Marco Olivieri, Anna Paparcone "Marco Tullio Giordana Una poetica civile in forma di cinema" (Rubbettino)

Marco Olivieri, Anna Paparcone “Marco Tullio Giordana
Una poetica civile in forma di cinema” (Rubbettino)

Marco Olivieri e Anna Paparcone dedicano il loro ultimo saggio dal titolo Marco Tullio Giordana. Una poetica civile in forma di cinema (Rubbettino) al regista milanese. Un interessante viaggio alla scoperta del nostro Cinema e della nostra Storia degli ultimi quarant’anni. E non perdete l’interessante incontro-intervista all’Autore inserita nell’articolo! 

La trama

Il giornalista e scrittore Marco Olivieri assieme ad Anna Paparcone, insegnante alla Bucknell University, attraverso il saggio Marco Tullio Giordana. Una poetica civile in forma di cinema (Rubbettino) affrontano e raccontano lo stile, la tecnica e il linguaggio del regista milanese. I due studiosi, così, suddividendosi i cinque capitoli che compongono il volume e che ripercorrono la carriera, l’evoluzione e le tematiche sociali e civili tanto care al cineasta. Si parte dal film Maledetti vi amerò (1980) e si arriva al film realizzato per il piccolo schermo Lea passando per capolavori quali, ad esempio, Pasolini. Un delitto italiano (1995), I cento passi (2000), La meglio gioventù (2003) e Romanzo di una strage (2012).

Marco Tullio Giordana

Marco Tullio Giordana

È un viaggio nei quasi ultimi quarant’anni di cinema osservati attraverso l’obiettivo di Marco Tullio Giordana il quale, con profondo spirito di analisi e grande studio, strizza non poco l’occhio al Neorealismo di Roberto Rossellini e alla poetica civile di Francesco Rosi (cui il testo è dedicato). Il regista, infatti, attraverso ogni sua opera ci regala uno sguardo sulla nostra recente realtà e sulla nostra Storia: dall’assassinio di Pier Paolo Pasolini all’esplosione di una bomba all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura (Milano, 12 dicembre 1969) passando per triste e quotidiano fenomeno dell’emigrazione e dei barconi che cercano speranza approdando nelle nostre Coste. Si tratta di un saggio dedicato alla Settima Arte, a uno dei suoi protagonisti contemporanei indiscussi che sa trasformare ogni suo fotogramma in poesia.

Marco Olivieri, Anna Paparcone "Marco Tullio Giordana Una poetica civile in forma di cinema" (Rubbettino)

Marco Olivieri, Anna Paparcone “Marco Tullio Giordana.
Una poetica civile in forma di cinema” (Rubbettino)

Sul libro

Marco Olivieri e Anna Paparcone attraverso il loro saggio Marco Tullio Giordana. Una poetica civile in forma di cinema edito da Rubbettino nella collana Cinema rendono un doveroso e sincero omaggio alla Settima Arte tutta italiana. Gli Autori, infatti, servendosi di approfondite e attente analisi nonché di rimandi storici, sociali e politici e di intelligenti paralleli propri della Storia del Cinema realizzano un volume accessibile a chiunque voglia avvicinarsi al Cinema di Marco Tullio Giordana ma anche a tutti coloro che vogliono sapere di più sulla nostra cinematografia degli ultimi quarant’anni (e non solo).

Marco Tullio Giordana con il libro di Marco Olivieri, Anna Paparcone "Marco Tullio Giordana Una poetica civile in forma di cinema" (Rubbettino)

Marco Tullio Giordana con il libro di Marco Olivieri, Anna Paparcone “Marco Tullio Giordana
Una poetica civile in forma di cinema” (Rubbettino)

Ognuno dei cinque capitoli che compongono il libro, infatti, è una finestra che si apre sulla storia, sui misteri, sui delitti irrisolti del nostro Paese senza mai dare giudizi né sentenze. In tal modo i due Autori restano profondamente fedeli a Marco Tullio Giordana il quale utilizza i suoi film proprio in questo senso ovvero per cercare di fornire ulteriori elementi, informazioni, punti di vista sui fatti storici che racconta. Così facendo, però, non possiamo non trovare dei suoi paralleli con il cinema neorealista targato Roberto Rossellini, con la forza stilistica ed espressiva di Francesco Rosi, con il forte e imprescindibile desiderio di verità che sempre ha contraddistinto anche la poetica, lo stile e la scrittura di Pier Paolo Pasolini.

Rubbettino Editore

Rubbettino Editore

Marco Olivieri e Anna Paparcone raccontano tutto questo con passione e semplicità guidandoci all’interno dei fotogrammi, delle scene, delle storie, facendoci incontrare e quasi toccare con mano persone e personaggi, accendendo forti luci lì dove – per tanto e troppo tempo – ha regnato il buio e il silenzio più totale. Ai due Autori, così, va il merito e il plauso di aver realizzato un simile gioiello per tutti gli amanti del Cinema (e non solo) seguendo anche attraverso la scrittura la sobrietà, la semplicità, la purezza, lo spirito di ricerca, la volontà di non dare risposte ma di far nascere ulteriori dubbi e domande lo stesso e identico stile registico di Marco Tullio Giordana.

Anna Paparcone

Anna Paparcone

Si tratta di un raro caso di perfetta armonia tra il visivo – il visibile – l’immagine – lo stile e la realtà. Un libro interessante. Un testo importante che ci conduce alla scoperta di una poetica registica facendo crescere in noi il desiderio e la voglia di Libertà che solo la Verità e l’Onestà (morale e intellettuale) sanno dare.

Marco Tullio Giordana

Marco Tullio Giordana

Incontro con l’Autore

Dopo aver incontrato il giornalista e dottore di ricerca Marco Olivieri pe raccontare del suo libro La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò (Edizioni Kaplan) è un vero piacere averlo di nuovo con noi per una nuova intervista, un nuovo incontro e per parlare ancora di libri. Soprattutto del suo ultimo volume dal titolo Marco Tullio Giordana. Una poetica civile in forma di cinema (Rubbettino). Buona lettura!

Marco Olivieri

Marco Olivieri

  • Dove e quando è nato il desiderio e il bisogno di realizzare il volume Marco Tullio Giordana. Una poetica civile in forma di cinema?

Dopo la presentazione nel 2013 del mio volume edito da Kaplan e dedicato alla filmografia di Roberto Andò, alla Libreria del Cinema di Roma, con interventi di Marco Tullio Giordana e Alessandra Levantesi Kezich, maturò in me l’idea di avviare un nuovo progetto che esplorasse i capitoli più noti e quelli meno conosciuti realizzati dallo stesso Giordana. La sua personalità, al pari di quella di Andò dotata di una cultura che spazia dal cinema e la pittura alla letteratura e alla musica, mi ha spinto a riflettere sugli aspetti tecnici, estetici e tematici dei suoi film, con attenzione alle pieghe meno battute.

Marco Olivieri, Anna Paparcone "Marco Tullio Giordana Una poetica civile in forma di cinema" (Rubbettino)

Marco Olivieri, Anna Paparcone “Marco Tullio Giordana
Una poetica civile in forma di cinema” (Rubbettino)

Dopo aver comunicato quest’intenzione al regista, è stato proprio lui a segnalarmi che anche una studiosa che apprezzava, Anna Paparcone, della statunitense Bucknell University, era in procinto di dedicarsi a un’analisi delle sue opere. Dato che ho spesso collaborato con Millicent Marcus, docente prima alla Penn University e poi a Yale, e per due volte sono intervenuto sul cinema di Andò proprio alla Yale University, mi è venuto naturale pensare che potessimo unire le forze per scrivere un libro che diventasse un punto di riferimento sia in Italia sia negli Stati Uniti.

Marco Olivieri

Marco Olivieri

  • Questo saggio è scritto in tandem con Anna Paparcone. Come è avvenuta la scelta della suddivisione dei capitoli da curare e come è stato mettere insieme le vostre idee e le vostre considerazioni in merito al cinema di Marco Tullio Giordana?

Più che un saggio, si tratta di una vera e propria monografia, con l’ambizione di percorrere l’intera carriera del regista e realizzare, in una fase successiva, delle versioni aggiornate del volume. In un primo periodo, ci siamo confrontati via Skype sulla struttura del libro e siamo stati concordi nel valorizzare le sfumature e gli aspetti meno considerati di Giordana sul piano del linguaggio filmico. Ci siamo divisi i capitoli, assecondando i nostri studi precedenti e le nostre predilezioni, evitando però che la ripartizione fosse rigida. Lo scambio costante e l’apporto critico di entrambi ha influenzato ogni pagina della monografia proprio come metodo di lavoro. Un ringraziamento particolare merita, inoltre, Christian Uva, direttore della Collana Cinema di Rubbettino e professore dell’Università degli Studi Roma Tre, per la fiducia riposta nel nostro studio e per aver dedicato tempo ed esperienza alla lettura e alle revisioni del testo nelle sue fasi conclusive.

L'Autore con Marco Tullio Giordana in occasione della presentazione del libro "Marco Tullio Giordana Una poetica civile in forma di cinema" (Rubbettino)

L’Autore con Marco Tullio Giordana in occasione della presentazione del libro “Marco Tullio Giordana
Una poetica civile in forma di cinema” (Rubbettino)

  • Il saggio analizza nel profondo l’opera del regista milanese e le sue radici intellettuali da Pasolini a Francesco Rosi. Quanto questi due immensi registi hanno influenzato e guidato lo stile e il metodo registico di Giordana?

Sono due autori e due personalità che hanno influenzato nel profondo M.T. Giordana. Al di là degli aspetti tecnici, sono due riferimenti culturali ed etici per il regista, due stelle polari, e non a caso il nostro volume è dedicato alla memoria di Francesco Rosi e un capitolo s’intitola «La centralità pasoliniana», oltre al richiamo esplicito all’eredità di Pasolini nel titolo del libro. Spesso l’oblio avvolge la storia italiana in una nebbia fittissima e, a tutto questo, si oppone il cinema di Giordana: in questo quadro, la figura di Pier Paolo Pasolini diventa centrale per elaborare un’idea della nazione italiana più matura. Da qui la sua centralità – letteraria, politica e culturale – mentre Rosi, con Le mani sulla città, è citato nel film I cento passi come esempio di cineasta che non indugia in aspetti didascalici o dimostrativi, pur concentrandosi sull’aspetto sociale e politico. Per grandi registi come Rosi, lo strumento cinematografico è più importante della cosiddetta verità ed è questa convinzione artistica a ispirare Giordana.

"I cento passi" di Marco Tullio Giordana (2000)

“I cento passi” di Marco Tullio Giordana (2000)

  • Uno dei cardini del cinema di Marco Tullio Giordana è la memoria sia storica sia civile. Questo lo si può ben vedere in film come Un delitto italiano, I cento passi, Romanzo di una strage… Secondo lei quanto è importante, oggi, la volontà di portare sul grande schermo la nostra Storia e i suoi protagonisti?

Credo che qualsiasi forma artistica possa offrire un contributo illuminante, in tal senso, mettendo in luce interpretazioni su momenti e pezzi di Storia che vanno sottratti all’oblio. Penso all’importanza di un film come Sanguepazzo, ad esempio. L’essenziale è che la ricerca espressiva sia libera da condizionamenti e sovrastrutture e che sia animata dal dubbio. Nel nostro libro, citiamo una considerazione di Gustavo Zagrebelsky: «Il dubbio contiene quindi un elogio della verità, ma di una verità che ha sempre di nuovo da essere esaminata e ri-scoperta. Così l’etica del dubbio non è contro la verità, ma contro la verità dogmatica, che è quella che vuole fissare le cose una volta per tutte e impedire o squalificare quella cruciale domanda: sarà davvero vero?». Quest’affermazione, a mio avviso, ben sintetizza il lavoro di scavo e approfondimento da parte di Giordana.

Salone Internazionale del Libro di Torino, 21 maggio 2017: Luigi Franco, direttore editoriale di Rubbettino, Christian Uva, direttore Collana Cinema Rubbettino, Anna Paparcone, Marco Tullio Giordana e Marco Olivieri.

Salone Internazionale del Libro di Torino, 21 maggio 2017: Luigi Franco, direttore editoriale di Rubbettino, Christian Uva, direttore Collana Cinema Rubbettino, Anna Paparcone, Marco Tullio Giordana e Marco Olivieri.

  • Quanto sono forti e importanti la poetica e l’impegno civile del cinema di Marco Tullio Giordana?

Abbiamo deciso d’inserire questi elementi nel titolo proprio perché caratterizzano in profondità la sua filmografia. Nel suo cinema, emerge un rapporto dialettico con la letteratura e la parola poetica, che svisceriamo nel nostro libro. Nello stesso tempo, Giordana è alle prese con una rete di possibilità e con un processo di ricerca dagli esiti indefiniti nell’ottica di decifrare, interpretare, capire e trasmettere allo spettatore i propri dubbi e i possibili passi in avanti verso la verità, mai assoluta, di un fatto, di un documento, di una situazione. Nel complesso, la sua opera esplora i nodi irrisolti di un Paese, l’Italia, condannato all’incompiutezza. Il suo è uno sguardo partecipe su una realtà politica, morale e civile che stenta a trovare una dimensione comunitaria condivisa, come scriviamo nell’incipit del volume.

"Romanzo di una strage" di Marco Tullio Giordana (2012)

“Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana (2012)

  • Come abbiamo visto nel suo volume precedente dedicato a Roberto Andò il valore della memoria è al centro dello stile e delle tematiche affrontate dai nostri registi presi in esame. Per Andò, però, si parla di una memoria più intima, quasi proustiana. Per Giordana, invece, di una memoria che funga quasi da monito per imparare a non commettere più determinati errori. Cosa ne pensa al riguardo? In cosa Andò e Giordana si somigliano e si differenziano nel raccontare il potere della memoria?

Di certo, esistono profonde differenze tra i due, nell’ambito dello stile filmico e dei temi, ma entrambi seguono il modello di Visconti, alternando il cinema e il teatro, come Mario Martone, e una grande attenzione a ogni piega letteraria, poetica, musicale, li accomuna. In generale, lo sguardo appassionato sulla Storia e i suoi nodi irrisolti, da parte di Giordana, e lo scavo interiore e psicoanalitico di Andò, tra dimensione individuale e collettiva, sono aspetti fondamentali di due registi che non smettono d’interrogarsi sulla natura umana e i suoi rebus, coniugando cultura e sensibilità.

"Pasolini, un delitto italiano" di Marco Tullio Giordana (1995)

“Pasolini, un delitto italiano” di Marco Tullio Giordana (1995)

  • Tra i registi della nuova generazione chi potrebbe portare avanti la poetica e il “racconto storico e civile” iniziato con il Neorealismo e continuato, ancor oggi, da Marco Tullio Giordana?

Difficile stabilire eredità o lasciti, così come dobbiamo stare attenti a etichette e facili definizioni. In ogni caso, esistono registi come Francesco Munzi, Daniele Vicari e Costanza Quatriglio, solo per fare degli esempi, che esplorano il reale in maniera interessante e le nuove generazioni combinano spesso forza documentaria e rigore stilistico. In un’intervista, Francesco Rosi affermava di passare il testimone a «Giordana, a Martone, a Sorrentino, a Roberto Andò» ma ogni autore, da Garrone a Rohwacher, racconta l’oggi in una chiave a volte surreale, a volte apparentemente realistica, attingendo dalla nostra tradizione e rielaborandola in chiave personale.

Anna Paparcone, Marco Tullio Giordana e Marco Olivieri in occasione della presentazione del libro "Marco Tullio Giordana Una poetica civile in forma di cinema" (Rubbettino)

Anna Paparcone, Marco Tullio Giordana e Marco Olivieri in occasione della presentazione del libro “Marco Tullio Giordana
Una poetica civile in forma di cinema” (Rubbettino)

  •  Quale sarà il suo prossimo impegno saggistico-letterario?

Oltre all’edizioni aggiornate delle mie pubblicazioni, intendo continuare a sviluppare argomenti che mi permettano di coniugare competenze e passione. In questi anni, le presentazioni e gli interventi in luoghi come il Salone Internazionale del Libro di Torino, la bibliomediateca Mario Gromo del Museo Nazionale del Cinema di Torino, l’Auditorium del Palazzo delle Esposizioni di Roma, le Università di Yale, di Padova, dell’Indiana e IULM di Milano, mi hanno trasmesso molto in termini di stimoli e idee. Oggi conto di mettere a frutto quest’esperienze in nuovi libri e progetti.

A noi non resta che dare a Marco Olivieri un altro appuntamento per continuare a parlare di Cinema, dei suoi protagonisti e…dei prossimi libri e progetti ringraziandolo di vero cuore della disponibilità e della sua voglia di condividere con tutti noi il suo lavoro e la sua passione. A presto…per un nuovo incontro!