"Se muore il becchino" di Anna D'Alberto

“Se muore il becchino” di Anna D’Alberto (Aras Edizioni)

Se muore il becchino l’originale e imperdibile romanzo di Anna D’Alberto. Una storia colma di fantasia, ironia condita da uno stile horror e surreale la cui protagonista è la Morte come non l’avete mai immaginata… e se fosse una ragazzina dai grandi occhi azzurri??

La trama

"Se muore il becchino" di Anna D'Alberto

“Se muore il becchino” di Anna D’Alberto (Aras Edizioni)

Il giovane geologo Dottor Lupo è disposto ad accettare qualsiasi impiego pur di lavorare. A seguito di un concorso viene assunto in qualità di istruttore tecnico amministrativo nel cimitero di Muflonis  costringendolo al trasferimento e quindi ad allontanarsi dalla ragazza di cui è innamorato.

È il 31 ottobre ed è il suo primo giorno di lavoro. Ad aiutarlo a svolgere le sue innumerevoli mansioni  ci sono Doc e la collega Papera la quale non mancherà di dispensargli consigli anche per la sua vita sentimentale. A ogni modo il giovane Lupo sin da subito dovrà vedersela con gli strambi abitanti del luogo da cui emergono liti, lamentele, tradimenti, ripicche mai sopite. Il lavoro da svolgere è infinito: creare una lista dei defunti e mettere ordine nel caos del cimitero tra tombe senza nome, loculi occupati abusivamente, terreni che cedono… Insomma, il mondo dei vivi e quello dei morti sembrano sfiorarsi senza mai toccarsi.

Morticia

Morticia

Nel suo primo sopralluogo nel giorno di Halloween Lupo incontra tra le tombe una ragazzina dalla voce argentina, armata di una spada del genere Darth Vader e di un paio di grandi occhi azzurri. Si chiama Morticia. È la Morte. Può vederla solo Lupo sin quando non le darà una copia della lista dei morti cui sta lavorando da consegnare al suo “superiore”.

Lupo accetta questo accordo e nel frattempo il giovane prende coscienza dei suoi sentimenti, di quella della sua ragazza Gatta e di cosa sia meglio fare per il suo benessere. Prenderà un’altra strada, vedrà nuovi posti ma la sua immortale amica non lo abbandonerà mostrandogli la stranezza della Vita e dei suoi abitanti. Questi ultimi, infatti, preferiscono vivere senza pensare alla Fine credendo nella sua inesistenza e infondatezza. E invece, il segreto della Vita è proprio qui: continua e rinasce sempre da una sua Fine rinnovandosi continuamente. Ma non c’è niente da fare, come afferma Lupo, i vivi sono più spaventosi dei morti e ostinati a non vedere la profondità di quella che attimo dopo attimo, giorno dopo giorno è la loro Vita.

 

L'Autrice Anna D'Alberto durante la presentazione di "Se muore il becchino" dello scorso marzo

L’Autrice Anna D’Alberto durante la presentazione di “Se muore il becchino” dello scorso marzo

Il libro

Non c’è che dire: Se muore il becchino di Anna D’Alberto ed edito dalla Aras Edizioni per la collana Stile rana è un romanzo geniale. È una storia che si legge tutta d’un fiato e una volta terminata si resta anche dispiaciuti tanto è scritta bene, curata in ogni dettaglio, dotata di un’ironia a tratti persino feroce e pungente. L’Autrice è stata davvero brava nel creare questo piccolo ma prezioso gioiello di Narrativa. Un racconto in bilico tra l’horror, il thriller e il comico.

"Se muore il becchino" di Anna D'Alberto (Aras Edizioni)

“Se muore il becchino” di Anna D’Alberto (Aras Edizioni)

I suoi protagonisti ci restano tutti nel cuore anche per quei loro nomi e caratteri decisamente animaleschi. Ma non solo. Non si possono dimenticare Papera, Gatta, Lupo, Doc, Morticia… Al termine della lettura è come se si fosse instaurato tra loro e il Lettore un rapporto d’amicizia e di complicità unico, profondo, irripetibile. Eppure, c’è molto di più. Anna D’Alberto, infatti, nel suo romanzo ha mescolato importanti e ben precisi riferimenti autobiografici nonché cinematografici, letterari e musicali che mettono la sua opera – seppur di fantasia – in diretto contatto con la Realtà creando con essa un legame del tutto esclusivo e particolare. Inoltre, non si può dimenticare che l’assoluta protagonista della vicenda è la Morte, qui Morticia.

Aras Edizioni

Aras Edizioni

Forse per la prima volta la Signora dal manto nero e armata di falce che strappa via dalla Terra la Vita è incarnata da una ragazzina dalla voce argentina, da occhi azzurri e dotata di una spada laser che si illumina a intermittenza. E ancora, il suo prescelto compagno di giochi sembra essere uscito dal mondo di Tim Burton e che non poco ricorda il timido ma generoso e onesto Victor Van Dort de La sposa cadavere (2005). L’Autrice ha il merito di aver affrontato il tema della Morte e tutto ciò che essa comporta: dalle liti tra mogli, figli e amanti, alle beghe per l’acquisto di tombe e loculi. Niente di nuovo direte voi. E, invece, no: far raccontare alla Morte di sé stessa immaginandola come una bambina che ama i colori della Juventus e che diventa persino consigliera e complice è qualcosa di straordinario. Per di più tutto questo tra un sorriso e l’altro ci mette davanti alla nostra realtà: per molti è difficilissimo parlare della Morte e preferiscono vivere fingendo che non ci sia, che non esista. Al contrario, è proprio da ogni Fine che ha (letteralmente) Vita un nuovo inizio. Qualcosa ci lascia ma altro resta sempre. O arriva. E la Vita continua. E la Morte ne è una sua condizione essenziale imprescindibile.

Incontro con l’Autore

È un immenso piacere poter incontrare e intervistare Anna D’Alberto, l’Autrice del delizioso romanzo Se muore il becchino. Voglio approfittare di questo spazio per ringraziarla personalmente della sua disponibilità accettando di rispondere con tanta cortesia alle mie domande dalla lontana Norvegia dove vive e lavora. L’Autrice, infatti, seppur nata nella bella terra di Sardegna oggi si trova all’estero senza dimenticare né trascurare il suo amore per la scrittura, l’Arte il fumetto. A tal proposito è doveroso ricordare la sua storia a fumetti dal titolo Il popolo di Urce presentata al Lucca Comics 2010 e inserita nel numero zero della rivista autoprodotta Taboo.

L'Autrice Anna D'Alberto durante la presentazione di "Se muore il becchino" dello scorso marzo

L’Autrice Anna D’Alberto durante la presentazione di “Se muore il becchino” dello scorso marzo

  • Come è nata l’idea del suo libro Se muore il becchino?

Tempo fa ho lavorato per qualche anno negli uffici tecnici di diverse amministrazioni comunali, ed è capitato di dovermi occupare, tra le tante cose, anche della gestione del cimitero. Quanto ho scritto è liberamente ispirato a questa esperienza. Devo ammettere che qualche ex collega ha incoraggiato la stesura del libro; all’inizio la cosa è nata come scherzo, poi per una casualità è diventata un romanzo pubblicato.

  • Nel testo sin dalle prime pagine ci sono riferimenti musicali, cinematografici… cosa ha guidato queste scelte? E qual è il suo rapporto “Scrittura/Musica/Cinema”?

Adoro ogni forma d’arte. Ho iniziato a disegnare da piccolissima, e a leggere subito dopo. Mentre mettevo nel cassetto il sogno di fare la regista di cinema, mi sono data alla pittura e ai fumetti, e la scrittura e l’inventare storie sono sempre state lì, a fianco ad ogni altra mia attività, durante tutto il percorso. Alle scuole elementari sceglievo sempre il testo libero tra i temi assegnati. Non mi piacevano gli argomenti imposti, volevo inventare di sana pianta. Scrivere, oggi, è il modo più semplice di esprimermi, ed anche il più economico e veloce: basta un computer. Mi sarebbe piaciuto diventare musicista, ma non ne avevo le doti né ci ho mai dedicato del tempo. La musica però è stata ed è ancora fondamentale per me. Come faccio dire al mio protagonista, “Farò questa maledetta strada ogni giorno per tutto l’inverno, e ho già capito che la musica è l’unica cosa che me la renderà sopportabile”.

Morticia in una scultura realizzata in creta da Anna D'Alberto

Morticia in una scultura realizzata in creta da Anna D’Alberto

Guidavo davvero per 180 chilometri al giorno per andare e tornare dal lavoro, e i miei dischi preferiti sono stati dei fedeli compagni durante il tragitto.

Il concetto scrittura/musica/cinema è riassunto forse nella citazione degli Ezechiele 25,17, una band di amici che ho seguito molto quando vivevo ancora in Sardegna (purtroppo l’anno scorso si sono sciolti). Il loro nome è tratto da Pulp Fiction di Quentin Tarantino, dal cui spirito dissacrante forse mi sono anche un po’ lasciata ispirare. Le molte citazioni musicali e cinematografiche che ho messo sono il mio modo di omaggiare gli artisti che hanno segnato e migliorato la mia vita. E poi, sarebbe un peccato imperdonabile poter scrivere di ciò che voglio, e non metterci dentro tutto ciò che mi piace da morire (freddura involontaria, lo giuro).

  • Assieme al mondo del Cinema e della Musica… compare anche quello Animale: perché i suoi protagonisti portano nomi di animali?

La storia di Lupo e Gatta è nata inizialmente come fumetto. Mi ha senza dubbio  influenzato il manga giapponese Ranma ½ di Rumiko Takahashi, dove alcuni dei personaggi diventano animali in certe particolari condizioni, per poi tornare umani in certe altre. Gli animali tipicizzano certe caratteristiche umane (Cammello è un beone, Gatta è indipendente). Inoltre c’era il problema di anonimizzare e universalizzare, non volevo circoscrivere la storia a una particolare zona geografica mettendo nomi fittizi ma verosimili. Siccome sono sarda, un richiamo alla mia terra c’è comunque, siamo la regione dei cognomi animaleschi (Vacca, Cabriolu, Porcu, Angioni…)!

La scheda di "Se muore il becchino" di Anna D'Alberto (Aras Edizioni)

La scheda di “Se muore il becchino” di Anna D’Alberto (Aras Edizioni)

  • Nel suo racconto al primo piano c’è una deliziosa ma dissacrante ironia. E’ riuscita a raccontare la Morte in un modo del tutto nuovo, umano e profondamente simpatico. Come è riuscita ad elaborare un’immagine simile dell’Immortale Signora (è proprio il caso di dirlo)?

Nel fumetto che era il progetto pilota della storia, la Morte compariva in versione “classica”, e cioè adulta. Forse è stata proprio una dissacrante intuizione che me l’ha fatta trasformare in un “chibi”, un esserino basso dai grandi occhi, sempre di design giapponese. Non volevo che la Morte fosse soltanto spaventosa, volevo inserirla nel quotidiano e usarla come strumento di riflessione, un memento mori, ma non troppo serio. Sapere che la morte esiste, e che cammina al nostro fianco, ci ricorda la fugacità della vita e ce la fa apprezzare meglio.

  • Parlando di libri questa domanda viene del tutto spontanea: quali sono il libro e l’Autore che più ha a cuore in quanto Autrice e Lettrice?

Devo dirne davvero uno solo? Cos’è, uno scherzo? Sono anni che provo a fare la top ten dei miei libri preferiti, e la lista ne contiene almeno un centinaio. Posso citare i cinque classici, che mi hanno ispirato in modi diversi: Orgoglio e Pregiudizio della Austen, Il Signore degli Anelli di Tolkien, Frankenstein di Mary Shelley, Il Signore delle Mosche di Golding e I fratelli Karamazov di Dostoevski, la serie de La Torre nera di King. Ne ho detti sei? Chiedo scusa, era già molto difficile restare a cinque.

"Se muore il becchino" di Anna D'Alberto (Aras Edizioni) alla scorsa edizione della fiera del libro "Più libri più liberi"

“Se muore il becchino” di Anna D’Alberto (Aras Edizioni) alla scorsa edizione della fiera del libro “Più libri più liberi”

  • Quali sono i suoi prossimi impegni e progetti letterari?

In realtà non lavoro come scrittrice, la scrittura è relegata a un hobby serale. Non escludo una seconda presentazione del Becchino a Cagliari per l’estate e quanto ai progetti, continuo a scrivere. Un secondo romanzo è finito e in fase di revisione, il seguito del Becchino è al suo incipit, e il romanzo della mia vita, un fantasy, è ancora a metà. Vedremo se qualcuno di questi progetti arriverà al pubblico; per ora mi accontento di lavorarci, dato che (non l’ho ancora detto?), scrivo perché scrivere mi diverte, e continuerò a farlo a prescindere. 

…Beh, gentilissima Anna noi aspetteremo con gioia di leggere ancora le tue storie e grazie dei tuoi grandi regali: la gioia di vivere, l’ironia e la semplicità che traspaiono da ogni tua parola.