"Sperimentazione e prassi nella ricerca artistica di Bruno Cirino" di Giuseppe Spataro (Youcanprint)

“Sperimentazione e prassi nella ricerca artistica di Bruno Cirino” di Giuseppe Spataro (Youcanprint)

Giuseppe Spataro attraverso il suo saggio Sperimentazione e prassi nella ricerca artistica di Bruno Cirino ci conduce con sapienza alla (ri)scoperta di una delle personalità artistiche e teatrali più interessanti del secondo Novecento. Una vita dedicata alla recitazione avvicinandosi alle periferie senza dimenticare i circuiti ufficiali.

La trama

Bruno Cirino (all’anagrafe Bruno Cirino Pomicino) è stato un attore napoletano classe 1936 prematuramente scomparso per un attacco cardiaco mentre era alla guida della sua auto il 17 aprile 1981.

L’attore si diploma in recitazione presso la prestigiosa e nota Accademia d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” per poi dedicare tutta la sua vita a un’intensa e particolare attività teatrale.

Bruno Cirino

Bruno Cirino

Tra il 1960 e il 1968, così, facendo sin da subito bella mostra della sua versatilità e del suo talento lo vediamo recitare in spettacoli tra loro molto diversi, passando dal classico al contemporaneo: dall’Antigone di Sofocle (regia di Guido Salvini e Giuseppe Di Martino, 1961) al Romeo e Giulietta di William Shakespeare (regia di Franco Zeffirelli, 1964), passando per Assassinio nella Cattedrale di T. S. Eliot (regia di Orazio Costa, 1965), Il giuoco delle parti di Luigi Pirandello (regia di Giorgio De Lullo) e Il contratto di Eduardo De Filippo.

Ma è il 1969 l’anno della svolta di Cirino ovvero quando riesce a realizzare il suo progetto di Teatro decentrato attraverso la creazione della cooperativa Teatroggi. L’idea di Cirino, infatti, è quello di valorizzare le periferie delle grandi città – pur senza dimenticare i circuiti ufficiali – affinché il teatro divenga condivisibile e patrimonio di tutti nonché luogo di dibattito e di interazione culturale. Il debutto della cooperativa si ha con lo spettacolo Il mutilato di Ernst Toller il 31 luglio 1969 al Campo Sportivo XXV Aprile di Pietralata, nella periferia romana.

Bruno Cirino

Bruno Cirino

Questo è solo l’inizio di un cammino che porterà l’attore e regista a dichiarare, come riporta Giuseppe Spataro nel suo libro:

È chiaro che non basta portare uno spettacolo di un teatro stabile nei quartieri periferici, operai, proletari o piccolo borghesi, ma è necessario un rapporto organico, non casuale. Quindi bisogna creare teatri permanenti di quartiere e diciamo pure inamovibili; non è possibile la tournée di un tale tipo di teatro se crediamo, come crediamo, che il teatro fa l’espressione di una comunità; la compagnia di giro è la compagnia reazionaria per eccellenza, è il giusto medio.

Bruno Cirino nella caricatura di Walter Molino

Bruno Cirino nella caricatura di Walter Molino

Ma Cirino è stato molto di più. Non ha dedicato la sua vita e il suo impegno esclusivamente al Teatro ma al mondo dello Spettacolo in ogni sua forma: dalla radio alla televisione passando per il cinema. E tante sono le sue interpretazioni che ancor oggi è doveroso ricordare: da Diario di un maestro al Michelangelo ne La vita di Leonardo Da Vinci per il piccolo schermo, da Allonsanfàn dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani a Libera, amore mio di Mauro Bolognini per il grande schermo.

Ma c’è ancora molto altro da raccontare riguardo Bruno Cirino… un attore – regista al servizio del suo pubblico e delle sue idee.

Sul libro

Giuseppe Spataro è stato collaboratore di Bruno Cirino e della cooperativa Teatroggi dal 1978 al 1981 e sin dalle prime pagine del suo saggio Sperimentazione e prassi nella ricerca artistica di Bruno Cirino (Youcanprint) si nota e si sente l’affetto per il suo amico-collega e la necessità di non dimenticarlo, di non farlo dimenticare ma, al contrario, di farlo conoscere e riprendere – possibile – il suo discorso intellettuale e artistico.

Si tratta di un testo minuzioso, preciso, attento, forte di un linguaggio semplice ed essenziale che – pagina dopo pagina – avvicina alla conoscenza e alla scoperta dell’attore napoletano. Si nota sin da subito il grande lavoro di ricerca emotiva, storica, teatrale che Giuseppe Spataro ha realizzato servendosi anche di documenti e interviste ad amici e colleghi di Cirino che certamente impreziosiscono un testo già ricco.

Youcanprint

Youcanprint

All’Autore, così, va il merito e il plauso di aver avuto la volontà e il coraggio di aver raccontato una parte della storia del nostro Teatro ma anche del nostro Cinema. Attraverso il lavoro artistico di Cirino, infatti, si scopre il coraggio di un certo modo di essere attore ovvero senza mai rinunciare alle proprie idee e alle proprie ideologie. Infatti, saranno proprio queste a guidare gran parte delle sue scelte artistiche e intellettuali rifiutando ogni compromesso che non fosse esclusivamente utile, sano e onesto per la diffusione del proprio lavoro e del teatro. E il tutto sempre in nome della più schietta semplicità. Ed è stata sempre quest’ultima – unita a una buona dose di talento, passione per il proprio mestiere e di sana incoscienza – il carattere distintivo di Cirino che ha operato nel suo settore intellettuale e culturale mettendosi al servizio di coloro i quali non possono – per motivi economici e sociali – prender parte a determinati eventi. Bruno Cirino ha giocato (recitato) alla pari con onestà, serietà e grande rispetto per il pubblico.

Bruno Cirino

Bruno Cirino

Ed è questo il ritratto vero e autentico che Spataro è riuscito a realizzare da buon amico e da bravo studioso riportando per intero l’essenza del teatro secondo Cirino attribuendo ad esso una

…funzione di chiarificazione, fruizione diretta ad aprire gli occhi della gente oggi più che ai annebbiati e volutamente annebbiati da gruppi di potere (da una parte e dall’altra) che si servono di tutti gli espedienti morali (…) o immorali, quindi il teatro da una parte apre gli occhi a chi è cieco, dall’altra maschera i truffatori che accecano. È evidente che ciò significa solo apparentemente andare contro il pubblico, ma alla fine è proprio in suo favore che si tenta di fare un teatro serio.

"Sperimentazione e prassi nella ricerca artistica di Bruno Cirino" di Giuseppe Spataro (Youcanprint)

“Sperimentazione e prassi nella ricerca artistica di Bruno Cirino” di Giuseppe Spataro (Youcanprint)

Incontro con l’Autore

È un vero piacere aver avuto la possibilità di intervistare Giuseppe Spataro, l’Autore di Sperimentazione e prassi nella ricerca artistica di Bruno Cirino che ringrazio personalmente della disponibilità e di avermi permesso di scoprire ancor di più di questo straordinario attore e regista napoletano. Ma lasciamo la parola allo scrittore…

Giuseppe Spataro

Giuseppe Spataro

  • Come è nata l’idea del suo libro?

L’idea è nata dal modo di lavorare in teatro, e non solo, di Cirino, entrando nel mondo delle Cooperative, che era in quei tempi la risposta a un teatro  borghese, pragmatica degli anni’70.

E poi per dare risalto al lavoro che lo stesso Cirino portava avanti, affinché il teatro fosse decentrato.

A questo si è unito poi un  rapporto di amicizia oltre che lavorativo.

  • Nel suo testo racconta del suo incontro e della sua amicizia con Bruno Cirino. Come potrebbe descriverli?

Come ho detto sopra il rapporto con Bruno Cirino oltre che lavorativo diventò un rapporto di profonda amicizia, un attore-regista che teneva molto all’umanità, alla sensibilità dei suoi collaboratori e dei suoi attori. Era un regista autorevole, che sapeva tirare fuori e quindi valorizzare le potenzialità espressive di tutti i suoi collaboratori.

Un collaboratore dunque al servizio della sperimentazione e prassi di un poliedrico attore, che unisce al profondo stile attoriale e recitativo, una grande umanità di essere prima di tutto uomo e poi se si può dire “menestrello” di se stesso.

Bruno Cirino in "Marat"

Bruno Cirino in “Marat-Sade” (1980)

  • Quanto è stato importante il Teatro e il fare Teatro di Bruno Cirino?

È importante perché lui era un grosso amante della letteratura teatrale e aveva una cultura di base fenomenale. Fare Teatro per Bruno Cirino significava: dibattito, confronto, esposizione dei dubbi e  partecipazione; si appassiona a un’idea di politica nel senso più ampio del termine, politica come interesse per la società in cui l’uomo vive, con tutte le sue contraddizioni.

In ogni sua  scelta lavorativa si riflette l’idea, il senso di responsabilità di un artista nei confronti del suo pubblico.

Ogni spettacolo realizzato da Cirino riflette questo principio e ogni scrittura segue sempre una linea precisa, mai banale, che manifesta la volontà di fare cultura piuttosto che intrattenimento, di fare politica, attraverso la cultura. Politica è dubbio, teatro è decentramento.

Bruno Cirino e Angiola Baggi in "Liolà"

Bruno Cirino e Angiola Baggi in “Liolà” (1980)

  • Tra gli spettacoli della cooperativa Teatroggi quali sono i più significativi e perché?

Per me, dove ho anche partecipato direttamente, sono il Marat-Sade che rispettava lo specchio di un’epoca, di un’Italia sconfitta e delusa. In questo spettacolo c’è anche l’aspetto di ricerca formale, di sperimentazione di un nuovo linguaggio teatrale, dove appunto l’attore è nella maniera più diretta assumendosi su di loro le perplessità e le angosce nostre attraverso quel personaggio.

E poi naturalmente Liolà, ultimo personaggio interpretato da Bruno Cirino che parte da un presupposto, ossia la “variabile impazzita dell’ispirazione pirandelliana”, di cui Bruno individua nel testo degli elementi strutturali.

Ad un’eterogeneità di generi si aggiunge una varietà di idiomi, per cui emergono durante lo spettacolo l’italiano, il siciliano e il napoletano, in una lettura del testo volta a far emergere la meridionalità più che la cultura isolana.

Bruno Cirino in "Sade"

Bruno Cirino in “Marat-Sade” (1980)

  • Qual è secondo lei l’eredità del Teatro di Bruno Cirino?

Esattamente come Liolà, non possiamo che immaginarci Bruno Cirino immobile nel tempo del teatro. Anche se lo conosciamo soprattutto con la sua interpretazione televisiva, che lo ha reso celebre in tutto il mondo, dello sceneggiato: Diario di un maestro di Vittorio De Seta del 1973 Cirino ci lascia in eredità quello di allargare l’orizzonte del pubblico è anche andare nelle popolose borgate delle grandi città e quindi ricerca degli spazi operativi, legati a momenti di vita democratica decentrata.

Il teatro deve portare la verità, il documento, non più il sentimento dell’uomo, ma l’azione dell’uomo, e agli spettatori il giudizio.

Bruno Cirino in "Diario di un maestro" di Vittorio De Seta, 1973

Bruno Cirino in “Diario di un maestro” di Vittorio De Seta, 1973

  • Oggi come è cambiato il Teatro e la sua impostazione, il suo rapporto con il pubblico?

Oggi il teatro è cambiato molto, non c’è più l’impegno politico e soprattutto si fa molta ironia con satira, molte volte “istrionesca”, si sdrammatizza, girano meno soldi perché lo Stato ha chiuso di molto i suoi finanziamenti ed il mondo cooperativistico man mano è andato scomparendo. Si sono spenti grandi interpreti, ed i giovani “remano a vista” come si suol dire.

Il rapporto col pubblico non è più aperto, come una volta, e meno coinvolto e preda dei principali mezzi televisivi di ampia “audience”.

Oggi lo spettatore (il pubblico) resta un oggetto misterioso, “la bestia nera” temuta da chiunque salga sul palcoscenico. Il pubblico teatrale, ed è la convinzione generica, mantenga la propria diversità dalle altre forme di spettacolo e di comunicazione.

Bruno Cirno e Claudia Cardinale in "Libera, amore mio" di Mauro Bolognini

Bruno Cirino e Claudia Cardinale in “Libera, amore mio” di Mauro Bolognini (1975)

  • Quanto è importante oggi ricordare e il raccontare le vite, le esperienze e l’Arte di personaggi (soprattutto attori e attrici)? In questo senso qual è il valore della memoria?

Come dicevo prima essendo i grandi interpreti del teatro deceduti rimane la loro storia, l’incidere nella memoria dei giovani ricordando con i vari testi usciti negli ultimi anni quei personaggi sia a livello umano sia interpretativi e ricercatori della propria arma recitativa, il loro vissuto e la loro esperienza.

Così prende forma anche il ricordo della memoria, insita in essa.

 L’oblio è anzitutto una figura del tempo: una forza viva della memoria senza la quale il ricordo stesso è impensabile.

La memoria è sinonimo di rassicurazione, che narrativizza tutta un’intera vita sia letteraria che mediatica.

I libri di Giuseppe Spataro

I libri di Giuseppe Spataro

  • Quali i suoi prossimi impegni professionali e di scrittura?

Ormai sono dedito allo studio del mio passato teatrale per dare linfa, proprio al valore della memoria, – seppure alterni varie pubblicazioni estemporanee al di fuori di essa come la prossima pubblicazione di un testo di poesie commentate in prosa con sfondo ironico e satirico sul tempo in cui viviamo.