jazzista Francesco Cusa, creando appositamente la Collana “Rubra Lux” diretta da Grazia Velvet Capone. Si tratta di una breve raccolta poetica animata da trentanove componimenti intervallati dalle efficaci illustrazioni di Claudia Scavone ispirate alla pop art, dai colori e dai contorni netti e precisi, dai tratti forti e terreni. Immagini che sono la diretta e perfetta rappresentazione dei versi di Francesco Cusa. Versi che sono sanguigni, terreni, paradossali e popolari se non assurdi nel senso più nobile dei termini. E ancora, irriverenti, smargiassi, audaci, provocatori, sfacciati, impertinenti, sfrontati… Cusa gioca, anzi provoca, con i doppi sensi, poesie che si fanno quasi barzellette o (dis)avventure amorose, incontri o scontri osé senza, però, mai cedere o cadere nella trappola della volgarità.

Questo di Francesco Cusa è un modo di sentire e anche di affrontare la vita e la scrittura: divertendosi attraverso l’ironia più sfrenata. Prima di lui lo hanno grandi poeti della Letteratura, da Marziale a Boccaccio, e poi i grandi registi del cinema italiano, da Monicelli a Federico Fellini a Polvere di stelle di Alberto Sordi (“Ma ‘ndo vai se la banana non ce l’hai?”). Anche ciò che molti considerano tabù o disdicevole se raccontato in un certo modo può essere poesia e non essere tacciato di mera volgarità. Cusa scrive e crea i suoi componimenti andando in questa direzione rivendicando fortemente quel “diritto alla cazzata” di cui Ugo Tognazzi è stato paladino e decidendo di abbondonarsi al pecoreccio, alla sana risata e all’ironia senza freni.
Le parole di Cusa sono manifesto e rappresentazione della parola libera e liberata sia sulla “carta” sia dal contesto contemporaneo che sembra volerci a tutti costi divisi tra “santi” e “peccatori”. L’Autore, invece, si ribella e si divincola da ogni incasellamento e determinato e coraggioso procede per la sua strada. Forse, beffarda. Forse, in salita. Forse, ancora, in solitaria. Certamente autentica e ingombra da grasse risate a dispetto. Di tutto e tutti.

Ancora una volta, Francesco Cusa attraverso le sue parole si mostra esattamente come sente di essere: libero da ogni schema. Musicista, scrittore, poeta che fa delle sue note e delle sue parole il ritmo della sua esistenza di cui è esecutore e ascoltatore severo ma incredibilmente onesto.
Alberto Sordi ne Il marchese del grillo dice che “quanno se scherza bisogna esse’ seri”. Ecco, Cusa così costruisce la sua comica e ironica irriverenza. E per giocare con l’ironia su terreni considerati scivolosi e scomodi per i benpensanti si deve avere non solo una estrema intelligenza e sensibilità ma anche una particolare intelligenza. Francesco Cusa non pecca in nessuna di queste. Anzi, ridendo e scherzando ce ne racconta di ogni!
Incontro con l’Autore

Come è nato il progetto editoriale di Rime sboccate?
Il progetto editoriale di Rime sboccate nasce da un mio desiderio di muovermi da un punto di vista della forma e delle intenzioni contro quella che, per me, è la deriva woke, di quello che io definisco lo stupro della lingua e della retorica legata alla nuova moralizzazione in corso. Cioè quella che apparentemente è un’emancipazione dal mio punto di vista si rivela essere, poi, una reale censura operata peraltro in ambienti ideologico-culturali che un tempo erano maestri nell’arte della satira e dell’autoironia. Questo progetto nasce dalla collaborazione con una straordinaria pittrice e intellettuale che è Claudia Scavone che ha fatto i quadri (perché i disegni sono veri e propri quadri) che sono andati ad accompagnare i sonetti che ho composto secondo una metrica che ovviamente richiama le composizioni sonettistiche in rima, metrica che ha tutto un percorso all’interno del libro, con delle modulazioni metriche abbastanza evidenti… Ecco, diamo un aiuto a chi legge: ogni undici pagine cambia la metrica. E sono nello stile del pecoreccio dell’amato Domenico Tempio che era un grandissimo poeta siciliano. Ma potremmo fare varie citazioni da una tradizione che in Italia è stata molto fervida e, quindi, in questi tempi il desiderio di ritornare a una sana, per me, denuncia di ciò che in questo momento è vessato.

Rime sboccate arriva dopo la pubblicazione di diversi romanzi. Perché ha deciso di tornare alla poesia? E, in particolare modo, a dei versi così “ironicamente provocatori”?
Io ho già scritto cinque libri di poesia ed ecco… un po’ come la risacca, va e viene. Dopo il mio romanzo 2056 ho sentito il bisogno di ritornare alla rima, alla AA AB AB, questo divertissement, a questo piacere del ritrovare la poesia nella sua tradizione più profonda e anche di farci delle sane risate. Tutti noi figli degli anni Sessanta siamo cresciuti con il pecoreccio italiano che ci ha, oserei dire, forgiato, fornito una maieutica che oggi sembrerebbe quasi scandalizzare, nel paradosso dell’era di OnlyFans, in cui sarebbe magari censurato un Lino Banfi di Occhio malocchio prezzemolo e finocchio, eccetera. Dal mio punto di vista è giusto contrapporsi a questa deriva e Claudia Scavone, con i suoi quadri, ha interpretato perfettamente e mirabilmente quello che era lo spirito profondo di Rime sboccate. Desidero ricordare la splendida prefazione del Professor Romano, un grande intellettuale che ha colto nel profondo lo spirito di Rime sboccate e che la Casa Editrice Aurea Nox ha dovuto aprire una collana speciale per far rientrare questo libro all’interno di una collana erotica praticamente.

Come è nata la collaborazione con Claudia Scavone, l’artista palermitana che ha creato le illustrazioni di Rime sboccate?
Con Claudia ci siamo conosciuti da qualche anno e immediatamente abbiamo instaurato un feeling soprattutto umano e di affinità elettiva, oserei dire. Collaboriamo in maniera continua in vari modi. Spesso mi è capitato di partecipare a mostre organizzate da lei, a sonorizzare degli eventi in cui la pittura viene incontro alla musica e da lì è nata questa collaborazione che spero continuerà in altre forme. Abbiamo in cantiere tanti altri progetti.
Da chi o cosa ha tratto ispirazione per le sue rime?
Dalla grande tradizione della poesia erotica che tocca vari lembi della nostra cultura e va finire ai grandi rimatori toscani, ma lambisce anche le pagine che un tempo erano la satira (penso a “Il Male”, al “Vernacoliere”). Il satirico e il pecoreccio in rima. Ossia quanto di più fastidioso ci possa essere in un’epoca plastificata dove i paradossi degli avvitamenti, le contraddizioni di una cultura proibizionista qual è, dal mio punto di vista la woke culture, si scontra con l’osceno che un tempo Buñuel ha denunciato nelle sue opere per fare un esempio dei surrealisti… Ecco, oggi il surrealismo è che tu hai OnlyFans, dove si possono mettere in vendita parti intime del proprio corpo o peggio, e poi hai questa censura dove bisogna stare attenti a come si parla o riaggiustare e riscrivere tutte le grandi favole, tragedie, eccetera per non urtare la sensibilità nascente comune.

In Rime sboccate ci sono riferimenti cinematografici ben precisi: la Gradisca, Monica Vitti, Alberto Sordi e il loro film Polvere di stelle. Il cinema italiano quanto ha influenzato e ispirato i suoi versi?
Ovviamente tantissimo. Mi fa piacere che tu abbia notato questo, il fatto che i riferimenti sono anche cinematografici. Pensiamo oggi cosa sarebbe un film di Fellini o molti film di Sordi… probabilmente avremmo le proteste davanti le sale. Hai detto bene: il cinema ha influenzato tantissimo le Rime sboccate. Ovviamente “Ma ‘ndo vai Se la banana non ce l’hai?” è un altro esempio di una ipotetica rima sboccata. E quindi sì, il cinema ha influenzato tantissimo questa raccolta.
In Rime sboccate sembra esserci tutto lei: parola, immagine, suono e, quindi, musica. Come è riuscito a unire tutto se stesso nei suoi versi?

Come sempre sono affetto da brutale urgenza espressiva e sincerità. Dico la verità, ho sentito il bisogno proprio di fare uscire un libro. La cosa che mi ha stupito è che alcune librerie si sono rifiutate di presentare o di prendere Rime sboccate. Questo è incredibile perché si tratta veramente di un testo divertente con un retrogusto amaro. C’è sempre la mia parte caustica, il mio essere un artista proiettato all’orizzonte della provocazione, lo skandalon come dicevano i greci. È incredibile ma ancora nel 2026 è possibile scandalizzarsi per delle rime allegre e giocherellone che parlano di sesso, del vissuto, del quotidiano, dei corpi, questi corpi ormai ridotti a mostrarsi o nell’oscenità del palinsesto televisivo o a negarsi nella castrazione del linguaggio.
Rime sboccate è un inno all’ironia. Ecco, cos’è per lei l’ironia e oggi che valore ha?
L’ironia è l’unica speranza per il sapiens sapiens d’oggi, occidentale, per scampare al pericolo dell’uniformizzazione. Tramite l’ironia noi possiamo ancora affrancarci da un sistema che ci vorrebbe terribilmente omogeneizzati, liofilizzati. La stessa ironia è relegata in alcuni contesti. Ecco, bisogna decontestualizzare l’ironia, deritualizzarla. Tornare alle origini dello scoppio deflagrante del momento ironico che deve turbare altrimenti non sarà mai reale ironia.

Tra tutte le poesie di questa raccolta quale è quella che preferisce? E perché?
Tra le mie preferite c’è la diciannove perché ricorda l’immaginario del mercato. Il mercato è il luogo dove avvengono le reali dispute sui prezzi, la contrattazione rispetto alla tirannia del prezzo fissato dei supermercati. Qui il pecoreccio entra tra l’avvenente venditrice e gli ortaggi e il maschio chiaramente che ci sta provando. In questo dialogo c’è tutto il rituale del corteggiamento che prevede un animismo degli ortaggi che, in qualche modo, fungono da stimolo e da volano a questo ennesimo incontro, chiamiamolo, sessuale.
A breve parleremo anche del suo nuovo album, ma per ciò che riguarda la sua scrittura…quali sono i suoi prossimi impegni editoriali?
Ho già pronti vari libri. Adesso la cosa che più mi preme dire è che appena uscita una ristampa del mio romanzo 2056 per la Casa Editrice Aurea Nox. Ciò mi rende molto molto felice perché è un libro che, dal mio punto di vista, merita di essere ancora letto dopo la sua prima edizione.

