Letto per voi… “Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza” di Gianluca Meis

La Rubrica online “Piazza Navona” ha letto per voi Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza di Gianluca Meis (Graphe.it Edizioni). A dieci anni dalla sua scomparsa, un affettuoso e puntuale ritratto dell’indimenticabile attore fiorentino. E non perdete l’Incontro con l’Autore!

La trama

Gianluca Meis, “Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza” (Graphe.it Edizioni, 2026)

Paolo Poli: attore, regista, costumista e autore teatrale, cantante, trasformista, scrittore… A dieci anni dalla sua scomparsa il drammaturgo padovano Gianluca Meis gli dedica il breve saggio Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza. Un sentito omaggio a un grande protagonista del teatro del secondo Novecento, a un uomo d’arte e di cultura che si è scontrato con il conformismo e il convenzionalismo scavando a mani nude una profonda crepa nel muro dei benpensanti. Tra recensioni, ricordi e interviste Meis ci regala non solo un ritratto affettuoso e veritiero dell’elegante Paoli Poli, ma anche la ricostruzione e la memoria di una pagina troppo spesso dimenticata e/o sottovalutata della storia del Teatro italiano.

Però me la sono cavata: non ho mai avuto paura di essere al mondo.
Paolo Poli

Sul libro

Io sono l’impresario, il regista, il primo attore di me stesso (…). Io continuerei a definirmi un attore brillante (…). Io mi son fatto una fisionomia, me la sono ritagliata, un mezzo ai grandi organismi dei Teatri Stabili, perché faccio una produzione ispirata alla mia natura di attore; così, frugando nella “bassa” e nell’alta letteratura, faccio delle curiosità che gli altri non fanno.
Paolo Poli

Graphe.it Edizioni

A marzo 2026 Graphe.it Edizioni pubblica Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza del drammaturgo padovano Gianluca Meis inserendolo nella collana “Parva” dedicata alla saggistica breve. Mai data fu più azzeccata perché, proprio il 25 marzo di quest’anno, ricorreva il decennale dalla scomparsa dell’attore fiorentino. Un agile volume, sia nel formato sia nel numero di pagine (sessanta), dal profondo valore e dal grande significato. Meis, infatti, pagina dopo pagina, ci accompagna – attraverso interviste, memorie, “interventi” ed estratti di articoli presi dal passato che portano la firma di Camilla Cederna, Natalia Aspesi, Natalia Ginzburg, Roberto De Monticelli, Sandro De Feo (per citarne alcune) – alla (ri)scoperta di un genio del nostro teatro del secondo Novecento amato da Mina, Anna Magnani, Giuseppe Patroni Griffi

Gianluca Meis, “Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza” (Graphe.it Edizioni, 2026)

Si tratta anche di un testo dedicato a un modo di “fare teatro” senza le macchine, di concepirlo e crearlo nonché alla Storia di una stagione tanto importante e significativa di questo stesso nostro Teatro. Una “stagione” che è iniziata alla fine degli anni Quaranta ed è terminata in teatro con Aquiloni, ispirato da Giovanni Pascoli (2012) e al cinema con Felice chi è diverso di Gianni Amelio (2014). E nel mezzo oltre sessant’anni di storia del nostro Spettacolo tra radio, televisione, audiolibri, libri…

Un mondo! Un vero e proprio mondo fatto di cartapesta, irriverenza, intelligenza, cultura, ironia, surrealismo, un pizzico di sano cinismo e, ancora, trucchi, abiti, travestimenti, parrucche… In una parola: fantasia! Paolo Poli è riuscito a concentrare tutto questo (e molto altro ancora) dentro di sé donandosi al pubblico – sembra quasi un paradosso – privo di qualsivoglia maschera. Personaggio, sì. Finzione, certo. alla base di tanto lavoro vi è sempre stato il graffio elegante e la sapiente arte della leggerezza di cui Paolo Poli è stato e rimane un Maestro. Sopra le righe, ma assolutamente mai volgare. Irriverente e spiazzante ma mai giudicante o crudelmente cinico. Paolo Poli ha creato il suo teatro e ha dato al pubblico, con coraggio (non dimentichiamo che portò in scena Rita da Cascia nel 1967!) e con grandi rischi anche economici, ciò ha saputo creare su di sé, recitando anche en travesti in un’epoca (ancora non troppo distante, ahinoi) in cui la morale – più o meno borghese – era assai severa e fin troppo chiusa e miope.

Gianluca Meis, “Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza” (Graphe.it Edizioni, 2026)

Gianluca Meis è stato bravissimo perché nella brevità del suo puntuale, attento e appassionato lavoro ha saputo tracciare un ritratto – soprattutto professionale e artistico – dell’attore decisamente esaustivo. L’Autore merita il nostro plauso anche per un altro motivo: ha realizzato un volume non riservato agli “addetti ai lavori”. E noi della Rubrica online “Piazza Navona” siamo particolarmente grati a chi fa un uso così democratico, generoso e condivisibile del proprio sapere e dei propri studi. Infatti, Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza può essere letto da studiosi e amanti del teatro così come da chi è semplicemente curioso e vuole conoscere qualcosa di più in merito a Paolo Poli. Il risultato che si otterrà da questa esperienza di lettura sarà il medesimo. E abbiamo motivi per credere che, l’amato e indimenticabile attore fiorentino che ha sempre mescolato “alto” e “basso” e curato il suo pubblico, sarebbe molto contento e soddisfatto di questo libro a lui dedicato.

Ho fatto sessant’anni di teatro, ma non sono stati anni di carriera. Sono stati anni di educazione sentimentale.
Paolo Poli

Incontro con l’Autore

Lo scrittore e drammaturgo Gianluca Meis

Come è avvenuto il suo incontro con la scrittura?

Non è stato credo un vero e proprio incontro, quanto una frequentazione di lungo corso che mi ha permesso un confronto con persone speciali, le quali hanno contribuito poi non poco alla realizzazione di progetti: prima qualche articolo, poi dei racconti, la gestione di un blog letterario, dei festival per arrivare anche al teatro e alla drammaturgia.

Come e quando ha scoperto la figura artistica di Paolo Poli?

La prima cosa che mi viene in mente pensando a Paoli Poli, è la sua voce. Una voce per me familiare fin dall’infanzia, una voce dal sapore di gioco; di liti con mio fratello su chi dovesse armeggiare quel favoloso oggetto che era il mangiadischi: color azzurro cielo, pieno di buchi geometricamente sparsi per la diffusione del suono e dotato di una maniglia che ci dava l’illusione di poterci portare a spasso la musica.

Gianluca Meis, “Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza” (Graphe.it Edizioni, 2026)

Una voce che spesso usciva da quel mangiadischi per raccontarmi storie bellissime. Una voce che per anni non ha avuto un nome (questione di poca o nulla importanza per un bambino), finché un giorno non è tornata a farsi ascoltare casualmente. Una canzonaccia che parlava di signorine a spasso per il Pireo, amanti della lira e dedite alla cocaina. Chiesi con infantile emozione all’amico che possedeva l’audiocassetta il nome di chi stesse cantando; la risposta breve e bellissima, rapida ed efficace tanto da imprimersi bene nella memoria come le fiabe di tanta infanzia: Paolo Poli. Con una sorta di devozione, mista a crescente ammirazione, cominciai a recuperare dischi, vecchie registrazioni su nastro di spettacoli e libri che trasformavano, con la complicità della sua co-autrice storica Ida Omboni, i testi che portava in scena in veri e propri romanzi con vita autonoma. Nei teatri presso cui si esibiva si potevano acquistare CD o VHS di suoi spettacoli, tra i quali una sorta di riedizione di quel Rita da Cascia che non pochi gratta capi aveva dato al nostro. Nel tempo ho raccolto molto materiale, in alcuni casi anche grazie alla generosità di Poli stesso, o scoprendo grazie al web piccole comunità di cultori e ricercatori degli stessi materiali: cimeli su vinile, registrazioni fortuite con scarse informazioni sul contenuto, fotocopie di libretti di sala e audiocassette.

Gianluca Meis, “Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza” (Graphe.it Edizioni, 2026)

Come è nato il progetto editoriale di Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza?

Avevo già collaborato con la casa editrice Graphe.it che aveva pubblicato una mia raccolta di racconti dedicati alla Resistenza e alla lotta partigiana. Con Roberto Russo si è rimasti in contatto e quando ho conosciuto la sua collana di saggi Parva, dove aveva già pubblicato un libro su Franca Valeri, mi è venuto spontaneo proporgli questo lavoro su Poli e sono stato felice che l’abbia accolto con entusiasmo.

Quale ricordo ha del suo incontro con Paolo Poli?

Il primo incontro personale è stato in occasione di una intervista per una radio indipendente padovana a metà degli anni ’90. Diligentemente mi ero preparato domande, collegamenti tra spettacoli, citazioni letterarie, riferimenti alla cultura pop e all’alta letteratura. Iniziò a prendermi in giro bonariamente finché non chiusi il quadernetto con le annotazioni e l’intervista si trasformò in una conversazione da perdere cognizione del tempo e diventare quasi uno spettacolo a sé stante, per mia grande gioia ovviamente. Conservo la registrazione di quella chiacchierata tra le mie cose più preziose.

Secondo lei, qual è l’eredità artistica e umana di Paolo Poli?

Gianluca Meis, “Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza” (Graphe.it Edizioni, 2026)

Poli costituisce una delle più originali espressioni artistiche del nostro teatro e dello spettacolo italiano in genere; è una sorta di nutrimento stravagante, erudito e allo stesso tempo estetico, di cui più d’uno si è alimentato: il suo teatro racconta che non ci si improvvisa artisti, racconta l’importanza di leggere, conoscere, coltivare incontri, relazioni. Insegna che la leggerezza è il risultato di una profonda riflessione su testi, gesti e una delle forme di belle con cui si conserva il piacere del gioco.

Lei è Presidente nazionale di Acli Arte e Spettacolo e cofondatore della compagnia professionista Febo Teatro. Può raccontarci qualcosa di queste sue esperienze?

La presidenza nazione di Acli Arte e Spettacolo è arrivata di recente dopo anni di attività sul territorio cercando di promuovere e supportare realtà culturali di tutti i tipi, che poi sono anche relazioni umane e amicali diventate importanti nel tempo. Una esperienza che mi ha permesso di mettermi anche alla prova nella realizzazione di rassegne, eventi culturali, attività di promozione sociale e animazione territoriale. Un contatto diretto anche con le difficoltà gestionali e a volte anche di sopravvivenza di queste diversità messe ad esempio a dura prova nel periodo della pandemia. Viviamo in un Paese ricchissimo di esperienze e storie che costantemente vengono comunque messe alla prova dalla burocrazia, dalle norme fiscali, dalle difficoltà gestionali alle quali viene spesso di rispondere con un “chi me lo fa fare!” rispondersi con “la passione” può non bastare ma è sempre e comunque un buon inizio.

Gianluca Meis, “Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza” (Graphe.it Edizioni, 2026)

Febo Teatro, invece, nasce dall’incontro con l’entusiasmo di un giovane artista, Nicola Perin, che ha voluto fare una scommessa non da poco e cioè quella di voler vivere del suo lavoro di teatrante e dare al contempo l’opportunità ad altri di crearsi spazi di lavoro e affermazione personale in questo campo. Una scommessa a cui tutt’ora sento di voler aderire e sostenere. Per altro in un mondo come quello del teatro per ragazzi che intreccia valori anche educativi e di formazione oltre che esclusivamente artistici.

Oggi, in questo particolare momento storico e sociale quale posto e quale valore hanno il teatro e l’arte della leggerezza?

Essere leggeri non vuol dire essere superficiali: una banalità che nasconde come al solito una grande verità. Riuscire a trattare temi anche difficili con leggerezza vuol dire riuscire a dar loro una vitalità contagiosa, che ti resta attaccata e magari nel tempo di porta a fare pensieri altri e a maturare la voglia di saperne di più e “approfondire”, un verbo che oggi si perde nella velocità con cui si guardano i social in solitudine o ci si limita a scorrere velocemente le notizie tra titoli e sottotitoli al massimo. Il teatro invece richiede tempo, condivisione, vive nel confronto e nell’empatia. Lotta, si rinnova, sperimenta, reinventa la tradizione, insomma è ancora un’ottima palestra di vita.

Gianluca Meis, “Un graffio elegante. Paolo Poli e l’arte della leggerezza” (Graphe.it Edizioni, 2026)

Quali sono gli autori e le opere che hanno formato il suo essere scrittore e lettore?

Una di quelle domande che richiederebbero risposte chilometriche e uno sforzo di sintesi complicatissimo: partirei da Topolino però, la collana Mondadori “Il giallo dei ragazzi”, l’elefantino Babar, “La storia infinita”, e poi Calvino, Pirandello, fino agli amori da adulto come Perec, Yourcenar, Palazzeschi, Landolfi, Arbasino, e i russi: i Voland, le Karenine, i racconti di Gogol…

Quali sono i suoi prossimi impegni editoriali?

In questo momento sono curioso anch’io di vedere chi la spunterà tra quelli che si stanno affollando e sovrapponendo nella mia testa e nelle mie aspettative.

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