Il Lecce Film Fest - Il Festival del Cinema invisibile

Il Lecce Film Fest – Il Festival del Cinema Invisibile

Il Lecce Film Fest – Il Festival del Cinema Invisibile raccontato dal mio punto di vista di giurata, di critica cinematografica, di studiosa e appassionata del Cinema.

Si è conclusa lo scorso 30 dicembre la cinque giorni dell’undicesima edizione del Lecce Film Fest dedicato al Cinema indipendente diffuso in ogni parte del mondo diretto da Nicola Neto e da Ornella Striani e svoltosi presso le Officine di Cantelmo.

Nicola Neto e Ornella Striani

Nicola Neto e Ornella Striani

Ed è proprio questa la caratteristica di questo interessante Festival cinematografico, ovvero la sua apertura ai diversi modi di “fare cinema” e di intendere il Cinema nelle più svariate parti del mondo.

Infatti, migliaia sono state le opere inviate per la selezione finale (se ne sono contate circa cinquemila) che hanno portato a una short list di sessanta titoli cui la giuria ha dovuto attribuire i premi nelle categorie Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Interpretazione, Miglior Sceneggiatura, Miglior Fotografia, Miglior Montaggio e il Cineclub Award.

Alcune locandine dei film in concorso

Alcune locandine dei film in concorso

Così, la Giuria composta dal regista Mattia Epifani, dalla scrittrice e critica cinematografica Chiara Ricci, dal Direttore della Fotografia Giorgio Giannoccaro e dagli studenti Alessandro Carrisi, Luca Como, Alessia Malinconico e Francesca Spinetti del Liceo Virgilio – Redi di Lecce e Squinzano hanno visionato ciascun film confrontando le proprie idee, le proprie impressioni e stilando così la rosa dei vincitori:

– “Miglior Film 2016″:  The son (Bulgaria) diretto da Hristo Simeonov che racconta della vita ai margini della società di un giovane zingaro;

– “Miglior Regia”: The son (Bulgaria) by Hristo Simeonov;

– “Miglior Sceneggiatura”: Como yo te amo (Spagna) diretto da Fernando Garcìa-Ruiz che racconta, con spiccata ironia, dell’amore ostinata di un giovane delinquente per la poliziotta che lo ha arrestato;

– “Miglior Fotografia”: Artùn (Danimarca/Islanda) diretto da Guðmundur Arnar Guðmundsson che porta sul grande schermo la storia di tre ragazzini alla scoperta della sessualità;

– “Miglior Interpretazione”: Deema Aitken per The good boy (USA) diretto da Alice L. Lee che racconta di un giovane pugile e di un incontro sbagliato;

– “Miglior Montaggio”: Vajont una tragedia italiana (Italia) diretto da Nicola Pittarello nel quale racconta il disastro della diga del 1963;

– “Cineclub Award”: Henry (Austria) diretto da Phillip Fussenegger nel quale si narrano le violenze subite dal protagonista ad opera dei suoi compagni di collegi invidiosi del suo talento musicale..

Alcune locandine dei film in concorso

Alcune locandine dei film in concorso

Come si è accennato la peculiarità di questo Festival è la sua apertura alle più diverse culture del “fare cinema” sparse in tutto il mondo passando dai cortometraggi ai lungometraggi passando per i mediometraggi i quali hanno raccontato storie di finzione e di realtà con uno sguardo particolare puntato sul documentario. Ed è stato molto interessante vedere e scoprire piccoli gioielli firmati da registi iraniani, spagnoli, francesi, greci, sudamericani, spagnoli, italiani… Ognuno ha saputo raccontare con un occhio molto critico e funzionale un aspetto ben particolare della realtà e della Storia del proprio Paese (e non solo!). Infatti, molti e svariati sono stati i temi trattati: dalla disabilità al femminicidio, dal bullismo alla crisi economica, dallo sbarco degli immigrati alle ferite storico-politiche della nostra cultura, dall’integrazione all’adolescenza. Naturalmente non sono mancati cortometraggi dedicati alla fiction, alla commedia, alla fantascienza e persino al new mood alimentare della cucina vegana e alle difficoltà che potrebbe portare alla nascita di un sentimento. Insomma: assolutamente nulla è stato lasciato al caso… neppure un possibile ritorno al Papato di Joseph Ratzinger a causa di una immaginaria postilla che prevede il suo reintegro nel posto ormai affidato a Papa Francesco.

Il Lecce Film Festival - Il Festival del Cinema invisibile

Il Lecce Film Festival – Il Festival del Cinema Invisibile

Ma un discorso a parte meritano i documentari. Tutti di ottima qualità e che non poco hanno messo in crisi le scelte della Giuria. Tra quelli da annoverare ci sono: Fabbricatori di sogni di Jurai Horniak che racconta delle bellezze e delle attività artistiche e culturali diffuse nel Sud Italia; Pierpaolo dello spagnolo Miguel Angel Barroso che racconta con molta attenzione e precisione dell’adolescenza di Pier Paolo Pasolini; Vajont, una tragedia italiana di Nicola Pittarello che ricostruisce attraverso inediti materiali di archivio, interviste e una ricostruzione minuziosa la terribile tragedia della diga avvenuta nel 1963.

Vajont, una tragedia italiana

Vajont, una tragedia italiana

Allo stesso modo molto interessanti sono i documentari presentati fuori concorso come il bellissimo Hitchcock/Truffaut di Kent Jones (e già presentato all’edizione 2015 della Festa del Cinema di Roma); Amy – The girl behind the name di Asif Kapadia e vincitore del Premio Oscar 2016 per il Miglior Documentario; Bob Dylan – No direction home di Martin Scorsese che ripercorre la vita e la consacrazione di icona rock e di poeta del “menestrello” oggi insignito del Premio Nobel per la Letteratura; e, infine, Il successore di Mattia Epifani che racconta del disagio interiore di un ex fabbricatore di mine antiuomo che hanno causato migliaia di morti.

Locandina dell'incontro "Donne del Cinema" tenuto da Chiara Ricci

Locandina dell’incontro “Donne del Cinema” tenuto da Chiara Ricci

Ma tutto questo non è bastato a rendere interessante e di pregio questa edizione del Lecce Film Fest. Infatti, tanti sono stati gli ospiti e gli incontri che si sono susseguiti in questa maratona cinematografica: si inizia con il giovane attore cieco Gianfranco Berardi che ha presentato Il parco (in)visibile diretto da Davide Gatti e di cui è protagonista; si continua con Chiara Ricci che ha tenuto un incontro dal titolo Donne del cinema dedicato al ritratto di quattro grandi attrici della Storia del Cinema quali Anna Magnani, Monica Vitti, Diane Keaton e Nicole Kidman (la cui relazione sarà pubblicata online nel circuito dei Circoli del Cinema italiani); a questo segue il Laboratorio multiculturale di canto corale diretto da Gaetano Fidanza con la “Rapsodia di voci” e si termina con Mattia Epifani che narra della nascita di una documentario: dall’idea alla realizzazione pratica.

Chiara Ricci durante l'incontro "Donne del Cinema"

Chiara Ricci durante l’incontro “Donne del Cinema”

Tutto questo e molto altro è stata l’edizione appena conclusa del Lecce Film Fest che quest’anno si è scelto di dedicare al regista e cineasta iraniano Abbas Kiarostami scomparso lo scorso 4 luglio e della cui opera Godard ha affermato: “Il cinema inizia con D.W Griffith e finisce con Abbas Kiarostami”.

Al termine di questa esperienza che mi è ha vista nella triplice veste di giurata, relatrice con il pubblico e per l’Unione italiana Circoli del Cinema non posso che dire e ribadire ancora una volta “Evviva il grande Cinema!” senza distinzione di genere, provenienza e tematica. Il Cinema – e questo Festival lo ha dimostrato – come la Musica sa essere un ulteriore linguaggio universale, un linguaggio profondo che sa andare oltre qualsiasi limite e confine imposto dalle distanze e dalla lingua e che chiunque, se interessato e curioso, può decifrare e comprendere come il più importante e magico dei codici per la felicità.

Chiara Ricci