Balla a Villa Borghese

“Balla a Villa Borghese” (Ph. Chiara Ricci)

Questa mattina al Museo Carlo Bilotti di Roma è stata presentata alla stampa la mostra Balla a Villa Borghese. La rubrica online “PIAZZA NAVONA” ha partecipato all’evento e vi racconta in anteprima di questa esposizione che da domani sarà aperta al pubblico.

 Nel cuore verde di Roma ovvero Villa Borghese si è svolto un grande evento questa mattina.  Al Museo Carlo Bilotti, infatti, si è tenuta l’anteprima stampa della mostra Balla a Villa Borghese. Si tratta di un’esposizione che, per la prima volta, riunisce oltre trenta opere del pittore torinese Giacomo Balla dipinte a Villa Borghese.

La mostra "Balla a Villa Borghese" (Ph. Chiara Ricci)

La mostra “Balla a Villa Borghese” (Ph. Chiara Ricci)

 Tale mostra, che sarà aperta al pubblico dal 29 novembre sino al prossimo 17 febbraio 2019, è stata curata da Elena Gigli (studiosa e catalogatrice della opere del pittore) e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con la collaborazione della Galleria Mucciaccia di Roma.

Giacomo Balla, "Autoritratto notturno", 1909 (Ph. Chiara Ricci)

Giacomo Balla, “Autoritratto notturno”, 1909 (Ph. Chiara Ricci)

 L’esposizione ha il pregio di raccontarci il rapporto di Balla con la Capitale. Il pittore, infatti, si trasferisce a Roma nell’estate del 1904 subito dopo il matrimonio con Elisa Marcucci andando a vivere nel quartiere Parioli. Più precisamente nell’odierna Via Paisiello n.6. In questa via allora si trovava un antico monastero ed è proprio osservando l’orizzonte da quelle finestre e da quei balconi che l’artista descrive e racconta attraverso i suoi tratti e i suoi colori la sua città.

Giacomo Balla, "Alberi e siepe a Villa Borghese", 1905 - "Villa Borghese dal balcone", 1907 (Ph. Chiara Ricci)

Giacomo Balla, “Alberi e siepe a Villa Borghese”, 1905 – “Villa Borghese dal balcone”, 1907 (Ph. Chiara Ricci)

Come è ben possibile vedere dalle opere esposte siamo ancora ben lontani dal Giacomo Balla futurista. Infatti, nei primi anni Dieci del Novecento il pittore, prima di divenire uno dei più celebri protagonista di quella corrente letteraria e artistica fondata da Filippo Tommaso Marinetti, è uno tra i massimi esponenti del divisionismo. E questo, come si diceva, è ben visibile dall’osservazione delle tele in mostra.

Giacomo Balla, "Maggio", 1906 (Ph. Chiara Ricci)

Giacomo Balla, “Maggio”, 1906 (Ph. Chiara Ricci)

In tal modo notiamo che i soggetti delle opere non sono concetti astratti quali l’energia, il dinamismo, il movimento, il progresso ma, al contrario, soggetti concreti e reali. In tal modo vedremo ritratti e paesaggi riprodotti e raccontati attraverso una netta e precisa separazione dei colori nonché attraverso l’interazione e il compenetrarsi di linee, agili tratti e punti che, nel complesso, creano un particolare senso ottico rendendo la parte per il tutto e il tutto per la parte.

Giacomo Balla, "Modella tra due paesaggi", 1905 (Ph. Chiara Ricci)

Giacomo Balla, “Modella tra due paesaggi”, 1905 (Ph. Chiara Ricci)

Ciò significa che le forme non sono ancora scomposte quasi fossero fotogrammi sovrapposti per dar l’idea di azione e movimento tipiche del Futurismo. Si dovrà aspettare la Prima guerra mondiale affinché Balla si avvicini a uno studio così asimmetrico e scomposto del movimento.

Giacomo Balla, "Affetti (bozzetto)", 1910 (Ph. Chiara Ricci)

Giacomo Balla, “Affetti (bozzetto)”, 1910 (Ph. Chiara Ricci)

Nelle sale del primo piano del Museo, così, sarà possibile ammirare queste oltre trenta tele cui si aggiunge lo sguardo fotografico di Mario Ceppi il quale ha immortalato con la sua macchina fotografica gli stessi luoghi incastonati nei tratti e nei colori del pittore torinese. Inoltre, durante la mostra sarà possibile vedere il documentario Balla e il Futurismo di Jack Clemente che, nel 1972, ha vinto il Leone d’Argento alla Biennale di Venezia nella sezione Documentari d’Arte. In questo mediometraggio della durata di circa 32 minuti a parlare sono Elica e Luce Balla, le due figlie del pittore che raccontano del loro padre e della sua Arte nel meraviglioso appartamento romano di Via Oslavia in Roma.

Giacomo Balla, "Dei Viventi; Il Contadino", 1903 (Ph. Chiara Ricci)

Giacomo Balla, “Dei Viventi; Il Contadino”, 1903 (Ph. Chiara Ricci)

 Questo e tanto altro è la mostra Balla a Villa Borghese. È l’Arte che racconta Roma. È Roma che diviene (s)oggetto di ammirazione di uno dei più grandi Artisti italiani del Novecento. È un omaggio alla città eterna e al meraviglioso mondo dell’Arte che da sempre vive in lei.

Perciò vi invito a non perdere questo importante appuntamento al Museo Bilotti in Villa Borghese: dal 29 novembre al 17 febbraio 2019.

L’Arte ci aspetta!