Letto per voi… “Le vite intraviste” di Daniele Cargnino

La rubrica online “Piazza Navona” è felice di ospitare ancora una volta lo scrittore torinese Daniele Cargnino e di presentarvi la sua ultima fatica letteraria dal titolo Le vite intraviste (Golem Edizioni). E non perdete l’Incontro con l’Autore!

La trama

Daniele Cargnino, “Le vite intraviste” (Golem Edizioni, 2025)

Le vite intraviste è il monologo, il lungo dialogo che il protagonista ha con se stesso e che riversa verso il mondo di Daniele Cargnino. Un flusso libero di pensieri di un uomo che è parte della società pur guardandola quasi da lontano, a volte con sfida altre con timore. È il racconto privo di trama ma denso di contenuti e riflessioni di un giovane uomo che, in bilico tra romanzo e poesia, confessa e vive le sue debolezze, le sue fragilità nonché il suo senso del vivere.

Sul libro

Questa è la mia lettera al mondo. Noi siamo il messaggio che vogliamo trasmettere. Si tratta di un tentativo da parte dello scrittore di fare i conti e – forse – fare pace con i frammenti dell’esistenza.

A gennaio 2025 Golem Edizioni pubblica nella collana “Mondo” la nuova fatica letteraria – nonché la prima opera scritta in prosa – di Daniele Cargnino che la nostra piazza virtuale ha più volte avuto il piacere di ospitare.

Golem Edizioni

Questa volta siamo felici di raccontare un nuovo lavoro di questo Autore che, pur senza allontanarsi dalla poesia, ha creato un testo assai diverso dai precedenti. Certo, l’anima del poeta è quella (per fortuna!) e seppur in una forma di forma diversa, lo stile di Cargnino resta una piacevole e rassicurante costante.

In Le vite intraviste, forse, l’Autore ha modo di affrontare se stesso con una modalità diversa ovvero riservando alle sue parole e al suo sentire letteralmente più spazio e un approccio diverso se non nei contenuti certamente nella forma. In questa sua ultima opera Daniele Cargnino è un fiume in piena che lascia libero sfogo ai suoi pensieri e al suo vivere che, di frequente, diviene un male di vivere. Amori, incontri, donne, amicizie, scrittura, famiglia… Daniele Cargnino con coraggio, totale libertà e libero da ogni pregiudizio e preconcetto (soprattutto verso se stesso) racconta e si racconta. Ma cos’è Le vite intraviste: romanzo, monologo, soliloquio, diario, poesia? Non si cade in errore affermando che è un po’ di tutto questo e anche di più.

Daniele Cargnino, “Le vite intraviste” (Golem Edizioni, 2025)

È pur vero che in alcuni tratti l’ego diviene un elemento disturbante, eccessivo, bulimico e fagocita tutto quello che incontra sul suo cammino. Persino se stesso. Forse, la particolarità di questo testo sta proprio in questo: nella totale libertà di non fermarsi davanti a nulla in esclusiva funzione del racconto e dell’espressione del proprio sentire. E bisogna ammetterlo: ci vuole un certo coraggio a guardarsi così dritto negli occhi con tanta lucidità e capacità di introspezione. Doti, queste ultime che – assieme a tante altre – la scrittura dell’Autore torinese assolutamente e indubbiamente possiede.

A suo modo Daniele Cargnino realizza un’opera on the road ovvero nel momento stesso in cui vive e affronta il viaggio della sua vita e dei pensieri. Forse, è un testo che ha valore qui e ora, cioè nel momento in cui l’Autore lo ha scritto e viene letto.

Le vite intraviste è un diario di bordo della sensibilità, la rappresentazione tangibile di un bisogno di saper vivere, il manifesto di una dichiarazione del diritto di amare e di essere amato. Più semplicemente, il ritratto en plein air di un animo poetico libero e privo di ogni schema che si guarda da lontano, scrivendo di sé con una mano e carezzando il proprio cuore con l’altra.

Daniele Cargnino, “Le vite intraviste” (Golem Edizioni, 2025)

La storia che avete letto è la storia di una vita, forse ne sono stati tagliati dei frammenti perché ritenuti non necessari ma ci sono resoconti più o meno dettagliati delle donne avute o solo sognate, dei rapporti con i genitori e con il suo cervello malato di solitudine, la consapevolezza di aver sofferto e aver fatto soffrire, senza sapere quale sia il suo posto, proprio nel momento in cui i pensieri vorrebbero rallentare perché esausti e doloranti. E più cerca di rimediare più peggiora le cose, sa bene come è finito in questo casino, sin da quando ha imparato a camminare fino all’ennesima sconfitta verso cui andare incontro. Verrebbe quasi da chiedersi chi ha deciso che dobbiamo lasciare il nostro riparo sicuro per venire travolti dall’incessante viavai dei nostri pensieri fiondati tra le stelle.

Incontro con l’Autore

o scrittore Daniele Cargnino Daniele Cargnino con “Le vite intraviste” (Golem Edizioni, 2025) nella sua libreria indipendente “La Ciurma” (Per gentile concessione di Daniele Cargnino)

Come è nato il progetto editoriale di Le vite intraviste?

Il progetto editoriale delle Vite intraviste in realtà non c’è mai stato. O meglio, le Vite intraviste non era nato per arrivare alla pubblicazione. Troppo personale, troppo intimo, troppo confusionario, con uno stile a metà tra prosa e poesia, senza una vera e propria trama. Tutto il contrario di ciò che si aspetta la gente quando legge un normale libro di narrativa, insomma. Non è un libro consolatorio, non offre risposte, solo un mucchio di domande e gocce di pioggia. Così dopo averlo terminato lo metto nel cassetto non pensandoci più per un pò. Stacco. Apro La Ciurma, la mia libreria indipendente, e tra le altre conoscenze- diventate poi amicizie- c’è la casa editrice Golem e Francesca Piazza, che tu conosci molto bene. Così, dopo aver ospitato diverse presentazioni di loro autori, mando una mail con il manoscritto delle Vite intraviste, sicurissimo che non l’avrebbero mai nemmeno preso in considerazione, visto appunto anche la difficile collocazione di un romanzo di quel tipo, soprattutto per una casa editrice storica come la Golem, a cui si deve la fama anche per le numerose pubblicazioni di gialli e thriller. E invece- complice anche a mio avviso una svolta operata dalla stessa Francesca e dalle ragazze del suo team – Le vite intraviste viene pubblicato- contro ogni mio pronostico- e trova una casa al primo colpo. Questo è il percorso editoriale che ha fatto Le vite intraviste, grazie anche e soprattutto a una casa editrice che ha creduto in un libro assai strano ma ricolmo di poesia e scritto con il cuore.
A cosa è dovuto il titolo della sua opera?
Daniele Cargnino, “Le vite intraviste” (Golem Edizioni, 2025)

Non ricordo esattamente come è uscito fuori, quello che mi interessava era descrivere vite che si passano vicino di continuo, che si accostano, si sfiorano, si toccano. E poi proseguono, e passano vicino ad altre vite, a cui di nuovo si accostano e si sfiorano e si toccano. E poi proseguono. E in quel continuo passarsi accanto, in quell’affollarsi di vite che si sfiorano, capita che le vite si impiglino l’una nell’altra. Magari stanno andando chissà dove, camminano veloci, hanno altri pensieri, e poi sentono qualcosa tirarsi dentro di loro, e si fermano per guardare lì dove sentono tirare e scoprono di avere un filo fuori posto che gli sbuca dalla trama di cui sono fatte . Ci è spuntata in un posto impensabile ed è ciò che ci rende incompiuti e vulnerabili. Per questo lo nascondiamo persino a noi stessi, perché è troppo pericoloso impigliarsi. All’improvviso sentiamo tirarci e dall’altra parte del filo scopriamo un’altra vita. Anche lei si è sentita tirare e ha scoperto il suo filo. Ed è allora che le due vite si intravedono e si riconoscono, si avvicinano, raggomitolano il filo facendo fare giri intorno alla loro paura, fino a non sentirne più il respiro.

A volte queste vite si separano, si allontanano e si strappano. Quando ormai sono quasi tutte sfilacciate, si prova a raggomitolare il filo per recuperare l’occasione perduta. Ma è troppo tardi, quel nodo si scioglie con un addio doloroso. Quando due vite che si sono impigliate si separano, c’è sempre dolore. Ciascun addio apre una crepa sulla superficie della nostra piccola esistenza, e ogni assenza pulsa dentro il nostro sentire. Vite intraviste è la consapevolezza di essere irrimediabilmente lontani. Se dentro l’altro c’è una parte di noi, questa lontananza equivale anche a essere lontani da una parte di noi stessi. Vite intraviste contiene tutte le direzioni intraprese e ci dice che il viaggio, qualsiasi viaggio, non porta mai da nessuna parte. 
Daniele Cargnino, “Le vite intraviste” (Golem Edizioni, 2025)

Da quali Autori e opere letterarie ha tratto ispirazione per la stesura e la creazione di Le vite intraviste?

Direi che dentro c’è tutto il mio mondo, che proviene sia dalla poesia sia dalla prosa, sia dalle letture di autori e autrici che hanno provato a mescolare questi due stili. Ti posso fare alcuni nomi, ma la ricerca, le citazioni, gli omaggi, sono molti di più. Da Carver a Cheever, dai cantautori italiani ai poeti misconosciuti, dai dischi che ascoltavo quando scrivevo alle conversazioni da bar. Insomma, un sacco di letteratura americana ed europea con l’aggiunta di fenomeni atmosferici e musica in sottofondo per le corte giornate invernali. 
Come definirebbe lo stile narrativo e letterario di Le vite intraviste?
Credo si chiami prosa poetica. E in effetti è abbastanza così. Ma è anche l’unico modo in cui so scrivere. Non ho mica fatto la Holden… ahah
Daniele Cargnino, “Le vite intraviste” (Golem Edizioni, 2025)

Le vite intraviste è la sua prima opera scritta in prosa. Eppure, il suo ritmo e il suo stile poetico sono assai presenti. In che modo ha affrontano questo passaggio dal verso alla prosa?

Risposta seria ora: è venuto nel modo più naturale e spontaneo possibile. Quando leggi o scrivi tanta poesia, è normale prima o poi fare un tentativo, un’incursione nella prosa. Ma direi che non c’è stato nessun trauma. La poesia – o il tentativo di farla- si è semplicemente mischiata nella prosa, fino a influenzarsi a vicenda. Dopodiché ognuno può interpretare ogni singola frase leggendola come una piccola poesia senza andare a capo oppure come una parentesi di prosa con elementi poetici, ma non c’è stata nessuna intenzione o preparazione, è semplicemente sgorgata così.
Qual è stato il momento, il passaggio, il pensiero più difficile da riportare “su carta”? E perché?
Daniele Cargnino, “Le vite intraviste” (Golem Edizioni, 2025)

È passato un po’ di tempo e sinceramente non ricordo. Però è stato doloroso, in alcuni punti, più che difficile. Doloroso perché la sincerità (com)porta sempre un carico di ferite mai chiuse del tutto e cicatrici coperte da tatuaggi. Non voglio dire che il protagonista sia io, ma c’è molto di me. D’altronde, uno scrive di quello che conosce meglio- e chi conosciamo meglio di noi stessi? Quindi per rispondere a questa domanda, non ricordo un passaggio in particolare più complicato, ma ricordo bene l’atmosfera di quelle settimane – come se le stelle facessero scintille in una notte che sembrava non finire mai. 

Biografia, monologo, soliloquo, romanzo… cos’è Le vite intraviste?
Probabilmente è tutto quello che hai detto tu, con una buona percentuale di fantasia – e fantasie -, confessioni sussurrate, respiri trattenuti, una dose bella forte di nostalgia e alcol a volontà – il resto lo lasciamo all’immaginazione di chi lo leggerà.
Daniele Cargnino, “Le vite intraviste” (Golem Edizioni, 2025)

E chi è Daniele Cargnino?

Non so, non l’ho mai capito né lo capirò mai. Al momento è uno che ha realizzato due grandi sogni, aprire una libreria e aver pubblicato un romanzo, uno che ce la mette tutta nel fare quello che gli piace, che cerca di non deludere le persone che gli stanno accanto e che si sforza di essere una brava persona – e di essere ricordato così. Ma anche che si porta dietro il suo carico di ombre e malinconie, che si arrabbia spesso e che ha pensieri cupi sul far della sera, per non parlare degli attacchi di ansia – motivo per cui dorme pure poco e male. E che non ha mai imparato a cucinare – al massimo scalda il cibo. 
C’è ancora qualcosa che vorrebbe aggiungere al suo testo o che vorrebbe ancora dire a se stesso?
Daniele Cargnino, “Le vite intraviste” (Golem Edizioni, 2025)

Credo che il testo sia a posto così, nel senso che non aggiungerei più nulla. Il protagonista compie delle scelte ed è arrivato al punto in cui si trova all’inizio del libro. Poi compie un percorso – un viaggio mentale – in cui il passato attacca il presente e non si vede il futuro. Il suo, ovviamente. E la fine? Non c’è un vero e proprio finale, il lettore e la lettrice decideranno se “dietro ogni crepa c’è una luce”. A me stesso invece ci sono tantissime cose che vorrei dire, ne scelgo un paio – impara a distinguere tra ciò che osservi e ciò che manca; il tempo non si ferma, siamo come rami recisi dal vento e buttati uno sull’altro senza uno scopo, prima te lo metti in testa e meglio è.

Quale messaggio o quale senso vorrebbe che i suoi lettori cogliessero da Le vite intraviste?
Lungi da me fornire qualunque tipo di indicazione! Al massimo posso dare qualche consiglio. Tipo: non avendo una struttura lineare, potete anche leggerne qualche pagina senza nessun ordine in particolare. Oppure: tedio domenicale, fuori è autunno e vi viene solo voglia di buttarvi nel letto e piangere- ecco, Le vite intraviste può essere un buon antidoto, non tanto alla tristezza ma alla condivisione di un dolore, di una separazione, di un abbandono. D’altronde il complimento più bello che possono fare a uno scrittore secondo me è l’universalità delle proprie parole, riconoscersi in quello che qualcun altro ha scritto e farle tue quelle parole. Siccome non so dire in modo semplice cosa sia la vita, ci ho scritto un libro. Ma ancora una cosa posso aggiungerla come indicazione: respirate, non andate in apnea, iniziate la lettura e poi andate al mare. 
Daniele Cargnino, “Le vite intraviste” (Golem Edizioni, 2025)

Quali sono i suoi prossimi impegni editoriali?

Dunque, sembra assurdo ma non ho ancora fatto una presentazione qui in libreria. E infatti non è in calendario per ora. Però ce ne sono un paio fissate a Torino e dintorni e la consegna di un premio che manco so io come sia successo. Ah, nel frattempo ho finito un altro “romanzo” se così si può definire e già consegnato all’editrice, che ha dato responso positivo. Per cui ti toccherà risentirmi prossimamente. A presto e grazie ancora, un abbraccio!

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