"Gli oggetti di Flaubert" di Giampiero Marzi (Edizioni Empirìa)

“Gli oggetti di Flaubert” di Giampiero Marzi (Edizioni Empirìa)

Giampiero Marzi ci guida in un viaggio meraviglioso nella Francia ottocentesca e nella sua Letteratura viste attraverso gli occhi e Gli oggetti di Flaubert.

L’arte dello scrivere è l’arte dello scoprire ciò in cui credi.    

Gustave Flaubert        

La trama    

È il 1856 quando «La Revue de Paris» pubblica a puntate (dal 1° ottobre al 15 dicembre) uno dei romanzi più importanti della Letteratura di tutti i tempi: Madame Bovary di Gustave Flaubert. Per avere la prima edizione in due volumi, invece, si deve aspettare – a seguito di un processo per oscenità – l’aprile 1857.

"Madame Bovary" di Gustave Flaubert (Michel Lévy frères, Parigi 1857)

“Madame Bovary” di Gustave Flaubert (Michel Lévy frères, Parigi 1857)

Ed è proprio da questa opera e dall’atmosfera letteraria che si respira in Francia nel periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione francese che Giampiero Marzi parte per scrivere il suo libro Gli oggetti di Flaubert (Edizioni Empirìa). Il nostro studioso, però, ci propone una lettura dell’Autore francese del tutto nuova e innovativa. Marzi, sin dalle prime pagine, sottolinea l’importanza degli oggetti nella letteratura flaubertiana e di come questi stessi si trasformano in esseri vivi, dotati di un certo carattere, di un’importanza rilevante e funzionale all’andamento della vicenda, alla costruzione dei personaggi e dell’ambiente cui appartengono.

Gustave Flaubert (1821-1880)

Gustave Flaubert (1821-1880)

Così, Giampiero Marzi ponendo particolare attenzione ai romanzi realisti di Flaubert (Madame Bovary, L’educazione sentimentale, Un cuore semplice e Bouvard e Pécuchet) crea una sorta di guida, di vademecum alla (nuova) lettura delle opere dello scrittore francese di cui ci offre un ritratto biografico e letterario assai completo. Marzi, infatti, non manca di sottolineare più volte il “nuovo” Romanticismo di Flaubert che, attraverso le sue eroine e i suoi protagonisti, mostra tutta la sua disillusione gettando sulla società e sulla realtà circostante uno sguardo impietoso e alquanto pessimista.

Manoscritto di "Madame Bovary"

Manoscritto di “Madame Bovary”

Ognuno dei romanzi analizzati ne Gli oggetti di Flaubert ha un suo particolare rapporto con gli oggetti stessi che lo abitano. Così, in Madame Bovary essi sono il simbolo della ricchezza, della rovina, dell’ambizione e dell’inevitabile disfacimento (come degli stessi ideali romantici); ne L’educazione sentimentale rappresentano la moda del tempo e sono talmente numerosi da sopperire al vuoto di una certa umanità; ne Un cuore semplice divengono sinonimo di assenza, di desolazione, di rovina (soprattutto interiore) e di morte; infine, in Bouvard e Pécuchet (rimasto incompiuto a causa della morte di Flaubert avvenuta nel 1880) gli oggetti divengono una sorta di alter ego dei personaggi caratterizzandoli, muovendosi e parlando con loro. Per loro. Ma non solo. In questo caso divengono anche lo specchio del Progresso di una società in evoluzione, in preda alla modernità.

"Bouvard et Pécuchet" (Alphonse Lemerre, Parigi 1881)

“Bouvard et Pécuchet” (Alphonse Lemerre, Parigi 1881)

Tutto questo è custodito nel prezioso volume Gli oggetti di Flaubert che Giampiero Marzi – servendosi anche di riferimenti diretti alle opere dello scrittore francese – scrive e crea con passione e dovizia di particolari.

Gustave Flaubert (1821-1880)

Gustave Flaubert (1821-1880)

Il libro

Flaubert sembra un gioco enigmatico, nasconde delle sottili ironie nelle pieghe delle parole per cui alcune cose le ho evidenziate ma ce ne sono sicuramente tantissime altre che son sfuggite e che magari altri lettori potranno trovare altri giochi enigmatici che ha lasciato Flaubert. (Giampiero Marzi)

Giampiero Marzi

Giampiero Marzi

Gli oggetti di Flaubert di Giampiero Marzi ed edito dalla Casa Editrice Empirìa nasce da uno studio e da una Tesi universitari che lo scrittore ha realizzato con estrema cura, attenzione e passione. Questi sono gli ingredienti principali di questo agile volume rendendolo unico nel suo genere. Sin dalle prime pagine, infatti, attraverso una scrittura semplice, corretta, equilibrata e pulita si intuiscono la devozione e l’amore con cui questo testo è stato concepito. A tutto questo si deve aggiungere una costruzione del testo ben strutturata, in perfetto equilibrio tra racconto e saggio letterario, tra biografia e analisi dell’opera flaubertiana (realista).

Edizioni Empirìa

Edizioni Empirìa

Gli oggetti di Flaubert è un testo accessibile a tutti gli appassionati di Flaubert, della Letteratura francese dell’Ottocento e, in assoluto, a tutti i lettori. Ebbene sì, poiché un ulteriore punto di forza del testo è il suo sottotesto che così può essere tradotto e spiegato: la capacità (e la volontà) di leggere Flaubert attraverso nuovi occhi ma anche di affrontare qualsiasi altra lettura con un approccio totalmente diverso da quello adottato sino ad ora. Insomma, il testo, la lettura e la Letteratura non sono mai come appaiono ogni nuova traduzione, ogni oggetto, ogni carattere, ogni emozione esterno ad essi permettono infinite letture, significati, intuizioni, nascite di simpatie e antipatie.

Gustave Flaubert (1821-1880)

Gustave Flaubert (1821-1880)

E questi continueranno sempre a variare nel Tempo che si può ben identificare quale fedele amico degli Autori e dei Libri. È anche in questo modo, superando ogni ostacolo temporale e colmandolo con il proprio Io e il proprio Tempo che la Letteratura non perde mai la sua modernità. La sua attualità. Ed è proprio così che il Lettore riesce a mantenere un rapporto di fiducia con il suo Autore considerandolo un tacito confidente e amico. L’unico ad essere stato in grado di tradurre attraverso la descrizione di un oggetto, di un paesaggio, di un abito, di uno sguardo… lo stato d’animo di una Mente senza Tempo. E senza Età.

Una caricatura di Gustave Flaubert (fine Ottocento)

Una caricatura di Gustave Flaubert (fine Ottocento)

Questa è la magia che riesce a creare l’opera di Giampiero Marzi. Un appassionato Lettore che diviene un attento Scrittore e Osservatore dell’opera di uno dei più grandi Scrittori mai esistiti. Ne diviene amico con umiltà e semplicità. È qui che si compie la splendida magia, il dolce incantesimo di una Lettura e di una Scrittura senza tempo.

Incontro con l’Autore

Una piacevolissima conversazione con Giampiero Marzi che ringrazio di cuore della cortese disponibilità e del suo entusiasmo contagioso! Devo proprio dirtelo, carissimo Giampiero: sei ufficialmente invitato a raccontarci dei tuoi prossimi lavori!

  • Come è nato il tuo libro Gli oggetti di Flaubert che ha in sé tutte le caratteristiche di un’ottima guida alla lettura dell’Autore francese?

Il libro non è nato proprio con questo scopo. È una rielaborazione della mia Tesi di Laurea che avrei dovuto sostenere con il mio Professore di Letteratura francese Enrico Guaraldo che tra l’altro è stato allievo di Giovanni Macchia e quindi venerato da noi studenti. Io ho avuto la fortuna di averlo come Professore e con le sue lezioni ho seguito questa pista degli oggetti. E volevo fare una Tesi proprio sugli oggetti di Flaubert. Quando glielo proposi arrivò ad assegnarmi un tema totalmente opposto da quello scelto, ovvero la Poesia del Novecento. Poi per la mia Laurea triennale scrissi di Giacomo Leopardi. Alla Magistrale tornai a proporre “gli oggetti di Flaubert” e questa volta accettò l’argomento ampliandolo a tutte le opere del periodo realista dell’Autore francese. Purtroppo poco prima della discussione della Tesi il Professore è venuto a mancare e ho perso non solo un docente ma anche un amico. Così, ho sostenuto l’esame con Alessandro Piperno, il vincitore del Premio Strega, che ha scritto la Prefazione del libro e mi ha aiutato con i suoi consigli a realizzare questo progetto. Fondamentale è stata anche la Casa Editrice Empiria con cui collaboro da tantissimi anni e che mi ha proposto di pubblicare il mio testo. L’unico problema da risolvere stava nel fatto che la Tesi in buona parte era scritta in francese e la si doveva tradurre in italiano. Il problema era come fare. Non si poteva citare tanto Flaubert temendo di fare un plagio, di appropriarmi indebitamente di un’opera altrui. Così, ho trovato una soluzione alternativa prendendo la prima edizione di Madame Bovary tradotta da Oreste Cenacchi e pubblicata dai Fratelli Treves nel 1881. Si tratta di un’edizione fuori diritti e dopo un’accurata e appassionante ricerca di questo rarissimo testo l’ho adottato.

 "Madame Bovary" (Fratelli Treves, 1881)

“Madame Bovary” (Fratelli Treves, 1881)

  • Si può anche affermare che il tuo libro offre nuovi punti di vista e nuovi spunti di riflessione per ciò che riguarda i testi scritti da Flaubert. Insomma, si scopre un nuovo Flaubert. Sei d’accordo?

Il mio desiderio è che, dopo aver letto il mio libro, si torni a leggere Flaubert. Questo è stato l’effetto che ho avuto frequentando i corsi del mio Professore Enrico Guaraldo all’università. Io avevo letto Madame Bovary  facendone anche uno studio comparativo con le diverse traduzioni che possedevo in casa. Anche lo studio delle traduzioni ha messo in evidenza delle criticità: alcuni traduttori, infatti, non avevano capito che alcune frasi di Flaubert erano ironiche e alcune parole nel tempo sono state interpretate e tradotte in modo diverso. E così mi sono accorto che tutto quello che avevo letto era come se non l’avessi letto perché non avevo capito come si leggeva la Letteratura. Questo perché leggere un libro non è la storia – e Flaubert lo dimostra – e l’opera d’arte è fatta di altre cose. Il mio Professore diceva che l’opera d’arte è lo stile. Inoltre, ho dedicato il libro al Professor Guaraldo perché il libro è un oggetto che concretizza una riconoscenza. Volevo in qualche modo attestargli la mia gratitudine per l’insegnamento come anche al mio maestro Valenti delle elementari che mi ha insegnato a leggere. Il Professor Guaraldo mi ha insegnato a capire quello che leggevo.

Il "Venerdì" di Repubblica dedica un articolo a "Gli oggetti di Flaubert" di Giampiero Marzi (Edizioni Empirìa)

Il “Venerdì” di Repubblica dedica un articolo a “Gli oggetti di Flaubert” di Giampiero Marzi (Edizioni Empirìa)

  • Così, anche il tuo modo di leggere è cambiato? Quali credi siano gli ingredienti per una buona e funzionale lettura?

Io ho imparato ad affidarmi molto all’istinto e alla suggestione. A questi affianco una lettura anche filologica, più accademica e ciò è molto utile a interpretare la Letteratura. L’istinto è la scintilla della ricerca perché se uno ha un’idea deve seguire una pista per fare una ricerca. Questo aspetto della suggestione, di avere un’idea e poi inseguirla e vedere se la ricerca dà conferme di quello che si pensava. Anche se non sempre è possibile, è un buon modo per lavorare. E questo tipo di lettura l’ho poi adottato per altri Autori, come Leopardi. La rivista Quaderni di Italianistica del Canada ha pubblicato, ad esempio, una mia rilettura de L’infinito di Leopardi in cui mi interrogo sul mistero del primo verso Sempre caro mi fu quest’ermo colle. Perché la scelta di quel “fu” e non “è”? Leopardi era ancora vivo quando ha scritto. Il colle anche è ancora lì. La metrica avrebbe sballato le misure ma avrebbe potuto trovare un altro modo per dire la stessa cosa. Partendo da questo punto sono arrivato a delle corrispondenze con Sant’Agostino, Ignazio di Loyola e a un esercizio spirituale. Cioè: L’infinito è un esercizio spirituale che ha un fine e viene fatto per incontrare Dio mentre Leopardi arriva all’estasi senza trovar nulla “e per poco il cor non si spaura”. E il “fu” è perché non va più sul colle per praticare questo esercizio spirituale tanta è la sua delusione per non aver trovato nulla.

"L'educazione sentimentale" di Gustave Flaubert (Michel Lévy, Parigi )1870

“L’educazione sentimentale” di Gustave Flaubert (Michel Lévy, Parigi )1870

  •  Quali sono i tuoi prossimi progetti letterari?

Il libro è stato portato nell’enclave francese a Roma con Anna D’Elia alla Libreria francese “Stendhal” di Roma. È stata un’esperienza bellissima. Per quella libreria è il Pantheon che racchiude tutti gli Autori francesi che amo. È il tempio della cultura francese a Roma. Sarei ben felice a dare il mio contributo con il mio testo tradotto sulla figura di Flaubert in Francia dove è ancor oggi un Autore di attualità e molto letto in patria. Il libro l’ha avuto il Direttore del Centre Flaubert Yvan Leclerc dell’Università di Rouen ed è stato molto apprezzato perché libri che tracciano una panoramica sia della vita sia dell’opera di Flaubert sono molto rari.

Tra i miei progetti ci sono un libro di letteratura francese di questo stesso periodo ma è ancora in embrione e la traduzione di Apollinaire perché siamo vicini all’anniversario della morte e con l’Editore si è deciso di ricordare un romano (Apollinaire è nato a Roma) morto in Francia a seguito di una ferita di guerra e di complicazioni di salute. Ha seguito i suoi istinti e le sue idee. Era un tipo simpatico.

Manoscritto di "Un cuore semplice" di Gustave Flaubert (1877)

Manoscritto di “Un cuore semplice” di Gustave Flaubert (1877)

  • Parlando di Letteratura, di Flaubert e di libri non posso non farti questa domanda: qual è l’opera dello scrittore francese che preferisci e qual è il libro cui senti di essere più legato?

Gli amanti di Flaubert si dividono in due fazioni: chi ama Madame Bovary e chi ama L’educazione sentimentale. Io appartengo alla fazione di quello che amano Madame Bovary perché è il libro che, a parer mio, concentra più idee e più sottigliezze di qualsiasi altra opera di Flaubert. E mi piace anche il sequel, si dice così, di Madame Bovary, ovvero il racconto Un cuore semplice. Amo Madame Bovary perché Flaubert ha scritto un romanzo come fosse un racconto impiegandoci ben cinque anni dedicandogli un’attenzione assoluta nei dettagli creando un organismo coerente.

Un cuore semplice" di Gustave Flaubert (Georges Charpentier, Paris 1877)

Un cuore semplice” di Gustave Flaubert (Ferroud Libraire Editeur, , Paris 1891)

Nel mondo dei libri in generale è difficile rispondere: amo Leopardi cui sto dedicando la mia ricerca di Dottorato a Parigi. Tutto per amore di questa forte spinta interiore, per passione perché non si vive di solo lavoro. Diciamolo: sono appassionato. La Letteratura crea dei forti legami che vanno oltre il Tempo. Bisogna frequentare la Letteratura per emozionarsi. Scavando non fermandosi alla superficie.