"La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò" di Marco Olivieri (Kaplan)

“La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò” di Marco Olivieri (Edizioni Kaplan)

Il giornalista e critico cinematografico Marco Olivieri con il suo libro La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò (nella sua nuova edizione) ci conduce alla scoperta della carriera del cineasta palermitano attraverso un’analisi certosina della sua opera intellettuale e professionale sviluppata a tutto tondo: dalla letteratura al teatro passando per il cinema

La trama

La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò è un saggio monografico che il giornalista e scrittore Marco Olivieri dedica al cineasta siciliano. L’Autore, infatti, attraverso una attenta analisi e una minuziosa ricerca racconta e ripercorre l’intera carriera e produzione artistica di Andò come scrittore, autore, regista e documentarista. Nella prima edizione del testo, che risale al 2013, l’ultimo film preso in esame è Viva la libertà tratto dal romanzo Il trono vuoto (Bompiani) scritto dallo stesso Andò guadagnando ben 12 nomination ai David di Donatello mentre in questa seconda edizione si termina con Le confessioni del 2016.

La prima edizione di "Il cinema degli altri. Il cinema di Roberto Andò" di Marco Olivieri (Edizioni Kaplan)

La prima edizione di “Il cinema degli altri. Il cinema di Roberto Andò” di Marco Olivieri (Edizioni Kaplan)

Si tratta di un saggio che narra del nostro Cinema contemporaneo e non solo mantenendosi sempre sul filo della “memoria” a tratti malinconica e nostalgica, a tratti puramente storica. È un testo che scivola nel profondo dell’animo e dell’intimo di Andò scavando nel suo Cinema e, al contempo, nella sua personalità facendoci capire e comprendere ancor di più il suo “metodo” e il suo “fare cinema”. È un vero e proprio ritratto di un intellettuale del nostro tempo impegnato nel cinema, nel teatro, nella letteratura. Riguardo quest’ultima Olivieri non manca di mettere in risalto il libro Il manoscritto del Principe dove l’Autore racconta il tramonto della vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, del rapporto con i suoi allievi senza tralasciare di raccontare e analizzare la celeberrima opera Il Gattopardo.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Giuseppe Tomasi di Lampedusa

La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò, inoltre, è arricchito delle belle  e preziose immagini di Lia Pasqualino e di un interessante intervento nel quale si ripercorre la vita, la carriera del cineasta prestando particolare attenzione alla sua passione per la Settima Arte.

"Le confessioni" di Roberto Andò, 2017

“Le confessioni” di Roberto Andò, 2017

Mi interessa la memoria, quando diventa la perfetta geometria
di un destino. Mi interessano gli artisti che inseguono la memoria, immersi in quella opacità che improvvisamente si apre ad una trasparenza insopportabile, e gli scrittori che sanno dare alla memoria la consistenza di una grandiosa impostura.
Mi interessa la misteriosa confluenza, in chi racconta, tra ciò che si svela e ciò che si omette. La musica segreta di ciò che non è detto, che è rimasto nella zona d’ombra.
La parte nascosta della luna, quella che continua a emettere una sua luce indefinibile e stregante anche senza di noi, quando noi non ci siamo.
Roberto Andò ne La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò di Marco Olivieri (Edizioni Kaplan)

Roberto Andò

Roberto Andò

Sul libro

Marco Olivieri nel 2013 per la Casa Editrice Kataplan pubblica la prima edizione il libro La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò, il primo saggio monografico dedicato al cineasta siciliano che quest’anno è stata nuovamente edita dalla stessa Casa Editrice in una versione aggiornata. È un testo decisamente attento, un vero e proprio affettuoso omaggio a uno dei nostri Autori della Settima Arte più interessanti e di spessore. I capitoli che compongono il volume, infatti, ripercorrono con dovizia di particolari e attraverso una studiata e attenta analisi ogni aspetto della carriera di Andò. Si tratta di un testo dedicato non solo “agli addetti ai lavori” e agli studiosi ma anche agli appassionati di Cinema e della sua storia che rimarranno sorpresi, colpiti, interessati e ammirati da tale studio e dalla realizzazione di un simile profilo non solo autobiografico ma soprattutto critico.

"La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò" di Marco Olivieri (Kaplan)

“La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò” di Marco Olivieri (Kaplan)

Grazie al lavoro di Olivieri, infatti, il Lettore non solo avrà modo di scoprire la storia più recente della letteratura e della cinematografia italiana ma anche di scoprirne le chiavi di lettura. L’Autore, infatti, già a partire dal titolo sottolinea più volte in ciascun capitolo che completa il volume quali sono le parole chiave dell’opera di Andò. Su queste domina la Memoria, che può essere malinconica, storica ma mai fine a se stessa divenendo strumento e fondamento di nuove storie, della creazione di tempi sospesi, di una ripresa di una storia passata, di uno sguardo a quel “ieri” che può rivivere attraverso il ricordo. Senza morire mai. e tutto questo si riflette in tutti i suoi personaggi che divengono testimoni e strumenti stessi della propria storia e della Storia.

Edizioni Kaplan

Edizioni Kaplan

L’arte di Andò è caratterizzata da un continuo scavare e da uno scambio altrettanto continuo con le sue storie e i suoi personaggi con i quali si amalgama senza mai imporre la propria presenza che sembra quasi quella di un fantasma percepibile ma invisibile, discreta e silenziosa. Eppure presente. Ed è questa la magia della scrittura e del Cinema di Andò. Ed è proprio questa magia che Marco Olivieri rende alla perfezione nel suo volume che diviene un vero e proprio manuale monografico di Storia del Cinema. Indispensabile per scoprire e capire l’arte di un grande intellettuale del nostro tempo. Uno sguardo al presente per raccontare la vita e la carriera di un artista che del suo passato e quello del suo Paese (ci) prepara (al)la Memoria di domani.

"Il trono vuoto" di Roberto Andò, (Bompiani, 2012)

“Il trono vuoto” di Roberto Andò, (Bompiani, 2012)

La memoria degli altri. Il cinema di Robertò Andò è un libro scritto con autorialità, professionalità ma senza alcun spirito o intenzione di autorevolezza. Marco Olivieri si pone al servizio del suo “(s)oggetto di studio” e lo fa con grande disponibilità, passione e umiltà. Tutto questo traspare dalle sua parole facendo del suo libro un’opera umana, un racconto di vita e di Arte. Un viaggio nella Memoria che ci insegna– involontariamente – quanto sia fondamentale la sua conservazione e il suo rispetto. Un viaggio nel nostro Cinema. Un viaggio multiforme e aperto a ogni direzione riconducendoci alla sala di un grande schermo e alla visione più attenta del nostro Tempo. Di ieri e di oggi.

Roberto Andò sul set di "Viva la libertà" (2012)

Roberto Andò sul set di “Viva la libertà” (2012)

Incontro con l’Autore

Dopo aver letto La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò è con vero piacere avere qui con noi – per il consueto “Incontro con l’Autore”Marco Olivieri che ringrazio sinceramente delle sue disponibilità e gentilezza. Sono molto felice di aver potuto realizzare questa interessante intervista che, certamente, ci aiuterà a conoscere in modo più approfondito l’Autore e il suo lavoro.

Marco Olivieri

Marco Olivieri

  • Si occupa di Cultura nel senso più ampio del termine con particolare attenzione al mondo cinematografico. Come nasce questo suo interesse?

Per rispondere, parto da una citazione: «C’è una parola che mi è particolarmente cara: passione. La passione è la parola-chiave… non solo per la politica, anche per la vita». Sono le parole di un leader politico, interpretato da Toni Servillo nel film Viva la libertà di Roberto Andò, che rivitalizza il popolo rassegnato della Sinistra italiana recitando la poesia A chi esita di Bertolt Brecht. Sono parole che sento profondamente mie. Passione per il cinema, per la letteratura, per ogni forma artistica legata alla scrittura e alla visione. Una passione nata quando facevo tardi la sera per seguire su Rai 3 le rassegne dedicate al regista Max Ophüls e coltivata da ventenne scrivendo recensioni cinematografiche, per poi concentrarmi sul giornalismo culturale, sull’attività di ufficio stampa e in precedenza su un dottorato di ricerca.

"Viva la libertà" di Roberto Andò (2012)

“Viva la libertà” di Roberto Andò (2012)

  • Come è nato il progetto del libro “Il cinema di Roberto Andò”?

Nel 2005 ho intervistato, per l’edizione palermitana del quotidiano la Repubblica, Roberto Andò e Alessio Boni mentre giravano il film Viaggio segreto. Film che io stesso ho presentato a Messina, la mia città, nel 2006, alla presenza del regista, in collaborazione con il Laboratorio Psicoanalitico Vicolo Cicala e l’Università. L’incontro con Andò e la visione di film come Il manoscritto del principe, Sotto falso nome e Viaggio segreto hanno generato in me il desiderio di approfondire il racconto per immagini e le suggestioni e le pieghe più profonde del suo cinema. Da qui è maturato il desiderio di scrivere un libro che fosse destinato sia agli addetti ai lavori sia a chi non è specialista. Sulla scia di questo lavoro d’interpretazione e scavo analitico, sono intervenuto nel 2012 all’Università di Yale e l’anno successivo è uscita la prima edizione del volume, per poi ritornare negli Stati Uniti altre due volte, ancora a Yale e all’Indiana University.

"Viaggio segreto" di Roberto Andò (2006)

“Viaggio segreto” di Roberto Andò (2006)

  • Perché ha deciso di approfondire il profilo cinematografico di questo regista?

Di sicuro esistono affinità, sintonie letterarie e psicoanalitiche, temi inconsci e altri manifesti che mi legano al mondo creativo di Roberto Andò, a quel suo appassionato gioco teso a inventare nuovi mondi e nuove narrazioni, tra ambiguità e rebus esistenziali. Un gioco che in questa nuova fase combina leggerezza e profondità, come conferma l’ultimo film, Una storia senza nome. Da parte mia, oltre all’edizione aggiornata della Memoria degli altri, nel 2017, ho curato pure, per Skira, il volume dedicato al film Le confessioni, con le fotografie di Lia Pasqualino. Un’altra avventura ricca di stimoli filosofici, politici, morali, cominciata sul set con una lunga intervista a Toni Servillo e un approfondimento con il regista e lo sceneggiatore Angelo Pasquini. In generale, negli anni, il confronto con le studiose di cinema Millicent Marcus, docente alla Yale University, e Rosamaria Salvatore, ordinario dell’Università di Padova, e con la psicoanalista Donatella Lisciotto, mi hanno aiutato a rendere chiaro dentro di me gli elementi che volevo far risaltare nel mio libro, edito da una casa editrice di qualità come Kaplan.

"Le confessioni" testo edito da Skira curato da Marco Olivieri

“Le confessioni” testo edito da Skira curato da Marco Olivieri

  • Nel volume dedicato ad Andò la chiave di lettura è la “Memoria”. Per lei cos’è la Memoria?

La memoria è per me una chiave di lettura dove letteratura, psicoanalisi, mito e linguaggio filmico sono coinvolti in un scambio che non smette d’interrogarmi e interrogarci. Considero la memoria qualcosa di dinamico e di creativo e indagare sul cinema di Roberto Andò ha significato fare i conti con un viaggio individuale e collettivo, con i miei nodi interiori e con le mie personali rielaborazioni. Non a caso, nell’esergo del volume, si fa riferimento alla «misteriosa confluenza, in chi racconta, tra ciò che si svela e ciò che si omette, alla musica segreta di ciò che non è detto, che è rimasto nella zona d’ombra», secondo una visione romanzesca che troviamo ad esempio in scrittori come Marías.

Marco Olivieri

Marco Olivieri

  • Da critico e studioso: cos’è per lei oggi la critica cinematografica e quale valore ha?

Per me oggi la critica cinematografica deve raccogliere la sfida culturale del presente, rafforzando la propria presenza sul web e con libri di qualità, per cogliere e trasmettere la complessità del mezzo filmico e le sue potenzialità in prospettiva futura. Realtà come Fata Morgana e Segnocinema, ma non solo, rappresentano significativi punti di riferimento. Quando la critica va oltre il banale e la superficie, allora assume un grande valore e, come l’arte, può cogliere verità profonde e intravedere nuove strade e direzioni, lontano da massimalismi, con umiltà e spirito dubitativo, sempre in ricerca.

Toni Servillo e Roberto Andò sul set di "Viva la libertà" (2012)

Toni Servillo e Roberto Andò sul set di “Viva la libertà” (2012)

  • Nella stesura del suo saggio critico si è ispirato a qualche Autore o ha pensato allo stile di qualche critico del passato o del presente?

Ci sono molti studiosi di valore e libri fondamentali che mi hanno ispirato ma non ho avuto, in maniera esplicita, un’unica traccia che potrei con facilità identificare. Credo che in questo libro sia entrato tutto quello che amo e mi coinvolge. Tengo sempre in mente, però, la lezione di un maestro come Béla Balázs sulla necessità di avere non più «nuove visioni» ma «occhi nuovi» e «un nuovo orecchio nella mia anima». Una sfida intellettuale ed esistenziale.

Béla Balázs

Lo scritore e teorico del cinema  Béla Balázs (1884 – 1949)

  • Il Cinema è una sua grande passione. Come descriverebbe la Settima Arte?

Per me vale ancora la definizione d’immagine filmica come sogno che raggiunge il profondo della nostra anima, sfiorando la coscienza diurna. Film come ombre, mute e parlanti, che si rivolgono alle regioni più segrete dell’animo umano, secondo la lezione di Bergman nell’autobiografico Lanterna magica.

"La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò" di Marco Olivieri (Kaplan)

“La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò” di Marco Olivieri (Kaplan)

  • Tra le sue pubblicazioni c’è anche “Marco Tullio Giordana. Una poetica civile in forma di cinema”. Cosa può dirci di questo suo lavoro?

Nel libro scritto da me e da Anna Paparcone, ed edito da Rubbettino, raccontiamo il cinema di Giordana evidenziandone il rapporto con la Storia, nel segno di un cinema civile che non rinuncia però a canoni espressivi frutto di un’approfondita riflessione estetica, di una passione accentuata per la letteratura e di un costante lavoro sullo stile filmico. Da Gramsci a Pasolini e a Francesco Rosi, al quale è dedicato il volume, sono tanti i numi tutelari che hanno guidato questo percorso critico.

Marco Olivieri e Anna "Marco Tullio Giordana. Una poetica civile " (Rubbettino, 2018)

Marco Olivieri e Anna Paparcone “Marco Tullio Giordana. Una poetica civile in forma di cinema” (Rubbettino, 2018)

  • Come mai ha scelto di dedicarsi alla cinematografia d’Autore nei suoi testi e perché la sua scelta è caduta proprio su questi due grandi registi?

Curiosità intellettuali e motivazioni interiori sono andate di pari passo e hanno determinato queste scelte. Amo il cinema d’autore, anzi amo tutto il cinema, e confrontarmi con le filmografie di Andò e Giordana è stato un viaggio nella profondità e nella forza evocativa del linguaggio visivo, in un rapporto dialettico con fotografia, letteratura, poesia, musica, assecondando una vena esistenziale che è nelle mie corde.

Marco Tullio Giordana

Marco Tullio Giordana

  • Come storico, critico e studioso di Cinema non posso non farle questa domanda: quali sono i film e i registi che più hanno segnato e formato la sua cultura cinematografica (e non solo)?

Impossibile menzionare tutti gli autori e i film imprescindibili. Potrei citare Bergman e Fellini ma sono troppi i registi e i titoli da considerare. Autori la cui opera continua a «vivere come l’orologio al polso dei soldati morti», parafrasando il riferimento all’opera di Proust da parte di Cocteau, ma anche quello di Truffaut per celebrare l’arte per immagini di Hitchcock. Di certo, sul piano personale, da ragazzino, scoprire alcuni mondi, o scorgere ombre e fantasmi sul grande schermo, ha cambiato il mio modo di concepire la vita e la realtà. Ricordo l’emozione nel vedere Palombella rossa di Nanni Moretti in una sala che non esiste più, l’Orione, a Messina, e nell’assistere, alla Mostra del Cinema di Venezia, all’anteprima di Eyes Wide Shut, l’ultimo film di Kubrick.

"Eyes Wide Shut" di Stanley Kubrick (1999)

“Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick (1999)

Quali sono i suoi prossimi progetti editoriali e i suoi prossimi impegni professionali?

Sia La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò, per Edizioni Kaplan, sia il viaggio nella poetica cinematografica in forma di cinema di Marco Tullio Giordana, per Rubbettino, saranno aggiornati con i successivi film dei registi. Inoltre, mi trovo in una nuova fase professionale, alla ricerca di nuovi progetti e collaborazioni in ambito nazionale. Di sicuro, coltivo alcune idee che, in prospettiva, potrebbero diventare nuovi libri e avventure nel segno della scrittura, ma è ancora prematuro parlarne.

Ed è così che si conclude il nostro Incontro con l’Autore ma non prima di aver ringraziato ancora una volta Marco Olivieri della disponibilità e di averlo invitato a tornare a parlarci presto dei suoi prossimi libri e nuovi progetti.