Giorgio Crisafi

Giorgio Crisafi

Giorgio Crisafi si racconta tra Teatro, Poesia, Arte e Vita. Il ritratto di un Artista e di un uomo che della grazia ha fatto il suo tratto distintivo.

  • Attore, regista, autore, poeta, scultore. Chi è Giorgio Crisafi?

 Da sempre sono stato un eclettico.

Il termine eclettico deriva dal greco eklectikos traducibile in “scegliere fuori”, “selezionare”, “scegliere fra più cose”, sintetizzandole e armonizzandole… Nel campo delle arti è utilizzato per descrivere quell’artista che rivela svariate fonti di ispirazione e  ama cimentarsi in diverse discipline dimostrando capacità di sintesi e riuscendo a trasmettere la propria intuizione attraverso un disegno unitario armonico.

Mi riconosco in ciò che scelgo di vedere e di conoscere così come ogni essere umano dovrebbe avere la libertà  di scegliere e riconoscersi in un altro essere umano senza distinzione di genere e di razza. Credo che questo sia il mondo attuale e futuro, il solo che ci si prospetta davanti. Io sono un artista e ho la possibilità  di lavorare con l’immaginazione, di non soggiacere ad un mondo di scorie, di barbarie, di violenza e distruzione, di superficialità  e imbecillità  quotidiane. Cerco di fare ciò che credo sia giusto e migliore per essere in pace con me stesso e gli altri.

Giorgio Crisafi

Giorgio Crisafi

  • Cos’è per te l’Arte e in quale forma la senti più tua?

Fare arte in generale rappresenta ogni giorno croce e delizia della mia esistenza, la mia personale e quotidiana ricerca di spiritualità . Non saprei come vivere diversamente. Quando non lavoro mi sento fuori luogo, distratto, incapace di qualsiasi rapporto con gli altri. Ho bisogno di inventare una cosa da fare, di progettare o semplicemente di dormire per poter di nuovo entrare in contatto con il mio profondo e cercare qualche fantasma a cui dare una nuova forma e nuova vita. Nel mio modo di lavorare, soprattutto in teatro, uso il metodo che definirei letargico e mediatico per entrare in rapporto con i personaggi e le parole; perfino durante l’apprendimento della memoria di un testo nuovo ho bisogno anche di concentrazione, in parte nel silenzio e nel sonno. Poco prima di andare in scena, ho sonno e sbadiglio, è sicuramente un percorso mediatico. Poi c’è tutto il lavoro sulla consapevolezza e la tecnica per sostenere la forma, ma sarebbe soltanto un ricercato esercizio di stile, fredda forma e basta, se fosse solo questo. Mi piace sentire in un’opera il non esplicito, lo sforzo del lavoro, la spiritualità  implicita. Nel teatro recentemente ho scoperto affinità  con un grande autore norvegese, Jon Fosse, che usa le pause e i silenzi del testo come voci silenziose. Ecco:l’arte dovrebbe essere sempre qualcosa che arriva da molto lontano senza suono, senza sapere bene da dove viene e senza tempo.

  • Come hai “incontrato” il Teatro e quali sono gli incontri che più hanno segnato e influenzato il tuo “essere attore”?

Per rispondere a questa domanda devo entrare nella mia biografia e fare dei nomi. Il primo a dirmi che potevo fare l’attore è stato il mio amatissimo professore di liceo classico che si chiama Franco Serpa. Finito il liceo a Todi, feci gli esami di ammissione all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica dove non riuscii ad entrare, allora decisi di andare a vivere e a fare l’Università  a Bologna dove studiai recitazione con Raoul Grassilli e Margherita Sergardi. A ventidue anni cominciai subito a lavorare e dal 1974 non ho più smesso di fare l’attore professionista. Da allora son passati 43 anni densi di lavori e incontri con almeno 40 registi, produttori, direttori artistici, Teatri privati e Teatri Stabili Nazionali con tournèe in tutta Italia e fuori. Tra le tante persone con cui ho lavorato e che hanno influito sulla mia vita teatrale voglio ricordare Alberto Lionello, Aroldo Tieri, Giulio Bosetti, Luigi Squarzina, Hans Werner Henze, Alberto Moravia, Dario Bellezza, Enzo Siciliano, Tullio Kezich, Eugene Ionesco, Graham Vick, Gabriele Lavia

Giorgio Crisafi

Giorgio Crisafi

  • Oggi ti stai dedicando con grande successo e soddisfazione alla scultura partecipando a diverse esposizioni. Da cosa e da dove nascono le tue opere?

A Bologna negli anni Settanta ho studiato con Renato Barilli e Flavio Caroli Storia dell’Arte Contemporanea cominciando anche a frequentare studi di artisti e gallerie d’arte. Tornando a Todi ebbi la fortuna di collaborare per molti anni con il pittore Piero Dorazio, la scultrice Beverly Pepper e lo scultore ceramista Nino Caruso. In quel periodo la mia parte “eclettica” trovò e sviluppò la sua componente artistica. Grazie soprattutto ai consigli del Maestro Nino Caruso, quindici anni fa, ho aperto il mio studio a Todi e ho cominciato ad esporre i miei lavori e le mie installazioni. In questi ultimi anni ho esposto in una grande mostra collettiva La scultura ceramica contemporanea in Italia alla Galleria Nazionale di Roma, poi al Parco naturalistico e archeologico di Vulci, al Palazzo degli Alessandri di Viterbo e in Umbria.

Lo studio di Todi

Lo studio di Todi

I miei lavori nascono in genere da un progetto di mostra collettivo insieme ad altri artisti o, per una mostra personale, dalla collaborazione con un gallerista e uno storico dell’arte, come l’ultima che ho intitolato Palmyra con riferimento all’orrore provato per la distruzione e la violenza commesse dai terroristi dell’Isis in Siria, allestita a Deruta con lo storico d’arte Lorenzo Fiorucci e Attilio Quintili.

Per finire di rispondere alla tua domanda da dove nascono le mie opere, cito un brano del testo esplicativo che Fulvio Abbate ha scritto per una mia presentazione molti anni fa a una mia personale a Roma: “Se proprio dovessimo riferire il lavoro di Giorgio Crisafi a un luogo d’avvio linguistico, non resterebbe che il lato più segreto del surrealismo, quello che sembra ancora adesso tracciare nel cielo interiore di ciascun individuo il brillio delle costellazioni popolate da creature che narrano il tempo dell’inizio o, per dirla con Paul Klee, il cuore della creazione”.

"Palmyra", la mostra personale

“Palmyra”, la mostra personale

  • Forse non molti sanno che sei anche un poeta di grande talento. Ed è proprio dall’amore per la Poesia che è nato il tuo libro In tournèe. Un titolo questo che sembra raccontare molto di te e delle tue stesse poesie. Come è nata l’idea di questa raccolta?

 Il libro è nato durante la mia prima vera tournée nei teatri italiani nella stagione 1983-84. Da allora ho continuato a scrivere e a pubblicare poesie, grazie anche alle parole di incoraggiamento del poeta Giorgio Caproni e dello scrittore e amico Enzo Siciliano, miei primi lettori. Poi, pur continuando a lavorare e a vivere di teatro, ho smesso per anni di comporre versi. Si è scelto di intitolare questo libro In tournée come naturale conseguenza del percorso fatto da me in vari luoghi, principalmente nel camerino privato di tanti teatri, dove si è svolto il mio vissuto di attore durante la abituale e solitaria toletta dell’anima prima di entrare in scena.

"In tournée", di Giorgio Crisafi

“In tournée”, di Giorgio Crisafi

  • Cosa ti aspetti dall’Arte? O, meglio cosa vorresti ancora offrirle? C’è un personaggio, un racconto, una storia, una scultura che vorresti realizzare o avresti voluto realizzare?

Sono domande alle quali non saprei dare una risposta che mi soddisfi, preferisco parlare di quello che ho fatto fin qui, che ritengo sia pochissimo, insufficiente a segnare qualcosa di utile per gli altri e per me stesso… Dell’arte spero che sia possibile salvarne il senso più profondo che dovrebbe contenere qualcosa di umano e universale, un senso di bellezza e giustizia, di struggente malinconia per quello che si è già  perduto e che si sta perdendo ogni giorno. Ho timore che il sentimento dell’arte sia sempre più percepito e destinato a pochissimi e per pochissimo tempo ancora.

  • Hai un consiglio e un suggerimento per chi oggi desidera fare di sè uno scrittore, un attore, un regista… Cosa è bene non dimenticare mai e cosa è indispensabile avere e portare sempre con sé?

Vorrei suggerire a chi vuole fare il mestiere di attore e di artista di esercitare bene la memoria e le mani e cercare di lavorare, e poi ancora cercare di lavorare… di spegnere il cellulare e augurare di riuscire ad ascoltare, almeno ogni tanto, le parole di un altro, una voce diversa e inaspettata, distante da ogni tipo di schermo, scoprirsi eroi così, in solitudine dentro di sé. E se ci riuscite, beh, allora siete fortunati!

 

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